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15 dicembre 2008

Cortei in Russia contro la riforma costituzionale

Fra le 100 e le 150 persone sono state fermate a Mosca e a San Pietroburgo nel corso di manifestazioni contro il governo. I dimostranti protestavano contro il progetto di riforma costituzionale che porterebbe da 4 a 6 anni il mandato del presidente russo:
“Sono venuta per dire che i russi devono essere liberi – dice una dimostrante – Che tutti, dal primo ministro Putin ai senza tetto, tutti devono obbedire alle leggi. La legge deve essere uguale per tutti”.
La polizia sarebbe intervenuta perché, secondo le autorità, i dimostranti avrebbero insistito per radunarsi in un luogo per il quale non era stata concessa l’autorizzazione, per ragioni di traffico.
Le marce del malcontento sono diventate uno dei marchi di fabbrica di un eterogeneo movimento di opposizione che va dai liberali all’ultrasinistra. Uno dei cortei era animato anche da ex ufficiali dell’esercito in pensione. Uno di loro è fra i fermati.
Mentre gli anti-Putin tentavano di occupare la piazza, sulla stessa piazza i pro-Putin del gruppo Giovane Russia, occupavano il tetto di uno stabile per manifestare contro i manifestanti.


(da Euronews)



21 luglio 2007

Guerra di spie, Mosca si vendica con Londra

 Mosca usa il bastone e la carota nella vicenda Litvinenko. Ieri ha risposto alle misure diplomatiche annunciate lunedì da Londra, che si era rifiutata di estradare l’uomo d’affari russo Andrei Lugovoi, con un provvedimento simmetrico. Ha consegnato all’ambasciatore britannico nella capitale russa una nota ufficiale che dichiara persone non gradite quattro membri dello staff dell’ambasciata, «che devono lasciare la Russia entro dieci giorni».
Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Mikhail Kaminin, ha inoltre annunciato che i funzionari russi «non chiederanno visti britannici, mentre le richieste di visto del governo britannico non saranno prese in considerazione».
Le misure di Londra, afferma ancora Kaminin, rendono «impossibile sviluppare la cooperazione antiterrorismo tra Russia e Gran Bretagna». E l’effetto sarà l’interruzione dei rapporti tra i servizi segreti dei due Paesi nella lotta contro il terrorismo e il blocco del reciproco scambio di dati e informazioni.
D’altro canto, però, il leader del Cremlino, Vladimir Putin, rompendo il silenzio sulla vicenda, ha intenzionalmente smorzato i toni della vicenda dicendosi certo che i due Paesi, ispirandosi al buon senso e al rispetto degli interessi legittimi, «supereranno» questa «mini crisi».
La reazione russa di ieri è arrivata in una situazione di rapporti bilaterali sempre più deteriorati, dopo le notizie di martedì su una presunta violazione dello spazio aereo britannico da parte di bombardieri russi e, in particolare, dell’arresto di un sicario incaricato di uccidere il magnate russo Boris Berezovski, riparato a Londra nel 2000 dopo essere entrato in rotta di collisione con il Cremlino.
Il neo-ministro degli Esteri britannico, David Milliband, ha reagito definendo le contromisure russe «completamente ingiustificate», dopo che aveva incassato tra martedì e ieri la solidarietà della presidenza di turno portoghese dell’Unione Europea e del segretario di Stato americano Condoleezza Rice. La solidarietà europea, potrebbe tra l’altro danneggiare i rapporti tra Ue e Mosca, se venisse manifestata «in modo selettivo solo verso il nostro Paese», come ha ammonito Vladimir Cizhov, il rappresentante permanente della Russia presso le istituzioni europee.
Ma anche Kaminin, dopo Putin, ha gettato acqua sul fuoco, sottolineando come la risposta di Mosca sia stata «mirata, equilibrata e minimamente necessaria», dopo la «consapevole scelta di Londra di aggravare le relazioni bilaterali». «Il governo laburista è guidato da tutto tranne che dal buon senso e dal pragmatismo tipicamente britannico, ma sono convinto che alla fine il buon senso prevarrà e che le relazioni russo-britanniche saranno liberate da circostanze artificiose e gravose, come le speculazioni interne britanniche o la spinta a giocare la carta russa nella politica europea o euro-atlantica», ha osservato Kaminin.
Anche per la maggior parte degli analisti, da Gleb Pavloski a Serghei Markov, quella russa è stata una contromossa «moderata», «speculare», «la minima possibile», per non compromettere relazioni che hanno anche un forte risvolto economico-finanziario, dato che la Gran Bretagna resta il primo investitore straniero in Russia.
Il quotidiano Izvestia aveva già previsto nei giorni scorsi che Londra e Mosca avrebbero «litigato malvolentieri», costrette a mosse obbligate in contesti politici interni dove rispettivamente un leader appena insediato come Gordon Brown ha bisogno di acquistare consensi, e uno in partenza come Putin vuole mantenerli per consegnarli in dote al suo successore.
«Bisogna ponderare le proprie azioni, e rispettare con il buon senso i diritti e gli interessi dei propri partner, allora la situazione migliorerà e la mini-crisi verrà superata», ha detto Putin a Saransk, nell’ovest della Russia, dopo un incontro con il presidente finlandese Tarja Halonen e con il premier ungherese Ferenc Gyurcsany.

(di Nicola Greco sul Giornale del 20 luglio)


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permalink | inviato da vivaleuropa il 21/7/2007 alle 9:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 luglio 2007

Guerra fredda tra Russia e Gran Bretegna sul caso Litvinenko

E' ormai alta tensione tra Russia e Gran Bretagna sul caso Litvinenko. La decisione del Foreign Office di espellere quattro diplomatici russi dopo il rifiuto di Mosca di concedere l'estradizione di Andrei Lugovoi, principale indiziato nell'omicidio dell'ex agente segreto, ha surriscaldato gli animi al Cremlino.
"Consideriamo immorale la posizione di Londra - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri russo Mikhail Kamynin - e soprattutto a Londra dovrebbero capire che le azioni provocatorie non mancheranno di provocare reazioni e porteranno a serie conseguenze per le relazioni russo-britanniche nel loro complesso".
Dalla Germania, dove ha tenuto la sua prima visita all'estero, il premier britannico Gordon Brown ha detto che intende collaborare in maniera costruttiva con la Russia, ma ha difeso la decisione riguardo all'espulsione: "Quando avviene un omicidio sul suolo britannico - ha detto il premier - ci aspettiamo che altri Paesi collaborino. Non devo chiedere scusa per l'azione che abbiamo intrapreso. Ma voglio una soluzione nella questione il più presto possibile".
E sulla questione è intervenuto lo stesso Lugovoi, secondo cui la mossa di Londra è «la chiara dimostrazione che tutta la vicenda è un caso politico».
Il governo Brown discuterà dell'atteggiamento russo sul caso Litvinenko, che ha portato le relazioni tra i due Paesi al loro momento più critico degli ultimi dieci anni, con i partner europei.


(da EuroNews)


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permalink | inviato da vivaleuropa il 17/7/2007 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 giugno 2007

Continua il braccio di ferro tra Putin e l'Occidente

 Clicca per ingrandire 
Litvinenko, ricatto di Mosca: ora indagheremo su Londra

È quasi una guerra personale tra Putin e Blair, che il capo del Cremlino conduce con lo stesso spregio delle convenzioni internazionali già mostrato in occasione della crisi con l’Ucraina. Nemmeno l’imminente uscita di scena del premier britannico è servita a rasserenare una relazione che era amichevole fino a un paio di anni fa e che, dall’assassinio a Londra del dissidente Litvinenko, è diventata di aperta disistima. Il 23 novembre scorso l’ex spia del Kgb morì dopo essere stata avvelenata con il polonio-210. Prima di spirare Litvinenko aveva trovato la forza di indicare il nome del suo probabile omicida, Andrei Lugovoi, un ex collega, con cui si era incontrato in un hotel londinese.
Normale, per Londra, chiederne l’estradizione, anche perché tracce di polonio erano state trovate nelle stanze d’albergo da lui frequentate e sugli aerei da lui presi in quei giorni. Insomma, gli indizi erano assai solidi. Se anche non fosse il killer, di certo è bene informato sulla vicenda.
E invece no. Mosca dapprima ha rifiutato l’assistenza giuridica, poi lo stesso Lugovoi ha ribaltato il quadro con accuse tanto audaci quanto inverosimili. A uccidere Litvinenko non sarebbe stato l’Fsb (erede del Kgb), ma il servizio segreto britannico Mi-5, che aveva assoldato il defunto ex agente russo e che aveva cercato di reclutare anche lo stesso Lugovoi. «L’avvelenamento non sarebbe potuto avvenire fuori dal controllo dei servizi britannici», ha dichiarato quindici giorni fa l’imprenditore ed ex collaboratore del Kgb in una conferenza stampa. «Se non sono stati i servizi speciali ad averlo ucciso, allora l’omicidio è stato realizzato sotto il loro controllo o con il loro consenso». A suo giudizio, Litvinenko fu reclutato dai servizi britannici ma «sfuggì al loro controllo» e «per questo fu eliminato».
Ora un nuovo colpo di scena: la procura russa ritiene le accuse di Lugovoi credibili; tanto credibili da avviare un procedimento penale contro ignoti per spionaggio. Insomma, la faccenda si fa seria e mira a coinvolgere uno dei personaggi più controversi della Russia post-comunista: il miliardario Boris Berezovsky, che è arcinemico di Putin, che era grande amico di Litvinenko e che, recentemente, ha pronosticato l’imminente caduta del «clan del capo del Cremlino», naturalmente grazie a un’operazione occulta da lui finanziata.È quasi una guerra personale tra Putin e Blair, che il capo del Cremlino conduce con lo stesso spregio delle convenzioni internazionali già mostrato in occasione della crisi con l’Ucraina. Nemmeno l’imminente uscita di scena del premier britannico è servita a rasserenare una relazione che era amichevole fino a un paio di anni fa e che, dall’assassinio a Londra del dissidente Litvinenko, è diventata di aperta disistima. Il 23 novembre scorso l’ex spia del Kgb morì dopo essere stata avvelenata con il polonio-210. Prima di spirare Litvinenko aveva trovato la forza di indicare il nome del suo probabile omicida, Andrei Lugovoi, un ex collega, con cui si era incontrato in un hotel londinese.
Normale, per Londra, chiederne l’estradizione, anche perché tracce di polonio erano state trovate nelle stanze d’albergo da lui frequentate e sugli aerei da lui presi in quei giorni. Insomma, gli indizi erano assai solidi. Se anche non fosse il killer, di certo è bene informato sulla vicenda.
E invece no. Mosca dapprima ha rifiutato l’assistenza giuridica, poi lo stesso Lugovoi ha ribaltato il quadro con accuse tanto audaci quanto inverosimili. A uccidere Litvinenko non sarebbe stato l’Fsb (erede del Kgb), ma il servizio segreto britannico Mi-5, che aveva assoldato il defunto ex agente russo e che aveva cercato di reclutare anche lo stesso Lugovoi. «L’avvelenamento non sarebbe potuto avvenire fuori dal controllo dei servizi britannici», ha dichiarato quindici giorni fa l’imprenditore ed ex collaboratore del Kgb in una conferenza stampa. «Se non sono stati i servizi speciali ad averlo ucciso, allora l’omicidio è stato realizzato sotto il loro controllo o con il loro consenso». A suo giudizio, Litvinenko fu reclutato dai servizi britannici ma «sfuggì al loro controllo» e «per questo fu eliminato».
Ora un nuovo colpo di scena: la procura russa ritiene le accuse di Lugovoi credibili; tanto credibili da avviare un procedimento penale contro ignoti per spionaggio. Insomma, la faccenda si fa seria e mira a coinvolgere uno dei personaggi più controversi della Russia post-comunista: il miliardario Boris Berezovsky, che è arcinemico di Putin, che era grande amico di Litvinenko e che, recentemente, ha pronosticato l’imminente caduta del «clan del capo del Cremlino», naturalmente grazie a un’operazione occulta da lui finanziata.
Berezovsky vive in esilio a Londra e da tempo il presidente russo cerca un pretesto per indurre il governo britannico a rispedirlo in patria. La mossa di ieri mira a convincere Londra a sbarazzarsi di colui che non porta alcun beneficio agli inglesi e che, al contrario, rischia di rovinare le relazioni tra i due Paesi. Berezovsky, infatti, - sempre secondo le accuse di Lugovoi - sarebbe in combutta con i servizi segreti britannici, che lo avrebbero incaricato di raccogliere materiale compromettente su Putin.
A questo punto è probabile che l’inchiesta si concluderà con la scoperta di «prove» che dimostreranno le responsabilità dell’Mi-5 e, dunque, con l’apertura di un’imbarazzante crisi diplomatica con la Gran Bretagna. Fuori dalla Russia nessuno crede che Litvinenko possa essere stato ucciso dagli inglesi, né che Berezovsky sia un informatore; ma per Putin questi sono dettagli trascurabili. Il capo del Cremlino cerca pretesti per ricorrere a un argomento persuasivo che ultimamente sembra prediligere: il ricatto. Lo ha usato nei confronti dell’Ucraina, della Georgia, della Bielorussia; ora tocca alla Gran Bretagna. Downing Street è avvisata.

(Marcello Foa su Il Giornale, 16 giugno 2007)


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