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1 gennaio 2009

Petizione pro Israele

Con preghiera di massima diffusione, pubblicatelo nei vostri siti/blogs/forums ed inoltratelo alle vostre mailing-lists

Chi volesse ricevere questa mailing-list, può richiederla inviando un'email a: indifesadisraele@gmail.com avente per oggetto: "Adesione alla mailing-list"

Traduzione di In Difesa di Israele -indifesadisraele@gmail.com

Ricevo dall'ADL(Anti-Defamation League)

Negli ultimi giorni abbiamo dovuto lavorare duro per le critiche ingiuste e false contro Israele che sta lavorando per proteggere i suoi cittadini dal terrorismo di Hamas.

Israele ha bisogno del tuo aiuto adesso (
http://support.adl.org/site/PageServer?pagename=Gaza_Letter_to_UN_2008_2009 -Firmate e diffondete questa petizione, soltanto i campi nome,cognome ed email sono obbligatori, gli altri sono facoltativi )

Siamo particolarmente sconvolti dal fatto che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in un atto di volgare ipocrisia, ha fatto un comunicato suggerendo "uguaglianza" tra il terrorismo di Hamas ed i tentativi di Israele di eliminarlo. Il comunicato ignora il diritto fondamentale di Israele a difendersi ed a proteggere il suo popolo.

Abbiamo bisogno di migliaia di persone che firmino la nostra petizione (
http://support.adl.org/site/PageServer?pagename=Gaza_Letter_to_UN_2008_2009 ).

Il Consiglio di Sicurezza deve capire che sta incoraggiando Hamas e gli altri estremisti la cui ideologia mira a colpire lo Stato di diritto ed a contrastare la democrazia. Il Consiglio di Sicurezza deve capire che questo è un momento critico nella lotta contro il terrorismo islamico.

Il neo-Presidente Obama ha detto alcuni mesi fa: "Se qualcuno sparasse razzi nella mia casa mentre le mie due figlie dormono la notte, farei tutto quanto è in mio potere per impedirlo. E mi aspetto che gli israeliani facciano la stessa cosa". Ed il portavoce della Casa Bianca questo fine settimana ha detto: "Israele sta difendendo i suoi cittadini contro i terroristi come Hamas".

La Comunità internazionale e tutti quelli che vogliono lo Stato di diritto, la moderazione e la democrazia devono stare con Israele, così come fanno gli Stati Uniti, in questo sforzo di vincere contro gli estremisti, che non minacciano soltanto Israele, ma tutto il Medio Oriente e l'intero mondo civilizzato.

Il Consiglio di Sicurezza deve parlare forte e chiaro a sostegno del legittimo diritto di Israele di difendersi contro il terrorismo.

Sinceramente,
L'Anti-Defamation League

--
Traduzione di In Difesa di Israele - indifesadisraele@gmail.com - Facebook:
http://it-it.facebook.com/people/Difendere-Israele/1132177495 ; Myspace: http://www.myspace.com/indifesadisraele



16 dicembre 2008

Paesi Baschi: arrestati 4 sospetti membri ETA

La polizia spagnola ha arrestato questa notte 4 presunti membri dell’Eta. Secondo i servizi antiterrorismo i quattro sospetti, due uomini e una donna, avrebbero ricoperto un ruolo informativo per l’organizzazione indipendentista basca: raccoglievano dati da fornire al reparto operativo per la preparazione di attentati. Il blitz è avvenuto a San Sebastian e nella vicina località di Pasajes de San Juan, nei Paesi Basci spagnoli.
In poco più di 6 mesi sono finiti in manette ‘Txeroki’, capo militare dell’Eta, e Aitzol Iriondo, suo successore. Il 20 maggio è stato poi arrestato Javier Lopez Pena detto ‘Thierry’, considerato dalla polizia il capo politico dell’organizzazione indipendentista basca. Una vera offensiva dello Stato contro l’utlimo grande gruppo indipendentista armato d’Europa che in 40 anni d’attività ha fatto più di 850 morti. Ultimo in ordine di tempo l’omicidio di Ignacio Uria Mendizabal, imprenditore edile di 71 anni, ucciso il 3 dicembre vicino a San Sebastian.

(da Euronews)


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15 dicembre 2008

Cortei in Russia contro la riforma costituzionale

Fra le 100 e le 150 persone sono state fermate a Mosca e a San Pietroburgo nel corso di manifestazioni contro il governo. I dimostranti protestavano contro il progetto di riforma costituzionale che porterebbe da 4 a 6 anni il mandato del presidente russo:
“Sono venuta per dire che i russi devono essere liberi – dice una dimostrante – Che tutti, dal primo ministro Putin ai senza tetto, tutti devono obbedire alle leggi. La legge deve essere uguale per tutti”.
La polizia sarebbe intervenuta perché, secondo le autorità, i dimostranti avrebbero insistito per radunarsi in un luogo per il quale non era stata concessa l’autorizzazione, per ragioni di traffico.
Le marce del malcontento sono diventate uno dei marchi di fabbrica di un eterogeneo movimento di opposizione che va dai liberali all’ultrasinistra. Uno dei cortei era animato anche da ex ufficiali dell’esercito in pensione. Uno di loro è fra i fermati.
Mentre gli anti-Putin tentavano di occupare la piazza, sulla stessa piazza i pro-Putin del gruppo Giovane Russia, occupavano il tetto di uno stabile per manifestare contro i manifestanti.


(da Euronews)



14 dicembre 2008

Solidarnost, le nouveau parti d'opposition de Garry Kasparov

LEMONDE.FR avec AFP | 13.12.08 | 17h21  •  Mis à jour le 13.12.08 | 17h27

L'opposition en Russie compte un nouveau parti : Solidarnost, emmené par Garry Kasparov. L'ancien champion du monde d'échecs a donné, samedi 13 décembre dans une banlieue de Moscou, le coup d'envoi de ce nouveau mouvement lors d'un congrès fondateur, avec l'espoir de se faire enfin entendre dans un pays où le premier ministre Vladimir Poutine reste tout-puissant.

Le nom choisi pour le mouvement fait référence au mouvement syndical polonais fondé dans les années 1980 Solidarnosc, qui "avait vaincu le fascisme", a souligné M. Kasparov dans le discours qu'il a prononcé devant les délégués. "Notre premier but sera de démanteler le régime [de l'ancien président] Poutine. C'est le seul moyen de rétablir la liberté et la concurrence politique dans le pays", a grondé M. Kasparov sous les applaudissements de la salle. Le leader a cependant reconnu que la coalition rassemblait des forces plutôt hétéroclites, couvrant l'ancien SPS (l'Union des forces de droite, libéral), des membres du RNDS de l'ancien premier ministre russe Mikhaïl Kassianov (lui-même absent) et des militants des droits de l'Homme, mais il s'est dit "très optimiste" quant à son avenir. "Le régime a une espérance de vie très courte : à la fin de l'année prochaine il y aura des secousses en Russie. Il faudra vers ce moment créer une coalition démocratique puissante", a-t-il affirmé.

"IL FAUT PARTICIPER CAR IL N'Y A RIEN D'AUTRE"

"Ici, il y a beaucoup de gens à qui ça ne plaît pas mais il faut participer car il n'y a rien d'autre. Si vous vous considérez comme démocrate, vous devez y être", a déclaré en marge du congrès l'un des délégués, Ivan Fedorenko, représentant du RNDS à Saint-Pétersbourg. La crise économique qui frappe durement la Russie attise le mécontentement dans les régions, a-t-il souligné, citant en exemple les usines automobiles de sa région, contraintes d'interrompre leur production pendant plusieurs semaines à la fin de l'année. "Beaucoup pensent que la crise ouvre une fenêtre de possibilités, que les gens seront mécontents à cause de l'économie et que les organisations démocratiques pourront défendre notamment les intérêts économiques et devenir aussi populaires que le Solidarnosc polonais", note-t-il.

Comme c'est fréquent en Russie, des jeunes partisans du pouvoir en place ont tenté de perturber le déroulement du congrès de Solidarnost. Une trentaine d'entre eux se sont réunis devant l'entrée du bâtiment en criant et en agitant une banderole sur laquelle était écrit "ça suffit de raconter des mensonges" et en agitant des fumigènes. Trois d'entre eux portaient des masques de singes et lançaient des bananes et des tracts proclamant "Les singes racontent des mensonges". Vendredi, des moutons aux pattes cassées ou morts avaient été projetés dans la direction des congressistes.


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14 dicembre 2008

Israele, problemi nel Likud

L’analisi Israele, Netanyahu troppo «a sinistra» per il suo Likud

Israele è spesso un Paese di paradossi, elesse Ariel Sharon per essere difeso dal terrorismo e si ritrovò Gaza in mano ad Hamas; elesse Olmert perché era l’erede di Sharon e se l’è ritrovato alla sinistra dei laburisti a trattare con i siriani e a promettere Gerusalemme ai palestinesi. Adesso, mentre tutto il mondo paventava l’ascesa di Netanyahu come leader di destra, il suo Likud alle primarie del partito ha dimostrato di considerarlo invece troppo di sinistra e di volergli mettere alle costole un personaggio dalle labbra sottili e la determinazione messianica, Moshe Feiglin, un colono tagliato coll’accetta, molto religioso, al contrario di Bibi, che è laico, molto determinato a non spostarsi di un centimetro, mentre Bibi e la gran parte dei coloni sono ormai pronti a sacrificarsi per la pace. A Netanyahu va la simpatia del 31% dell’elettorato israeliano, mentre Tzipi Livni ha soltanto il 24. Se vincerà le elezioni, sarà un primo ministro molto contrastato dall’interno: dopo le primarie conclusesi martedì, potrebbe infatti essere assediato dai 19 probabili parlamentari legati agli «slot» concessi a Feiglin (anche se quest’ultimo è stato retrocesso agli ultimi posti della lista) contro i suoi 17. Bibi vuol fare un governo di coalizione e Feiglin esclude ogni rapporto col centro e con la sinistra; Bibi vuole portare nuova vita, concessioni e scambi territoriali, nei rapporti con i palestinesi e vuole anche andare a vedere cosa intendono dire i siriani quando fanno balenare la pace in lontananza; Feiglin intende evitare ogni contatto con i palestinesi; quanto al mondo arabo, ne esclude non a torto, ma qui in maniera totalizzante, la praticabilità effettiva per la pace. Netanyahu manda di nascosto in questi giorni di campagna elettorale messaggi rassicuranti sia agli americani che agli arabi.
Tutti sanno che Bibi è quello che in definitiva ha firmato con Arafat gli accordi di Wye Plantation e ha sgomberato Hebron riducendo la presenza ebraica a un piccolo gruppo che vive sulla tomba dei Patriarchi. Ma la sua intensa ripulitura a sinistra, atta anche a conquistare la simpatia internazionale per il giorno in cui sarà un primo ministro, non ha convinto buona parte del Likud. La minaccia iraniana innanzitutto, le alleanze degli Hezbollah e di Hamas con Iran e Siria, l’accanimento di Hamas su Sderot con i missili, il crudele rapimento di Gilad Shalit, ha condotto Feiglin un uomo che ha parlato dell’assassinio di Rabin in termine di cospirazione dei servizi segreti e della sinistra, che sul suo sito dice di volere uscire dall’Onu e che non ha mai voluto condannare l’assassino Baruch Goldstein, ad allargarsi nel Likud in maniera tale da rendere la gestione Netanyahu assai problematica. Nelle primarie la scelta di usare un complicato sistema di voto elettronico ha causato un calo degli elettori, e solo i motivati militanti di Feiglin hanno resistito in coda fino all’una di notte, ora di chiusura dei seggi. Tra gli eletti legati a Feiglin ci sono personaggi, però, come Benny Begin o Reuven Rivlin che con tutta probabilità recupereranno rapidamente la propria autonomia e sceglieranno di nuovo Netanyahu sull’estremista Feiglin.


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14 dicembre 2008

Nuovo movimento liberale in Russia

L’opposizione liberale russa si organizza creando un nuovo movimento intorno a Garry Kasparov e Boris Nemtsov. Nel congresso tenutosi alla periferia di Mosca, l’ex campione di scacchi ha parlato a un centinaio di delegati provenienti da una quarantina di regioni russe. La nuova formazione ha preso il nome di Solidarnost, solidarietà. Per Kasparov l’obiettivo è rovesciare il governo: “Vogliamo smantellare il regime di Putin, è l’unico modo di reintrodurre la normale competizione politica nel nostro paese. Lo ripeto, smantellare, non distruggere, Non predichiamo la violenza”.
Fuori dalla sala, il gruppo Giovane Russia, legatoal partito del premier, ha manifestato contro l’iniziativa, accusando Kasparov di essere una scimmia bugiarda, pagata per destabilizzare il paese, nel momento delicato della crisi economica.


(da Euronews)

Viva l'Europa! sostiene questa nuova formazione liberale, ma con diversi dubbi legati alla sua effettiva utilità e alla capacità dei suoi membri di riuscire non tanto a rovesciare Putin e Medvedev, quanto per lo meno a far rinascere un partito liberale riformatore in Russia. Da quando c'è Putin, i partiti di centro-destra sono stati prima fortemente ridimensionati (2003) per non riuscire neppure a entrare in parlamento quattro anni dopo. Apparentemente non dispongono degli uomini giuste e di proposte in grado di attrarre i russi. Speriamo che, pur se lentamente, qualcosa inizi a cambiare, ma senza farci troppe illusioni!



14 dicembre 2008

Ancora violenza ad Atene

Riesplode la violenza ad Atene: disperso dalla polizia anche il presidio pacifico organizzato di fronte al parlamento.
Ancora scene di guerriglia urbana. La breve pausa di relativa calma di ieri faceva supporre il ritorno alla normalità dopo che da una settimana si sono tenute in almeno dieci città del paese manifestazioni di protesta per l’omicidio del giovane Alexis Grigoroupulos da parte di un poliziotto.
Lanci di molotov e sassi si sono verificati fino all’alba di oggi in alcuni quartieri della capitale greca. Colpita anche una sede del ministero dell’ambiente oltre ad alcuni negozi e banche.
Si inasprisce la reazione della polizia anche nei confronti del volto pacifico della protesta.
Sciolto con la forza il presidio organizzato di fronte al parlamento per indurre le autorità a fare giustizia. Per disperdere le centinaia di giovani sono stati usati spray urticanti e lacrimogeni.
Alcuni manifestanti si sono opposti affrontando i poliziotti promettendo di non cedere. Tra loro soprattutto studenti e precari
La cosiddetta “generazione da 600 euro al mese” accusa il governo di rubare il futuro ai giovani.

(fonte: Euronews)

La Grecia non trova pace. E' senz'altro giusto prendere provvedimenti nei confronti del poliziotto che ha sparato ma è riprovevole il modo in cui la sinistra locale cavalca l'onda del disagio giovanile per esprimere accuse dai toni accesi verso il governo e la polizia. Niente da fare: non solo in Italia la sinistra si schiera spesso e volentieri contro le forze dell'ordine e trasforma i colpevoli in vittime e viceversa. Va bene, un poliziotto ha commesso un omicidio e va punito. Ma cosa ci faceva un ragazzino di quindici anni in mezzo a una protesta violenta di gruppi anarchici?
E guarda caso, le proteste sono così violente perché è in carica un governo di centro-destra. Anche in Grecia sussiste il mito secondo cui la sinistra è autorizzata a usare la forza, la destra no. Tutto ciò ricorda molto da vicino il voltafaccia dei postcomunisti italiani che appoggiarono i bombardamenti NATO su Belgrado senza mandato ONU, mentre hanno tacciato di guerrafondaio il governo Berlusconi che ha mandato soldati italiani in Iraq nel 2003 sulla base di una risoluzione ONU.
I giovani greci saranno a disagio, nessuno lo nega, ma non sono certo gli unici e non si capisce perché le colpe debbano essere di Karamanlis e non anche dei suoi predecessori, tra cui vari socialisti come Simitis. Ci piacerebbe molto saperlo, efkharistó!

Michele Bondesan


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14 dicembre 2008

Ritorna "Viva l'Europa!"

Care lettrici e cari lettori, cari europei,
per mesi non ho aggiornato questo blog e non me ne vanto. Il tempo a disposizione di uno studente universitario non è mai molto e, quando allo studio si aggiungono preoccupazioni che toccano la nostra famiglia e, in generale, l'ambiente che ci circonda, il blog passa necessariamente in secondo piano.
Tuttavia, i fatti importanti accaduti nel mondo in questi ultimi mesi mi hanno fatto ripensare ai tempi d'oro di "Viva l'Europa!", in cui questo blog era visitato da decine di persone al giorno (con picchi di alcune centinaia in occasione della commemorazione dell'11 settembre). E' vero, in quei bei tempi non ero solo: Angelo Fazio aveva intrapreso con me questa iniziativa che poi, purtroppo, ha deciso di abbandonare.
Adesso, almeno nelle intenzioni, "Viva l'Europa!" ritorna. Il taglio sarà sempre lo stesso: ci schiereremo a favore dei partiti e delle persone che promuovono la libertà, la costruzione della casa europea, la rinascita dell'umanità, contro chi opera per un nazionalismo esasperato, per la cancellazione dell'identità europea e per l'annullamento delle grandi conquiste dell'Occidente.
Sempre nelle intenzioni, questo blog dovrebbe essere aggiornato quotidianamente o, per lo meno, due-tre volte alla settimana, con articoli di giornali europei in diverse lingue, in modo da raggiungere anche gli Europei che non parlano l'italiano.
Dunque, al lavoro, e viva l'Europa!
Michele Bondesan


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19 maggio 2008

The elephant on the European doorstep

16.05.2008 - 07:36 CET | By Peter Sain ley Berry

EUOBSERVER / COMMENT - Politically, it has been a propitious time for those named Boris. Not only do we now have a Boris as Mayor of London, but, in the Balkans, the parties that support Serbian President Boris Tadic, and seek a European future for Serbia, defeated those that affected an isolationist persuasion. Whether Mr Tadic will now be able to form a pro-European government remains to be seen.

The European Union's position at least is settled. The Western Balkans - seven countries with a population of approximately 27 million - have been offered a European future, subject only to satisfying the normal criteria. This process will take time but few doubt the result. We are on course therefore for an EU of 34.

This will make the government of the EU more complex. If there are 15 possible bilateral relationships in a community of six, there are 351 in a community of 27. Adding a further seven states increases the complexity by a whopping 210. Apart from this complexity there will be other consequences, including for financing, for decision-making, for the distribution of MEPs and Commissioners. None of this seems to be being discussed. Nevertheless, there is general agreement that the Western Balkans should accede to the Union in due course. Public opinion is broadly favourable.

The same cannot be said for Turkey, to which Queen Elizabeth II of Britain paid a state visit this week. At the formal banquet she praised the advances made by the government and rehearsed Britain's credentials as a champion of Turkish entry. Although Turkey is formally a candidate for accession, the end of that process seems as far away as ever. Britain, and her allies among the newer member states, may champion Turkish entry for sound geo-political and geo-economic reasons, but France and Germany most certainly do not. Moreover, European public opinion is divided.

The reasons are partly geographical. I remember a former President of the European Commission, the late Roy Jenkins, saying that the then Turkish President had acquired a piece of paper from some prestigious geographical institute certifying Turkey's Europeaness. His response was that any country that needed a piece of paper..... probably wasn't European.

In this he was no doubt correct, though in the absence of a recognised border with Asia, who can say? But there are other more important arguments - financing of the poor but populous Turkish state is one, the internal coherence of the Union is another. Which is why France and Germany have been trying to divert Turkey down the route of a ‘privileged partnership,' instead of full accession, through which the EU's commitment might be modified if necessary. Turkey, of course, is having none of that. Meanwhile the accession negotiations drag on.

Out of 35 chapters only six have been opened and eight are frozen by the Cypriot stand-off. France, which assumes the rotating Union Presidency on 1st July, has said it will continue the negotiations in good faith. This is a semi quid pro quo for Turkey agreeing to sup from the poisoned chalice of France's ‘Mediterranean Union' scheme (now formally adopted by the EU) designed to provide a political forum for the EU and its Mediterranean neighbours.

Turkey has been told specifically that belonging to the Mediterranean Union will not affect its EU candidacy. But as the French rather hope that the Turks may be persuaded to accept some leadership role in this body - so taking its mind off EU membership - it would be prudent for them to take this assurance with a grain of salt.

What is certain is that the Union would not be the same if Turkey joins with its 80 million population. It would not necessarily be a worse Union, or a better Union, but it would be a different Union. For quite apart from the effect that Turkey itself will have on the existing member states, its accession would change the dynamics of other nations looking for a European future. Chief of these is the Ukraine whose Prime Minister, Yulia Tymoshenko, was again this week announcing her intention to bang on Mr Sarkozy's door come July.

In fact, when it comes to European credentials the Ukraine has rather better claims than Turkey. It's capital, Kiev, is closer to Brussels, for instance, than Athens. Moreover, as anyone reading Heinrich Boell's - great anti-war novel ‘Der Zug war Punktlich,' can appreciate, Germany, Poland and the Ukraine are but stations on a journey into Europe's deep hinterland. The railway line is no doubt still there.

It is true to say that with its 55 million people the Ukraine is therefore the elephant on our European doorstep. Still, the policy is to resist giving any hint of promise of future membership. True, the country has much to reform before it could become a credible candidate. Nevertheless, it has as much right to lay claim to its place in the European firmament as anyone else. The banging on the door will become louder and more insistent. There will be other bangings, too; Georgia is already demanding to be heard. Belarus, Moldova, the other Caucasian nations may well follow suit.

No one can believe the Union can remain the same should these accessions take place. Again, they are not necessarily to be resisted. It may be in our interest that we should go ahead. But we should not sleepwalk toward a decision, finding out too late that we have no room left for manoeuvre.

For despite the frequency of the phrase, ‘Future of Europe,' and constant enjoinders to discuss it, a conspiracy of silence surrounds anything more remote than the entry into force of the Lisbon Treaty. Only the French President, Nicolas Sarkozy, has raised the difficult questions about where the future borders of Europe should lie and what sort of Europe, in terms of its integration, competencies and governance, we are seeking. And short shrift he has got for his pains.

This is unfortunate, for the Future of Europe is the future of the next thirty or forty years.
I do not see how we can continue to espouse Turkey's candidacy and not that of the Ukraine. But this has consequences. If we are to have a grand Europe, a Europe of 42 states and 700 millions of people, it is not too early to start debating the prospect now.

The author is editor of EuropaWorld

© 2008 EUobserver, All rights reserved


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2 febbraio 2008

Ballottaggio presidenziale domani in Serbia

Un nuovo crocevia per la Serbia. Più di sette anni dopo la cacciata di Slobodan Milosevic, i serbi dovranno scegliere fra l'isolazionismo del nazionalista Tomislav Nikolic e l'apertura all'Europa rappresentata dal presidente uscente Boris Tadic.
La sfida si annuncia serrata, a decidere il risultato potrebbero essere poche migliaia di voti su un totale di quasi 7 milioni di elettori serbi.
Al primo turno due settimane fa, Tadic era arrivato secondo. Il presidente, membro della coalizione che nel 2000 tolse il potere al regime di Milosevic, spera che nella popolazione prevalga ancora il desiderio di integrazione nell'Unione europea. Ma Bruxelles rischia di riscuotere poco entusiasmo in Serbia.
Il nazionalista Nikolic conta proprio sulla delusione dei serbi - che si trovano peraltro in una situazione economica non rosea - di fronte alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo. Pristina ha annunciato che la secessione è imminente e gode del sostegno europeo e statunitense.


da Euronews

Viva l'Europa appoggia Boris Tadic e si augura che Belgrado possa intraprendere presto il cammino verso l'Unione Europea.


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26 gennaio 2008

Ex cancelliere Schimdt fuma a teatro: denunciato

La Germania, come il resto d'Europa compresa l'Italia, ha adottato severe regole contro il fumo nei luoghi pubblici mettendo in difficoltà alcuni accaniti fumatori come l'ex cancelliere Helmut Schmidt (89 anni) e la moglie Loki (88), colti a fumare a teatro.
I due sono stati ripresi dalla televisione mentre fumavano con gusto in un teatro di Amburgo, e questo ha spinto un'associazione di non fumatori tedesca a denunciarli alla magistratura. "Abbiamo denunciato Schmidt e la moglie per lesioni fisiche e violazione della legge per la tutela dei non fumatori, in vigore dal 1 gennaio anche a Amburgo", ha annunciato oggi il presidente dell'associazione non fumatori di Wiesbaden, Horst Kaiser. Un portavoce della magistratura di Amburgo, Ruediger Bagger, ha confermato. "Abbiamo ricevuto la denuncia e stiamo verificando dal punto di vista legale", ha detto Bagger, secondo il quale non è chiaro se i due anziani fumatori rischiano qualche punizione. Schmidt, che ha compiuto da poco 89 anni essendo nato il 23 dicembre 1918, è stato cancelliere della Germania occidentale durante gli "Anni di Piombo" del terrorismo di sinistra (é rimasto alla cancelleria dal 1974 al 1982). Non ha mai rinunciato a fumare e anche recentemente è stato visto in talkshow della televisione tedesca mentre si accendeva una sigaretta dopo l'altra. Loki Schmidt, la moglie dell'ex cancelliere, in un recente sondaggio è arrivata al primo posto nella classifica delle donne più amate della politica tedesca, prima anche della cancelliera Angela Merkel, classificatasi seconda.

(ANSA, 25 gennaio 2007)


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18 dicembre 2007

Miss Belgio eletta e fischiata: non sa il fiammingo

Nel Belgio a rischio implosione fa politica, e scandalo, anche una miss, se non sa parlare il fiammingo. E' accaduto alla ventenne Alizee Poulicek, eletta miss Belgio ad Anversa, nel cuore delle Fiandre, e fischiata da 5 mila persone per non aver saputo rispondere a una semplice domanda in fiammingo. I giornali parlano più di lei che del premier incaricato Verhofstadt.
La ragazza è francofona, parla il ceco e l'inglese e risiede in Belgio da soli 6 anni, ma ciò non basta a scusarla agli occhi dei fiamminghi. Lei ha promesso che si metterà a studiare: "Sarà un po' difficile per me. Mi sento un po' persa. Vorrei poter comunicare anche in fiammingo e posso prendere lezioni. Anzi ho già cominciato e ho fatto già un po' di progressi".
Il fiammingo è la lingua di 6 belgi su 10. Era dal 2003 che non veniva eletta una miss francofona.

(da EuroNews)


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18 dicembre 2007

Questa volta la Tymoshenko ce la fa

Yulia Tymoshenko è stata eletta primo ministro dell'Ucraina. La leader della rivoluzione arancione torna al potere a 2 anni dalla sua destituzione.
Il parlamento l'ha votata dopo che un primo scrutinio, la settimana scorsa, si era concluso negativamente per la vincitrice delle ultime politiche, forse a causa di franchi tiratori in seno al suo stesso partito, il blocco Timoshenko, filo-occidentale. I suoi fedelissimi avevano allora imputato l'insuccesso al mal funzionmento del voto elettronico ed avevano preteso un voto palese per alzata di mano. Timoshenko ha ottenuto 227 voti su 450.


(da EuroNews)


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24 novembre 2007

Un anno fa moriva Aleksandr Litvinenko

«Putin ha protetto l'assassino di mio marito»

Azione legale della famiglia Litvinenko nei confronti del Cremlino alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo

Marina Litvinenko (Afp)
LONDRA - La vedova dell'ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko, morto in seguito a un'intossicazione da polonio radioattivo lo scorso novembre 2006, ha accusato il governo russo di complicità nell'omicidio del marito e ha giurato di non darsi pace finchè i colpevoli non saranno portati di fronte alla giustizia.
Nel corso di una conferenza stampa a Londra nel giorno del primo anniversario dalla morte del dissidente russo, Marina Litvinenko ha confermato l'azione legale intrapresa nei confronti del Cremlino presso la Corte europea dei diritti umani a Strasburgo.

I RESPONSABILI - «Ho perso mio marito e voglio sapere chi c'è dietro la sua morte. So che molte persone vogliono conoscere i responsabili. Sono molto soddisfatta di ciò che è stato fatto finora dalle autorità britanniche e sono sicura che faranno ancora di più», ha detto la vedova. «Certamente abbiamo bisogno di maggiore supporto ufficiale, ma prometto che un giorno sapremo per certo chi è responsabile, perchè senza questa consapevolezza semplicemente non possiamo ritenerci al sicuro». La moglie di Litvinenko ha accusato Vladimir Putin di aver «protetto e sostenuto» l'assassinio del marito. La magistratura britannica ha chiesto alla Russia l'estradizione di Andrei Lugovoi, accusato
Aleksandr Litvinenko (Emmevi)
dell'omicidio, ma Mosca ha negato la rogatorioa. Tramite il proprio avvocato Louise Christian, Marina Litvinenko sosterrà a Strasburgo di avere le prove che il polonio-210 utilizzato per uccidere il marito poteva provenire solo da uno stabilimento di proprietà della Federazione Russa. Al fianco della vedova anche il miliardario russo Boris Berezovsky, in esilio a Londra dal 2001. «Sono convinto che dietro la morte di Aleksandr ci sia il governo russo», ha detto l'oligarca.

(da corriere.it)


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20 novembre 2007

UE: ILLY, APRIRE ALLA RUSSIA: NON E' UN MIRAGGIO

UDINE - Per Riccardo Illy, Presidente del Friuli Venezia Giulia e dell'Are (Assemblea delle regioni d' Europa) ''aprire l' Unione Europea alla Russia non e' un miraggio, ma un' opzione concreta''. Intervenendo all' assemblea dell' Are, in corso a Udine, Illy ha citato il sociologo Alberoni che prevedeva l' unita' delle due Germanie gia' nel 1983. ''E' certo che la Russia faccia parte dell' Europa - ha detto Illy - e l' Unione Europea deve migliorare i rapporti con Mosca, cosi' come lo devono fare tutti gli altri Stati membri''. Al riguardo Illy ha citato una riunione dell' Are a Samara, una delle regioni della Russia piu' orientale. ''Ebbene - ha detto - in quella regione mi sono sentito come a casa mia, come in Norvegia o in qualsiasi altro paese d' Europa''. Per Illy un ruolo importante nell' integrazione della Russia nell' Unione Europea ''lo devono o lo possono svolgere le Regioni''. /SM

Bravo governatore! Adesso la sinistra italiana e i politici del resto d'Europa non avranno più motivo per canzonare Silvio Berlusconi che porta avanti questa idea da anni. Chissà che un po' alla volta anche altri politici europei non aprano gli occhi e non si rendano conto che la Russia non è Putin ma un Paese con una grande cultura e una storia europea, almeno dal 1703 quando, con la fondazione di San Pietroburgo, lo zar Pietro il Grande la ancorò definitivamente alla vecchia Europa.


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14 novembre 2007

Legislative in Danimarca: vince ancora Rasmussen

Ha vinto. Per la terza volta guiderà il suo paese. Nessuno, in Danimarca, aveva ottenuto tre mandati consecutivi. C'è riuscito Anders Fogh Rasmussen, il primo ministro uscente. Il suo partito, i Liberali, si sono confermati la prima forza politica pur perdendo qualche voto.
Sarà molto probabilmente a capo di una coalizione di centro-destra: infatti Liberali e conservatori possono contare sulla maggioranza assoluta in parlamento, anche se di stretta misura, alleandosi con l'estrema destra del Partito del popolo danese.
I numeri non rendono invece indispensabile un accordo con la neonata formazione centrista Nuova Alleanza, che aveva sempre escluso di allearsi con l'estrema destra.
"Questa vittoria è storica - ha affermato Rasmussen - per la terza volta il partito liberale vince le elezioni e per la terza volta si conferma primo partito del paese".
Rasmussen non ha chiarito in compagnia di chi intenda affrontare le sfide che lo attendono nei prossimi 4 anni. Vincitore, certo, non trionfatore. Rasmussen aveva voluto elezioni anticipate per smarcarsi dall'estrema destra, per avere le mani libere per attuare la sua politica, invece si trova nella stessa situazione che ha preceduto le elezioni.

(da Euronews)

La coalizione di centro-destra ha almeno 90 seggi su 179
I Liberali del premier Rasmussen perdono terreno ma rimangono il primo partito in parlamento con 47 seggi. Stabili gli alleati Conservatori con 18. L'estrema destra del Partito del popolo danese guadagna un posto e si attesta a quota 25.
La Nuova Alleanza, che non esisteva alle scorse elezioni, ha ottenuto 5 scranni.
Stabile nel suo complesso la sinistra che vede i suoi seggi così ripartiti: 23 ai Popolar-socialisti, 45 ai Social-democratici, 9 ai social-liberali. All'Alleanza rosso-verde vanno 4 seggi.
Non è ancora noto, invece, il colore politico di tre rappresentanti di Groelandia e isole Faroe.

(da Euronews)



5 novembre 2007

Un altro successo per Sarkozy

Sarkozy risolve anche la crisi del traffico di bimbi

Dopo le infermiere bulgare anche tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole devono ringraziare l’Eliseo di Nicolas Sarkozy per la libertà ritrovata. Con Idriss Deby, presidente del Ciad, l’operazione è stata più agevole e rapida che con Muammar Gheddafi, ma il presidente francese ha voluto dimostrare anche in questa situazione che la diplomazia che lui preferisce è quella personale. La diplomazia dei colpi a effetto, che sembra la variante internazionale di quella politica-spettacolo che ha esaltato e spaccato l’opinione francese all’interno.
«Rambo-Sarko», come è stato chiamato in altre occasioni, ha piazzato così ieri un altro colpo mostrando che la mancanza della ex moglie Cecilia che lo aveva rappresentato a Tripoli nel luglio scorso non costituisce un handicap per l’Eliseo e che dove altri non arrivano, arriva lui. Che il dossier stesse a cuore al presidente francese lo si era capito fin dall’inizio con la decisione di scavalcare il Quai d’Orsay e avviare un confronto telefonico diretto con il suo omologo a N’djamena, Idriss Deby.
Il settore è delicato; la vicenda dell’Arche de Zoé potrebbe, secondo alcuni osservatori, essere strumentalizzata dal presidente africano che avrebbe subìto a malincuore le pressioni del protettore francese perché accettasse la presenza nella regione della forza internazionale Eufor che si dovrà dispiegare prossimamente. Inoltre il pressing compiuto da Sarkozy ha alle spalle un largo appoggio anche militare all’esercito del Ciad: sono aerei militari francesi a trasportare le truppe di N’djamena, sono gli stessi aerei che recuperano i feriti e li trasportano verso centri di cura; sono ancora francesi le fonti che avvertono l’esercito del presidente Deby sugli spostamenti dei ribelli.
È anche per questo che Sarkozy ha potuto esporsi dicendosi fin dall’inizio fiducioso, fin dal suo primo colloquio telefonico. Ieri da N’djamena ha negato che vi siano collegamenti tra le inchieste ciadiane e il dispiegamento dell’Eufor, ha detto di credere nella giustizia dell’ex colonia, ma ha chiesto che i francesi vengano giudicati in patria, come prevede un trattato bilaterale tra i due Paesi. Sullo sfondo il malumore della magistratura del Ciad che si sarebbe sentita asfissiata dal pressing politico. 
Non è una coincidenza che l’annuncio della partenza di Sarkozy da Parigi a bordo di un Airbus A319 sia avvenuta quasi contemporaneamente alle notizie del rilascio dei tre giornalisti francesi e delle quattro hostess dell’aereo spagnolo che doveva trasportare 103 bambini provenienti dall’area di confine tra Ciad e Darfur verso la Francia. Poco dopo si è inoltre saputo che il volo avrebbe fatto scalo a Madrid, nonostante la cosa non fosse vista con favore dal governo spagnolo, per accompagnare fino in patria le hostess che in un primo momento si diceva sarebbero arrivate a Parigi e poi ripartite.

(da
www.ilgiornale.it)


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31 ottobre 2007

Esplosione su un bus in Russia

Esplosione sul bus, almeno otto morti

Un ordigno artigianale causa una strage su un pullman di linea a Togliatti, nella Russia centrale

MOSCA (Russia) - E' di almeno otto morti e 42 feriti il bilancio dell'esplosione di un ordigno artigianale avvenuta su un autobus a Togliatti, grossa città sul Volga a circa un migliaio di chilometri a ovest di da Mosca, dove vivono 700 mila persone.

I SOCCORSI - Lo riferisce l'agenzia Interfax, citando fonti dell'ospedale dove sono stati portati i feriti. Sul posto, da quanto si è appreso, sono all'opera una decina di equipaggi di soccorso ed è arrivato anche il governatore della regione di Samara, assieme a un folto gruppo di inquirenti che stanno cercando di appurare l'esatta dinamica dei fatti e di capire chi possa avere architettato la strage. Secondo quanto riferito dai primi testimoni, la deflagrazione ha completamente squarciato il veicolo del servizio pubblico che stava percorrendo una strada alle porte della città.

LA CITTA' - Togliatti, centro industriale conosciuto soprattutto per la produzione di automobili (vi ha sede la Vaz, che negli anni Settanta aveva avviato una collaborazione con Fiat), ha origini nel 1700 ma deve il suo attuale nome ad un omaggio che i vertici del Pcus vollero rendere negli anni Sessanta al segretario del Pci, Palmiro Togliatti.

(da Corriere.it)


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25 ottobre 2007

Cronache dall'Inghilterristan

Parte il concorso "moschea più bella". Il Regno Unito è sempre più islamico

Sono il 3 per cento della popolazione, per un totale di due milioni di persone. Sono i musulmani del Regno Unito, quelli ufficialmente censiti perché quando si parla di immigrazione c’è sempre accanto la parola clandestinità e in quel caso i numeri possono essere anche superiori. Più difficile ancora però è il conteggio delle moschee e «centri culturali islamici». Le cifre variano tantissimo, da 1.000 fino a 3.000. Non è semplice distinguere una moschea da un centro culturale e spesso si possono trovare luoghi di preghiera per musulmani anche in una macelleria (che taglia la carne secondo i dettami dell’islam) o in un phone center. Su due milioni di persone, 3.000 luoghi di culto sono un numero notevole, basta pensare che gli induisti sono oltre un milione e di templi non ne hanno più di 40. Quel che è certo è che i musulmani in Gran Bretagna sono diventati la seconda comunità del Paese, scalzando quella storica indù legata a Londra da decenni per via del suo passato coloniale.
Se oltremanica l’islam è la seconda religione, i musulmani lì si sentono talmente a casa loro da aver organizzato il primo concorso nazionale per decretare la moschea più bella. Il concorso è aperto a tutti, e basta mandare una mail al sito di Islam Channel e indicare il modello che si preferisce sulla base di una foto dell’edificio. Ogni settimana c’è una sfida tra due moschee. Questa è la volta del centro islamico di Manchester e della società culturale islamica di Harringey (Londra). Tra le prove da superare ci sono cinque quiz per ogni «squadra» su argomenti attinenti all’islam. Le domande vengono fatte negli studi di Islam Channel, alla presenza di un pubblico che assiste alla trasmissione, con tanto di giuria di esperti. Domenica 25 novembre si conoscerà il vincitore, che si aggiudicherà un abbonamento a Skype per un valore di 35.000 sterline. Quello che più colpisce di tutta la vicenda è la somiglianza che alcune moschee hanno con le chiese. Se non fosse per la mezzaluna, quelle di Cricklewood e quella di Manchester potrebbero essere scambiate per le chiese gotiche tipiche dell’Inghilterra, mentre la moschea di Leyton è chiaramente ricavata da un’abitazione privata.
L’altro aspetto che non si può non notare è la perfetta macchina organizzativa messa su da Islam Channel, dal Muslim Council of Britain e dal British Muslim Forum, i due principali partner e sponsor dell’iniziativa. È la testimonianza della rappresentatività che i musulmani hanno nel Paese e che non poco spaventa la popolazione. La presenza islamica infatti comincia a preoccupare anche città multietniche e tolleranti come Londra. Il piano per la costruzione della grande moschea, che potrà ospitare 12.000 fedeli, è fonte di quotidiane proteste.

(da www.ilgiornale.it)


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25 ottobre 2007

Dopo l'Eurabia... l'Amerabia?

Via Babbo Natale e Halloween: "Offendono i bimbi musulmani"

I genitori degli alunni delle cinque scuole pubbliche della contea di Oak Lawn, nell'Illinois, sono arrivati a centinaia all'imbrunire, con gli occhi arrossati dalle lacrime. Le immagini di questo improvviso raduno, davanti alla sala riunione del provveditore agli studi del distretto di Ridgeland, ricordavano quelle tristissime dell'eccidio di Columbine: c'erano sospiri, parole di conforto e abbracci, mentre si parlava della «grande perdita». Ma ad ascoltare i discorsi di queste famiglie era chiaro che nessuno era stato ucciso, nessuno aveva aperto il fuoco. Quei genitori erano solo venuti a salvare il futuro del Natale, poiché a Oak Lawn Babbo Natale era finito sul banco degli imputati, accusato dai residenti musulmani di non essere più, secondo loro, politicamente corretto.
I genitori volevano che il Natale fosse ancora celebrato nelle scuole pubbliche della contea. Alcuni padri si erano vestiti da Babbo Natale, molte madri indossavano dei capi verdi e rossi. Fuori dalla palazzina decine di fotografi e reporter aspettavano il verdetto, finché Dave Lis, il provveditore agli studi, è emerso leggermente imbarazzato per annunciare: «Nulla è cambiato, il Natale è ancora Natale e Halloween è ancora Halloween».
Tra gli applausi la vita di Oak Lawn è tornata lentamente verso la normalità. Una normalità di un paesino dove il Natale e Halloween, la festa delle streghe che negli Usa si celebra a fine ottobre, sono popolari come la torta di mele, il campionato di baseball e la festa del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza americana. Ma Oak Lawn è anche zona di nuova immigrazione musulmana: lo sono ormai il 30 per cento degli studenti delle scuole pubbliche.
E proprio una musulmana, Elizabeth Zahdan, madre di tre studenti del Distretto 122, a settembre aveva scritto una lettera infuocata domandando che fosse vietata la celebrazione del Natale. «Quella festa ci offende», aveva detto insistendo anche che i costumi e le maschere indossate dai compagni di scuola dei suoi figli nel giorno di Halloween offendevano i dettami del Corano. Non solo: nel mese sacro del digiuno del Ramadan, la musulmana voleva anche che i propri figli avessero diritto a non vedere gli altri studenti mangiare nella mensa della scuola.
Il preside, in nome del politically correct le aveva dato ragione e, in una circolare inviata ai genitori, aveva annunciato che né Halloween né il Natale quest'anno si sarebbero celebrati nelle cinque scuole pubbliche della contea. Mentre in moltissime altre scuole pubbliche degli Usa ormai il Natale è una festa senza più connotati religiosi (in molte scuole è vietato ricordare la nascita di Gesù, in nome del rispetto secolare per le altre religioni), le scuole di Oak Lawn hanno anche eliminato il classico jellow, il budino per bambini, dalle mense (offendeva i musulmani), insieme alla carne di maiale, mettendo al bando, per sempre, i classici hot dog.
«Una follia!» ha protestato una madre, June Quigley. «Intanto i ragazzini musulmani possono inginocchiarsi a pregare durante quello che chiamano “il nostro momento” nei giorni del Ramadan. Se quella non è religione in una scuola pubblica cos'è?».
Ma la guerra contro il Natale, a dire il vero contro il cristianesimo americano, ormai si è estesa su nuovi, preoccupanti fronti. A Washington c'è un disegno di legge inteso a cambiare il nome dell'albero di Natale che ogni anno viene decorato e illuminato davanti al Campidoglio da Christmas Tree a Holiday Tree (albero della vacanza). Una assidua campagna di boicottaggio promossa dall'associazione cristiana American Family Association, ha finalmente convinto i proprietari della ditta alimentare Mrs. Fields, che vende biscotti, a riscrivere la parola Natale sulle scatole prodotte per la stagione natalizia. L'avevano eliminata per rispettare la clientela musulmana.

(di Silvia Kramar su Il Giornale, 25 ottobre 2007)



24 ottobre 2007

Turchia, bombardamenti in Irak

Ankara - Ai bombardamenti delle forze armate turche contro i "santuari" dei separatisti curdi turchi del Pkk in Nord IraK, domenica scorsa, ha partecipato anche l’aviazione con cacciabombardieri F-16. Lo ha detto un ministro turco, citato oggi dalla stampa nazionale. I bombardamenti sono stati decisi in rappresaglia per un nuovo attacco dei guerriglieri del Pkk contro una unità dell’esercito turco, in cui sono stati uccisi 12 soldati nel sud est dell’Anatolia, a qualche chilometro dalla frontiera irachena. Diversi cacciabombardieri F-16 hanno colpito prima obiettivi situati proprio sulla frontiera, poi sono penetrati fino a 50 km sopra il territorio iracheno per colpire ripetutamente basi dei ribelli, secondo quanto ha detto il vice primo ministro Cemil Cicek citato dal quotidiano Hurriyet. Le forze armate turche hanno detto di aver ucciso in combattimenti a partire da domenica 34 guerriglieri del Pkk.
Sconfinamento in Irak Forze di terra turche hanno inseguito tra domenica e ieri sera, sconfinando in Nord Iraq per circa 20 chilometri, i ribelli curdi del Pkk che avevano attaccato un contingente turco ad Hakkari, uccidendo 12 soldati turchi. Le fonti militari hanno chiarito che questi sconfinamenti per inseguimenti "a caldo", che sono esclusi dall’accordo di sicurezza turco-iracheno firmato a settembre, potranno ripetersi in futuro. Le fonti hanno chiarito che queste azioni non rappresentano l’attuazione di quella incursione massiccia in Nord Iraq, autorizzata il 17 ottobre dal Parlamento turco al fine limitato di distruggere i campi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in Nord Iraq, da dove secondo Ankara muovono i ribelli curdi per compiere sanguinose azioni armate in Turchia.
Esercito schierato Dopo diversi attacchi sanguinosi dei separatisti curdi contro soldati turchi, Ankara ha minacciato di fare una vasta operazione contro le basi del Pkk in Iraq settentrionale, una regione autonoma controllata da un governo curdo. Le forze armate hanno schierato 30mila soldati a ridosso del confine con il Kurdistan iracheno, e il parlamento di Ankara ha dato carta bianca al governo del premier Recep Tayyip Erdogan per lanciare, quando lo riterrà opportuno, la minacciata operazione in Iraq settentrionale. Per scongiurare questa eventualità, paventata da Baghdad e da Washington che temono una ancora più grave destabilizzazione dell’Iraq, la diplomazia americana e irachena è freneticamente all’opera da giorni.

(da
www.ilgiornale.it)


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24 ottobre 2007

Perché dobbiamo dirci cristiani

Cattolico. Perché non dobbiamo rassegnarci a un mondo senza Dio

AUTORE: Sichére B.

Cattolico. Perché non dobbiamo rassegnarci a un mondo senza Dio

COLLANA: I Pellicani

PAGINE: pp. 144

ILLUSTRAZIONI: N° No

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 14,00


ISBN: 978-88-7180-697-6


IL LIBRO

Lo spettro che oggi si aggira per l’Europa non è quello del «ritorno delle religioni», o del «buon Dio» di una volta, come certi laici, ossessionati dai loro principi, sembrano credere. È piuttosto quello del nichilismo, la feroce religione di coloro che non credono in nulla e che vorrebbero persino impedire agli altri di credere – o che credono in un certo numero di idoli, quali il potere, il denaro, il dominio sugli altri.
Le grandi religioni che hanno fatto la nostra storia – il cristianesimo in primo luogo – e che rappresentano una parte non indifferente della nostra identità, stanno perdendo terreno e si trovano senza eredi, al punto che sembriamo persino dimenticare da dove veniamo e colui che si dichiara credente e praticante appare come uno strano animale.
Ma Bernard Sichère, un filosofo che orgogliosamente afferma «sono nato cattolico e morirò cattolico», non pensa affatto di essere una bestia rara; anzi, ai suoi occhi, la bestia rara è la nostra epoca, con i suoi mortiferi luoghi comuni.
In queste pagine, sempre intense, spesso appassionate, Sichère cerca di spiegare chi è lui come uomo, in cosa crede, quali sono i punti fermi del suo «universo». Si pone le domande di sempre (perché esiste il male? cos’è il peccato? e il perdono? perché la preghiera? cosa ci aspetta dopo la morte?) e quelle che oggi sembrano particolarmente urgenti (riguardo al sesso, all’aborto, all’omosessualità ecc.).
Per Sichère, filosofare significa infatti dar conto della sua idea di Dio e della sua relazione con Lui.

L'AUTORE

BERNARD SICHÈRE, maître de conférences all’Università di Parigi VII, filosofo e romanziere, ha collaborato alle riviste «Tel Quel», «L’Infini» e «Temps Modernes». Ha pubblicato, tra l’altro, Le Dieu des écrivains (Gallimard, 1990), Splendeur de Fawzi (Pauvert, 2002), Seul un Dieu peut encore nous sauver (Desclée de Brouwer, 2002), Le Jour est proche (Desclée de Bouwer, 2003).

(da www.lindau.it)



22 ottobre 2007

... la Svizzera no!

In Svizzera non cambia niente, o molto poco. L'UDC, Unione Democratica di Centro che in realtà è un partito di destra nazionalista ed euroscettico, incrementa i consensi guadagnando 6-7 seggi rispetto al 2003, quando divenne partito di maggioranza relativa. Il partito di Blocher ottiene quasi il 29% dei voti e 61-62 seggi. E' il primo partito in 3/4 della confederazione, esclusi il Ticino e la Svizzera romanda (ma non Ginevra!) e pochi altri.
Molto più in basso, i socialisti si aggirano sul 20%. I due partiti di centro, quello liberale radicale e quello democratico ottengono 31 seggi ciascuno, come dire che insieme contano quanto l'UDC da sola.
Il secondo vincitore delle elezioni federali sono i Verdi, che superano il 10%.
In ambito europeo, quindi, cambierà poco o niente. Continuerà l'isolamento e una futura integrazione all'UE si farà sempre più difficile.
Ma dell'Europa agli svizzeri non interessa molto. Avevano paura dello straniero (gli stranieri sono il 30% in Svizzera) e quindi si sono rifugiati in Blocher che caccerà via le pecore nere. Complimenti!

(di Michele Bondesan)


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22 ottobre 2007

La Polonia sceglie di cambiare...

Vince Tusk, Kaczynski a casa (ma solo uno!)
Era nell'aria: la Polonia non ne poteva più del nazionalismo kaczynskiano, quel nazionalismo populista di un partito (PiS, Diritto e Giustizia) che veleggiava sulle onde dell'anticomunismo, dell'euroscetticismo e della lotta alla corruzione, salvo poi essere esso stesso corrotto. Il partito che ce l'ha con i russi ma anche con i tedeschi, quindi un po' con l'Europa tutta.
Ebbene, la rivoluzione culturale e morale tentata dai gemelli Kaczynski (Lech Presidente e Jaroslaw Primo ministro) è fallita. I polacchi non vogliono moralismi, nazionalismi, né uno stato iperprotettivo che forse ricorda loro quello comunista.
Ha vinto Piattaforma Civica (PO) del liberale di centrodestra Donald Tusk, lo sconfitto nel duello presidenziale del 2005 contro Lech Kaczynski. Con Tusk vince la Polonia dei giovani che vuole crescere forte e non assistita dallo Stato. Vince la Polonia che vuole essere al centro dell'Europa e non sempre alla ricerca di compromessi al ribasso per contraddire gli altri.
Quasi tutti sapevano che Tusk avrebbe vinto. Nessuno pensava che avrebbe stravinto. Il suo partito prenderebbe da solo quasi la metà del Sejm (Dieta, la Camera bassa) e vincerebbe anche al Senato.
Il PiS ha preso molti più voti di due anni fa ma ha perso. Motivo? L'affluenza è passata dal 38% al 55%, con punte del 72% a Varsavia e del 66% a Poznan. Il premier uscente Jaroslaw ha ammesso la sconfitta.

Ma quando arrivano gli exit-poll?
Gli exit-poll erano previsti alla chiusura dei seggi, poco dopo le 20, invece sono arrivati alle 22.55, per problemi tecnici. Il messaggio è chiaro: Tusk vince, Kaczynski migliora ma perde. Piattaforma civica è fra il 43 e il 44% e avrebbe oltre 220 seggi Diritto e Giustizia al 33% ne otterrebbe più di 150. Il partito agrario alleato di Tusk, con oltre 30 seggi garantirebbe una maggioranza stabile al futuro premier.

Dov'è finita la sinistra?
E' vero, Jaroslaw Kaczynski ha perso, ma non esce malissimo da queste elezioni. Chi invece ne esce con le ossa rotte è la sinistra. Il partito LiD (Sinistra e Democratici) fondato poco prima delle elezioni dall'ex Presidente della Repubblica ed ex comunista Kwasniewski prende solo il 13% e una cinquantina di seggi. Come dire: poco più di un nono del parlamento.
Se Sarkozy in Francia ha creato scompiglio tra i socialisti con la sua politica "di apertura" (che lo ha portato a chiamare al governo esponenti socialisti come Bernard Kouchner), ma senza distruggere il PS, che al secondo turno delle legislative ha scongiurato la "vague bleue" che appariva inevitabile, l'impresa di fare a pezzi la sinistra è riuscita a Donald Tusk, che forse non ci pensava neanche.

Chi resta fuori
Restano fuori dalla Camera bassa polacca la Lega delle Famiglie Polacche e Autodifesa, i due partiti ultra-conservatori che hanno fatto a lungo da stampella al governo di Jaroslaw Kaczynski.
Resta fuori l'estrema sinistra (un fatto che dovrebbe fare riflettere noi italiani) e tutti gli altri, compreso il Partito delle Donne, che aveva suscitato scalpore con il suo manifesto dove sette donne posavano senza veli.

Conclusioni
La Dieta Polacca sarà quindi composta di soli quattro partiti, ai quali si potrebbe aggiungere un parlamentare della Minoranza Tedesca.
C'è da sperare che questa sia l'ultima volta che i polacchi mandano a casa il governo uscente (finora è sempre accaduto, come in Italia) e che la Polonia diventi una democrazia sempre più forte, che possa servire da esempio ai vicini, in primis all'Ucraina ancora spaccata di cui speriamo Tusk si faccia avvocato in Europa più di quanto non lo sia stato Kaczynski.
Intanto è tempo di brindare alla nuova Polonia e di dire ai cugini polacchi: "Bentornati in Europa!"

(di Michele Bondesan)



22 ottobre 2007

Rieccoci!

Dopo più di un mese di silenzio (dovuto principalmente ai miei impegni universitari), Viva l'Europa! è di ritorno.
Passate le elezioni ucraine che hanno visto il ritorno di Julija Tymoshenko e degli arancioni, oggi l'Europa festeggia il ritorno della Polonia. Ed è proprio con la vittoria dei liberali polacchi che inizieremo quest'oggi a narrare la giornata elettorale di ieri in Europa.




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8 settembre 2007

Koniec Sejmu, ostra kampania

Sejm skrócil w piatek w nocy swoja kadencje. Kwadrans potem prezydent odwolal wiekszosc ministrów, a premier powierzyl im kierowanie resortami. Tej samej nocy Lech Kaczynski oglosil termin wyborów: 21 pazdziernika
Od dzis politycy moga sie skupic na kampanii wyborczej. Wnioski opozycji o wotum nieufnosci dla ministrów sa bezprzedmiotowe, a wiec Sejm nie mial nad czym obradowac w sobote. - Nie mialem innego wyjscia, jak wystapic o odwolanie ministrów i powierzyc im kierowanie resortami - tlumaczyl premier Jaroslaw Kaczynski. -Nie wykluczam, ze w przyszlosci wystapie do prezydenta o ponowne powolanie ich na te funkcje, bo to nie politykierzy beda oceniali rzad, tylko wyborcy -oswiadczyl. Przyszlosc okazala sie bardzo bliska - tej samej nocy prezydent powolal ponownie Anne Fotyge na szefowa MSZ. Mozna sie tez spodziewac szybkiej nominacji dla Jerzego Polaczka, ministra transportu.
Marszalek Sejmu Ludwik Dorn pytany, czy prezydent, odwolujac ministrów i w ten sposób ograniczajac kontrolna funkcje Sejmu, nie naruszyl konstytucji, odparl: - Prezydent nie bedzie stal na strazy infantylnych trików politycznych. Premier Kaczynski nie bronil honoru swojego rzadu i dokonan PiS podczas sejmowej debaty nad samorozwiazaniem izby. W ogóle nie bylo go wtedy w Sejmie. Zjawil sie dopiero kilkanascie minut przed ostatecznym rozstrzygnieciem, aby dodac ducha poslom Prawa i Sprawiedliwosci. Przekonywal ich, zeby sie nie bali skrócenia kadencji, bo PiS wygra wybory i bedzie dalej rzadzic.

Tusk gwiazda parlamentu
Do debaty nad samorozwiazaniem Klub PiS oddelegowal szeregowego posla Jacka Kurskiego, znanego z blyskotliwych wystapien i cietych ripost. Ale to Donald Tusk, lider Platformy Obywatelskiej, byl w piatek gwiazda parlamentu. Przemawial brawurowo w debacie nad samorozwiazaniem Sejmu, nie szczedzac rzadzacym krytyki. -Ze bralismy sie po to, by przyjac kapitulacje Jaroslawa Kaczynskiego -mówil lider PO. - I jest to kapitulacja bezwarunkowa. Najwieksza partia w Sejmie i Senacie poddaje sie, bo nie potrafi rzadzic. Tusk wytknal PiS, ze w imie rewolucji moralnej zafundowalo Polsce wicepremierów Giertycha i Leppera, prokuratora Kaczmarka i prezesa PZU Netzla. - To wyscie ich wytrzasneli, bo potrzebni wam byli ludzie, którzy z moralnoscia maja tyle wspólnego, co wy z prawem i sprawiedliwoscia -mówil Tusk, zbierajac burzliwe oklaski.
Suchej nitki na PiS nie zostawil tez Jerzy Szmajdzinski z SLD. - Wczesniejsze wybory to spektakularna porazka ekipy rzadzacej - grzmial z mównicy sejmowej szef Klubu Sojuszu. - Inwigilacja, podsluchy, prowokacje, insynuacje, wyzwiska i przecieki, wszystko to jest na porzadku dziennym. Pora, bysmy przerwali to pasmo szalenstw i oddali decyzje w rece wyborców. To pierwszy krok w kierunku odsuniecia PiS od wladzy. - Marzenia - krzyczal do niego Marek Suski z PiS. A Jacek Kurski wolal: - Wygramy te wybory, zobaczycie.

Polacy wola Kaczynskiego
-Te rzekome emocje to wyborczy teatr - smieje sie politolog Marek Migalski. -W sprawie samorozwiazania wszystko bylo wczesniej przesadzone. Dlatego politycy nie mówili do siebie, tylko do wyborców. To byl po prostu mocny poczatek kampanii.
A walka bedzie naprawde ostra. Premier juz dzisiaj ruszyl w Polske. Najpierw odwiedzi powodzian, a pózniej zjazdy partyjne w terenie.
Wedlug rankingu kandydatów na premiera przeprowadzonego przez GfK Polonia na zlecenie "Rz" na pierwszym miejscu znalazl sie Jaroslaw Kaczynski. Co piaty Polak powierzylby mu kierowanie nowym rzadem. Drugi byl Kazimierz Marcinkiewicz, a dopiero trzeci lider PO Donald Tusk.

ELIZA OLCZYK (www.rzeczpospolita.pl)


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8 settembre 2007

Elezioni anticipate in Polonia

Nuove elezioni in vista in Polonia. Il parlamento di Varsavia, come previsto, ha ieri deliberato di sciogliersi per mettere fine a una crisi politica che andava avanti da diverse settimane.
A favore di elezioni anticipate si sono espressi oltre due terzi dei deputati.
Il primo ministro Jaroslaw Kaczynski non riusciva infatti più a governare dopo i litigi tra il suo partito conservatore Diritto e giustizia e i suoi alleati, il partito dell'Autodifesa e l'ultracattolica Lega delle famiglie polacche.
La data delle nuove consultazioni, che dovranno tenersi entro 45 giorni, potrebbe essere quella del 21 ottobre.
L'opposizione spera che il ritorno alle urne significhi la fine dello strapotere dei genelli Kaczynski, uno dei quali Lech, rimarrà comunque in carica come Presidente della repubblica.
Ma non pochi si aspettano che i fratelli - dopo aver usato i servizi segreti per spiare oppositori e giornalisti, come sono accusati di aver fatto - stiano preparando colpi bassi per la campagna elettorale.

(da EuroNews)



6 settembre 2007

L'Italia vuole la Libia nell'ENP

(ANSA) - BRUXELLES, 3 SET - L'Italia chiede ''di recuperare un rapporto pieno tra l'Unione Europea e la Libia''. E lo fa intervenendo alla prima conferenza a livello ministeriale sulla politica di vicinato (Pev), la cornice con la quale la Ue gestisce le sue relazioni con i vicini 'di casa', dall'Ucraina, al Caucaso ai paesi del nord Africa. A questo primo appuntamento, voluto dalla Commissione Ue e dalla presidenza portoghese di turno, che ha come obiettivo il rafforzamento della Pev a tre anni dal suo lancio, la Libia partecipa in qualita' di ''osservatore'', come la Siria e la Bielorussia. ''E' giunto il momento affinche' la Libia possa entrare a pieno titolo nelle politiche di vicinato della Ue'', ha detto il sottosegretario degli esteri Famiano Crucianelli, che ha rappresentato l'Italia a Bruxelles. Il governo italiano ritiene che, dopo la soluzione positiva della vicenda delle infermiere bulgare e del medico palestinese, ''oggi ci sono condizioni migliori'' per avviare nuove relazioni con Tripoli. Pertanto, ''l'Italia auspica una piena integrazione della Libia nelle politiche europee''. La Libia e' l'unico paese della cintura mediterranea che non partecipa alla Politica di vicinato e neppure al Processo di Barcellona. ''Finora, il governo libico non ha avanzato alcuna richiesta in questo senso'', ha rilevato Christiane Hohmann, portavoce della commissaria Ue agli affari esteri Benita Ferrero-Waldner, annunciando un incontro bilaterale tra la stessa commissaria e il vice ministro libico, Abdullati Abrahim Elobeidi. Durante l'incontro, il primo dopo la liberazione del personale medico in luglio, e' stato evocato il tema delle future relazioni. ''Spetta agli Stati membri decidere quale tipo di mandato negoziale affidare alla Commissione'', ha detto la portavoce. ''La questione sara' definita dai ministri degli esteri della Ue, nella riunione del Consiglio prevista in ottobre a Lussemburgo''. Per ottenere il rilascio delle infermiere e del medico, condannati a morte, la Ue ha promesso a Tripoli di migliorare il quadro delle relazioni. L'accordo firmato prevede una nuova cooperazione in cinque aree, tra cui misure per facilitare le esportazioni libiche verso il mercato europeo, un dispositivo per la sorveglianza delle frontiere libiche per terra e per mare per affrontare l'immigrazione clandestina e facilitazioni per i visti. (ANSA). OS

Tanto per non smentire l'orrida politica di cui è stato padre, e per portare avanti quella filoaraba, Prodi con il suo governicchio vuole snaturare ancora di più la ENP estendendola alla Libia, che ci risulta essere una dittatura come la Siria e la Bielorussia. Sarà forse per questo che sono semplici "osservatori", no?


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6 settembre 2007

La ENP semina il disaccordo

(di Marisa Ostolani) (ANSA) - BRUXELLES, 3 SET - L'Unione europea e i paesi vicini hanno concordato, oggi a Bruxelles nella loro prima conferenza ad alto livello, di rafforzare le relazioni nei settori chiave dell'energia, del commercio estero e della sicurezza, registrando pero' punti di vista diversi su come sviluppare la politica di vicinato (Pev), a tre anni dal suo lancio. I rappresentanti a livello ministeriale dei 27 paesi della Ue e dei 16 paesi che rappresentano 'l'anello di amici', dall' Ucraina, al Caucaso ai paesi del nord Africa, piu' Libia, Bielorussia e Siria, in qualita' di ''osservatori'', hanno dato nuovo impulso ad una politica che puo' contare su 12 miliardi di euro di programmi economici piu' altri aiuti in cambio di riforme e sviluppo democratico. Restano pero' differenze sostanziali sulla direzione da privilegiare: puntare di piu' ai paesi della cintura dell'Est o a quelli dell'area del sud che, secondo il presidente francese Nicolas Sarzoky, dovrebbe formare il nucleo dell'Unione mediterranea? E ancora: la Pev va considerata anticamera per un futuro allargamento della Ue? Secondo l'Italia, che la sostiene ''con grande determinazione e convinzione'', la politica di vicinato della Ue deve ''comportarsi in modo uguale verso i Paesi dell'est e del sud''. ''Bisogna evitare una sciocca e pericolosa competizione tra est e sud'', ha detto il sottosegretario Famiano Crucianelli. ''Sono evidenti le ragioni di carattere politico, economico e sociale per fare dell'area del sud e del Mediterraneo una centralita' della nostra iniziativa, ma cio' non deve comportare di trascurare i paesi dell'est. E' una scelta strategica quella di costruire relazioni speciali con tutti i paesi che confinano con la Ue''. L'Italia ha cosi' chiesto ''una politica piu' dinamica verso la sponda del Mediterraneo'' ed ha auspicato ''una integrazione piena'' della Libia, ma al tempo stesso ha insistito sull'importanza di ''legami forti'' con le regioni del Mar nero e del Caucaso, a cominciare dai problemi dell'energia. Il presidente della Commissione Ue Jose' Manuel Durao Barroso e il ministro degli esteri portoghese Luis Amado, presidente di turno del Consiglio, hanno suggerito di rafforzare la politica di vicinato seguendo il criterio della ''differenziazione''. D'accordo il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos purche' - ha precisato - ''non rappresenti una discriminazione''. Il ministro degli esteri polacco Anna Fotyga ha insistito sulla necessita' di mantenere lo sguardo ben puntato ad est, evocando anche la possibilita' di uno sbocco nella famiglia europea per ''l'Ucraina e probabilmente la Moldovia''. Il ministro britannico agli affari europei, Jim Murphy, ha sponsorizzato l'ipotesi di una Pev anticamera dell'allargamento. ''Per quei paesi che cercano una prospettiva piu' ampia, le porte della Ue devono restare aperta'', ha detto. Nettamente contrario il suo collega tedesco Guenter Gloser, per il quale la politica di vicinato ''e' un enorme contributo'' alla promozione di sicurezza e prosperita' in Europa, ma ''non ha assolutamente nulla a che fare con una futura prospettiva di ingresso nella Ue''. I rappresentanti dei paesi vicini hanno applaudito l'iniziativa e da questo primo forum (che si ripetera' con cadenze probabilmente semestrali) hanno lanciato proposte e suggerimenti per aumentare il libero scambio e rafforzare la cooperazione energetica. Un settore che potrebbe avvalersi delle risorse dei paesi dell'est come del sole e del vento di cui sono ricchi i paesi dell'area del sud. (ANSA). OS

Ripetiamolo ancora perché sembra che molti europei (in primis i politici nazionali e di Bruxelles) non l'abbiano capito: la Politica Europea di Vicinato (meglio nota come ENP, non come PEV!) è, con espressione calderoliana, "una porcata".
Non a caso è nata durante la peggior presidenza della Commissione europea degli ultimi decenni, quella di Romano Prodi (tale giudizio venne a più riprese anche da giornali di sinistra come il francese Libération).
Chi segue la politica italiana sa che Prodi è un leader ambiguo, che preferisce non prendere decisioni importanti. Così, dopo essersi reso conto che la strategia del big bang (ossia l'allargamento dell'UE a dieci paesi in un colpo solo, che tanti mal di pancia causò tra le cancellerie di mezza Europa) non era stata una buona idea, ebbe una pensata, quella di creare le due Europe: quella che fa parte o potrà far parte dell'UE e quella che non potrà. Nasce così la famigerata espressione di "anello di Paesi amici", con i quali "condividere tutto, tutto, ma proprio tutto... tranne le istituzioni". Così si espresse un Prodi altamente mellifluo alla conferenza UE-Ucraina di Yalta del 2003, con Presidente UE Berlusconi, il quale al contrario si mostrava rassicurante di fronte alle domande insistenti di giornalisti e politici ucraini sulla prospettiva dell'adesione del loro Paese all'UE. E si badi che si era ancora sotto il filorusso Kutchma, la rivoluzione arancione di Yuschenko non era ancora passata.
Così Prodi volle accontentare tutti: tedeschi, olandesi e francesi dichiarando che dopo i Balcani l'allargamento si sarebbe fermato; nordafricani e mediorientali coinvolgendoli nella stessa politica applicata all'Europa dell'Est. Poco importa se così facendo ha scontentato ucraini, moldavi, bielorussi, georgiani, armeni, azeri e via dicendo. Poco importa se adesso un egiziano e un ucraino sono sulla stessa barca. D'altronde, il commissario per l'allargamento della Commissione Prodi non fu quel Günther Verheugen che disse che "la Turchia ha degli elementi europei, mentre l'Ucraina si trova al confine tra Europa ed Asia"?
Purtroppo la Commissione e i politici nazionali attuali continuano a cavalcare l'onda dell'euroscetticismo e non hanno avuto il coraggio di bocciare quella politica.
Finché non ci si renderà conto che Kiev non è Il Cairo, che la Georgia non è la Palestina, che, insomma, essere europei non è come essere mediterranei, fino allora l'Unione Europea di Bruxelles sarà un'istituzione anti-europea e razzista, che considera croati, serbi, albanesi e turchi più europei di ucraini, moldavi, bielorussi, armeni e compagnia. Onore a quei pochi politici che non sono caduti nella trappola di Prodi (Silvio Berlusconi, i polacchi e qualche altro). Fino al giorno in cui l'ultimo Paese europeo non avrà raggiunto la famiglia a cui appartiene per storia e cultura, l'UE si comporterà come i maiali di orwelliana memoria: tutti gli Stati dell'Europa saranno europei, ma alcuni saranno più europei di altri.
Grazie ancora, Mister Prodi!

(di Michele Bondesan)



6 settembre 2007

Nuovi dialoghi sulla riunificazione di Cipro

Un incontro patrocinato dall'Onu fra i leader greco-cipriota e quello turco-cipriota per rilanciare il dialogo sulla possibile riunificazione dell'isola.
Tassos Papadopoulus, Presidente greco-cipriota e Mehmet Ali Talat, leader della Repubblica Turca di Cipro Nord, si sono incontrati nella "zona verde" della città di Nicosia. Scopo dell'incontro: cercare di resuscitare l'accordo raggiunto in luglio 2006 ma che da allora giace inapplicato.
Le due comunità sono divise da ormai 33 anni. Ad aprile 2004 la parte greca boccia con un quasi plebiscito il referendum sul piano di riunificazione proposto dall'allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. Una settimana dopo il referendum, la sola parte greca entra ufficialmente a far parte dell'Unione Europea.
La Repubblica Turca di Cipro Nord resta una entità riconosciuta esclusivamente da Ankara. Lo stallo dei negoziati rimette in gioco il rischio che l'unica soluzione sia la separazione permanente delle due parti.

(da EuroNews)


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