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5 novembre 2007

Un altro successo per Sarkozy

Sarkozy risolve anche la crisi del traffico di bimbi

Dopo le infermiere bulgare anche tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole devono ringraziare l’Eliseo di Nicolas Sarkozy per la libertà ritrovata. Con Idriss Deby, presidente del Ciad, l’operazione è stata più agevole e rapida che con Muammar Gheddafi, ma il presidente francese ha voluto dimostrare anche in questa situazione che la diplomazia che lui preferisce è quella personale. La diplomazia dei colpi a effetto, che sembra la variante internazionale di quella politica-spettacolo che ha esaltato e spaccato l’opinione francese all’interno.
«Rambo-Sarko», come è stato chiamato in altre occasioni, ha piazzato così ieri un altro colpo mostrando che la mancanza della ex moglie Cecilia che lo aveva rappresentato a Tripoli nel luglio scorso non costituisce un handicap per l’Eliseo e che dove altri non arrivano, arriva lui. Che il dossier stesse a cuore al presidente francese lo si era capito fin dall’inizio con la decisione di scavalcare il Quai d’Orsay e avviare un confronto telefonico diretto con il suo omologo a N’djamena, Idriss Deby.
Il settore è delicato; la vicenda dell’Arche de Zoé potrebbe, secondo alcuni osservatori, essere strumentalizzata dal presidente africano che avrebbe subìto a malincuore le pressioni del protettore francese perché accettasse la presenza nella regione della forza internazionale Eufor che si dovrà dispiegare prossimamente. Inoltre il pressing compiuto da Sarkozy ha alle spalle un largo appoggio anche militare all’esercito del Ciad: sono aerei militari francesi a trasportare le truppe di N’djamena, sono gli stessi aerei che recuperano i feriti e li trasportano verso centri di cura; sono ancora francesi le fonti che avvertono l’esercito del presidente Deby sugli spostamenti dei ribelli.
È anche per questo che Sarkozy ha potuto esporsi dicendosi fin dall’inizio fiducioso, fin dal suo primo colloquio telefonico. Ieri da N’djamena ha negato che vi siano collegamenti tra le inchieste ciadiane e il dispiegamento dell’Eufor, ha detto di credere nella giustizia dell’ex colonia, ma ha chiesto che i francesi vengano giudicati in patria, come prevede un trattato bilaterale tra i due Paesi. Sullo sfondo il malumore della magistratura del Ciad che si sarebbe sentita asfissiata dal pressing politico. 
Non è una coincidenza che l’annuncio della partenza di Sarkozy da Parigi a bordo di un Airbus A319 sia avvenuta quasi contemporaneamente alle notizie del rilascio dei tre giornalisti francesi e delle quattro hostess dell’aereo spagnolo che doveva trasportare 103 bambini provenienti dall’area di confine tra Ciad e Darfur verso la Francia. Poco dopo si è inoltre saputo che il volo avrebbe fatto scalo a Madrid, nonostante la cosa non fosse vista con favore dal governo spagnolo, per accompagnare fino in patria le hostess che in un primo momento si diceva sarebbero arrivate a Parigi e poi ripartite.

(da
www.ilgiornale.it)


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21 luglio 2007

Possibile triumvirato europeo tra Francia, Germania e Gran Bretagna

(ANSA) - LONDRA, 20 LUG - Si profila un possibile triumvirato europeo tra Francia, Germania e Gran Bretagna. Secondo indiscrezioni pubblicate oggi dal 'Financial Times' il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proposto al primo ministro britannico ''incontri regolari per armonizzare le rispettive posizioni'' in vista dei summit del Consiglio europeo. Sulla falsariga di quanto gia' avviene tra Francia e Germania. L'idea e' stata lanciata da Sarkozy in vista della visita odierna di Brown all'Eliseo, a riprova che - sottolinea il quotidiano della City - il nuovo presidente francese vorrebbe ''formare una 'troika' tra i tre principali stati membri dell'Unione europea per indirizzare l'agenda dell'organizzazione''. A detta del 'Financial Times' Sarkozy punta a creare uno zoccolo duro composto dai maggiori paesi europei in modo da pilotare al meglio una Ue poco governabile dopo l'allargamento a 27. I leader di Francia e Germania gia' da anni si vedono regolarmente ogni sei-otto settimane, Sarkozy vorrebbe fare lo stesso con Brown. Il governo di Sua Maesta' non sembra pero' molto entusiasta alla proposta. ''Siamo tutti a favore di un'armonizzazione delle posizione. Ma a nostro avviso non deve essere fatto a scapito dei paesi piu' piccoli'', ha detto una fonte diplomatica britannica al 'Financial Times'. ''Quello che vogliamo sono relazioni stabili con tutti i nostri alleati, non soltanto con la Francia'', ha detto al giornale finanziario un portavoce di Brown. (ANSA). I66-LQ



6 luglio 2007

Scandalo Clearstream: perquisita casa di Villepin

I magistrati francesi hanno perquisito per oltre 6 ore l'abitazione dell'ex primo ministro Dominique de Villepin nel quadro dell'indagine sullo scandalo Clearstream, la presunta manovra orchestrata nel 2004 per screditare il futuro presidente della repubblica Nicolas Sarkozy con false accuse di corruzione.
Villepin era stato sentito dai giudici già lo scorso dicembre in qualità di testimone. Al termine dell'interrogatorio si era detto felice di poter collaborare definedosi lui stesso una vittima di calunnie e menzogne. Secondo voci provenienti dagli ambienti giudiziari, Villepin potrebbe essere ora iscritto nel registro degli indagati. L'uomo politico in ogni caso ha chiesto di essere assistito da un avvocato.
L'inchiesta sarebbe arrivata a una svolta alcuni giorni fa con il recupero dal computer portatile di un generale dei servizi segreti di un file di 30.000 pagine che era stato precedentemente cancellato. In queste note si sosteneva che l'ordine di "incastrare" Sarkozy proveniva dal suo rivale Villepin, che agiva addirittura su indicazione dell'allora presidente della repubblica Jacques Chirac.
Lo scandalo scoppiò con la consegna alla magistratura di falsi estratti conto della società Clearstream nei quali alcuni politici, fra cui Sarkozy, figuravano come destinatari di tangenti. Se la vicenda ha contribuito a rovinare la carriera di Villepin, Chirac appellandosi all'immunità presidenziale ha fatto sapere che non testimonierà.

(da EuroNews)


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5 luglio 2007

Nuove rivelazioni coinvolgono Chirac nello scandalo delle calunnie a Sarkozy

Nuovi elementi nell'inchiesta Clearstream tirano in ballo Jacques Chirac e Dominique de Villepin. Una nota cancellata da un computer ma ricostruita da periti informatici affermerebbe che sono stati l'ex presidente della repubblica francese e l'allora ministro degli esteri a spingere un corvo a denunciare l'astro nascente del loro partito Nicolas Sarkozy.
Nel 2004 il nome di Sarkozy, oggi capo dello Stato, fu associato a un giro di tangenti, salvo poi scoprire che le prove a suo carico erano state falsificate ad arte.
La nota che coinvolgerebbe Chirac e Villepin, secondo indiscrezioni, è stata recuperata nel computer portatile del generale Philippe Rondot, ex ufficiale dei servizi segreti francesi che condusse un'indagine parallela sulla vicenda.
Il generale è stato interrogato dai magistrati per tutta la giornata di ieri.
I giudici vogliono capire chi è stato a manomettere gli estratti conto della società finanziaria Clearstream usati per calunniare Sarkozy.


(da EuroNews)


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17 giugno 2007

Legislative Francia: non ci si chiede chi vincerà, ma di quanto vincerà

La Francia attende lo "tsunami" azzurro: Ump verso l'en plein
I francesi oggi votano per il secondo turno delle legislative, ma non è necessario attendere lo spoglio: l’Ump, il partito di centrodestra, ha già vinto. L’unica incognita è di quanto. Saranno «solo» 380 i deputati neogollisti, in un’assemblea che ne conta 577? O addirittura 463, numero fino al quale si spingono alcuni sondaggi? Poco importa. Nicolas Sarkozy sa che potrà contare su una maggioranza ampia per cambiare in profondità il Paese. Lui l’ha chiesta agli elettori, che già una settimana fa avevano risposto entusiasticamente: al primo turno erano stati assegnati 110 seggi - un record - quasi tutti all’Ump. Questa sera sapremo se sulla Francia si abbatterà uno «tsunami» o semplicemente un’ondata azzurra.
Di certo i socialisti appaiono tramortiti e, come sempre, divisi. Più che nei propri programmi confidano negli errori altrui; uno in particolare, quello commesso dal primo ministro François Fillon, che pochi giorni fa ha dichiarato di voler aumentare del 4,5% l’Iva per finanziare lo stato sociale. Una decisione che non è piaciuta: a destra molti l’hanno criticata, ritenendola in contraddizione con le promesse di alleggerimento fiscale garantito da Sarkozy; a sinistra tutti ne hanno denunciato gli effetti inflazionistici e la riduzione del potere d’acquisto, soprattutto a carico delle classi più basse. Fillon è subito corso ai ripari, precisando che si trattava di un progetto ancora da verificare e che comunque non sarebbe stato esaminato prima dell’estate. Come dire: è un’idea tra le tante.
Le polemiche sono diminuite, ma non sono rientrate del tutto, ponendo i partiti in una situazione paradossale, quasi a ruoli invertiti: il centrodestra costretto sulla difensiva per una riforma statalista e dai chiari intenti sociali; il partito socialista indotto a battersi contro l’aumento delle imposte. Schermaglie, che però qualche effetto, forse, hanno sortito. I leader della «gauche» ci contano e in chiusura di campagna elettorale si sono mostrati più fiduciosi. Il loro obiettivo in realtà è modesto: sarebbe già un successo se riuscissero a mantenere i seggi di cui disponevano nel Parlamento uscente ovvero 141 deputati più 8 affiliati.
Tutto dipenderà dalla partecipazione, che una settimana fa è stata bassissima, al 39,56%. Storicamente al ballottaggio scende ulteriormente e se non ci sarà un’inversione di tendenza potrebbe toccare il 45%. A disertare le urne sono soprattutto gli elettori di sinistra, che non hanno ancora smaltito la delusione per la sconfitta di Ségolène alle presidenziali. Quelli di destra sono, ovviamente, più motivati, ma non in tutte le fasce d’età. Il dato che accomuna la gauche e l’Ump è il crollo dalla partecipazione giovanile. I ragazzi tra i 18 e 30 anni che un mese fa si erano recati in massa a votare, non si interessano alle legislative; il che conferma da un lato la natura sempre più presidenziale del sistema politico francese, dall’altro la crescente sfiducia nei partiti.
Si spiega così il collasso del Partito comunista, che al primo turno ha perso molte roccaforti rosse, e che stasera potrebbe conquistare solo una dozzina di seggi. Il Fronte nazionale galleggia al 5% e non avrà deputati. Male, malissimo, anche quel François Bayrou, che alle presidenziali aveva ottenuto il 18,5% e che al primo turno delle legislative è precipitato al 7%. Il suo neonato Movimento democratico dovrebbe racimolare due o tre seggi, tra cui quello dello stesso Bayrou, che verosimilmente ha male interpretato il voto di un mese fa. Era convinto che in Francia si fossero create le condizioni per un terzo polo centrista, capace di rompere l’alternanza destra-sinistra. In realtà gli ultimi risultati dimostrano che il Paese non è interessato alla nascita di un centro forte e, che, a ben vedere, i francesi non nutrono particolare fiducia nemmeno in Bayrou; il quale il 22 aprile arrivò terzo nella prima tappa della corsa all’Eliseo non tanto per meriti personali, ma perché rappresentava l’unica possibile alternativa per quegli elettori di destra e di sinistra che non erano convinti né da Ségolène Royal, né da Nicolas Sarkozy. Correndo da solo l’ex leader dell’Udf ha ottenuto meno della metà dei voti.
La maggior parte dei grandi della politica francesi dovrebbe riuscire a entrare in Parlamento, con qualche possibile eccezione. A destra trema solo Alain Juppé, che, se non ottenesse il seggio, perderebbe anche il posto di ministro, in base alle ferree regole imposte da Sarkozy. A sinistra sono in bilico alcuni fedelissimi della Royal, tra cui in particolare lo stratega Julien Dray e l’ex portavoce Arnaud Montebourg. Sono gli unici brividi di un’elezione ampiamente scontata.

(di Marcello Foa su Il Giornale, 17 giugno 2007)


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