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25 ottobre 2007

Cronache dall'Inghilterristan

Parte il concorso "moschea più bella". Il Regno Unito è sempre più islamico

Sono il 3 per cento della popolazione, per un totale di due milioni di persone. Sono i musulmani del Regno Unito, quelli ufficialmente censiti perché quando si parla di immigrazione c’è sempre accanto la parola clandestinità e in quel caso i numeri possono essere anche superiori. Più difficile ancora però è il conteggio delle moschee e «centri culturali islamici». Le cifre variano tantissimo, da 1.000 fino a 3.000. Non è semplice distinguere una moschea da un centro culturale e spesso si possono trovare luoghi di preghiera per musulmani anche in una macelleria (che taglia la carne secondo i dettami dell’islam) o in un phone center. Su due milioni di persone, 3.000 luoghi di culto sono un numero notevole, basta pensare che gli induisti sono oltre un milione e di templi non ne hanno più di 40. Quel che è certo è che i musulmani in Gran Bretagna sono diventati la seconda comunità del Paese, scalzando quella storica indù legata a Londra da decenni per via del suo passato coloniale.
Se oltremanica l’islam è la seconda religione, i musulmani lì si sentono talmente a casa loro da aver organizzato il primo concorso nazionale per decretare la moschea più bella. Il concorso è aperto a tutti, e basta mandare una mail al sito di Islam Channel e indicare il modello che si preferisce sulla base di una foto dell’edificio. Ogni settimana c’è una sfida tra due moschee. Questa è la volta del centro islamico di Manchester e della società culturale islamica di Harringey (Londra). Tra le prove da superare ci sono cinque quiz per ogni «squadra» su argomenti attinenti all’islam. Le domande vengono fatte negli studi di Islam Channel, alla presenza di un pubblico che assiste alla trasmissione, con tanto di giuria di esperti. Domenica 25 novembre si conoscerà il vincitore, che si aggiudicherà un abbonamento a Skype per un valore di 35.000 sterline. Quello che più colpisce di tutta la vicenda è la somiglianza che alcune moschee hanno con le chiese. Se non fosse per la mezzaluna, quelle di Cricklewood e quella di Manchester potrebbero essere scambiate per le chiese gotiche tipiche dell’Inghilterra, mentre la moschea di Leyton è chiaramente ricavata da un’abitazione privata.
L’altro aspetto che non si può non notare è la perfetta macchina organizzativa messa su da Islam Channel, dal Muslim Council of Britain e dal British Muslim Forum, i due principali partner e sponsor dell’iniziativa. È la testimonianza della rappresentatività che i musulmani hanno nel Paese e che non poco spaventa la popolazione. La presenza islamica infatti comincia a preoccupare anche città multietniche e tolleranti come Londra. Il piano per la costruzione della grande moschea, che potrà ospitare 12.000 fedeli, è fonte di quotidiane proteste.

(da www.ilgiornale.it)


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permalink | inviato da vivaleuropa il 25/10/2007 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 ottobre 2007

Dopo l'Eurabia... l'Amerabia?

Via Babbo Natale e Halloween: "Offendono i bimbi musulmani"

I genitori degli alunni delle cinque scuole pubbliche della contea di Oak Lawn, nell'Illinois, sono arrivati a centinaia all'imbrunire, con gli occhi arrossati dalle lacrime. Le immagini di questo improvviso raduno, davanti alla sala riunione del provveditore agli studi del distretto di Ridgeland, ricordavano quelle tristissime dell'eccidio di Columbine: c'erano sospiri, parole di conforto e abbracci, mentre si parlava della «grande perdita». Ma ad ascoltare i discorsi di queste famiglie era chiaro che nessuno era stato ucciso, nessuno aveva aperto il fuoco. Quei genitori erano solo venuti a salvare il futuro del Natale, poiché a Oak Lawn Babbo Natale era finito sul banco degli imputati, accusato dai residenti musulmani di non essere più, secondo loro, politicamente corretto.
I genitori volevano che il Natale fosse ancora celebrato nelle scuole pubbliche della contea. Alcuni padri si erano vestiti da Babbo Natale, molte madri indossavano dei capi verdi e rossi. Fuori dalla palazzina decine di fotografi e reporter aspettavano il verdetto, finché Dave Lis, il provveditore agli studi, è emerso leggermente imbarazzato per annunciare: «Nulla è cambiato, il Natale è ancora Natale e Halloween è ancora Halloween».
Tra gli applausi la vita di Oak Lawn è tornata lentamente verso la normalità. Una normalità di un paesino dove il Natale e Halloween, la festa delle streghe che negli Usa si celebra a fine ottobre, sono popolari come la torta di mele, il campionato di baseball e la festa del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza americana. Ma Oak Lawn è anche zona di nuova immigrazione musulmana: lo sono ormai il 30 per cento degli studenti delle scuole pubbliche.
E proprio una musulmana, Elizabeth Zahdan, madre di tre studenti del Distretto 122, a settembre aveva scritto una lettera infuocata domandando che fosse vietata la celebrazione del Natale. «Quella festa ci offende», aveva detto insistendo anche che i costumi e le maschere indossate dai compagni di scuola dei suoi figli nel giorno di Halloween offendevano i dettami del Corano. Non solo: nel mese sacro del digiuno del Ramadan, la musulmana voleva anche che i propri figli avessero diritto a non vedere gli altri studenti mangiare nella mensa della scuola.
Il preside, in nome del politically correct le aveva dato ragione e, in una circolare inviata ai genitori, aveva annunciato che né Halloween né il Natale quest'anno si sarebbero celebrati nelle cinque scuole pubbliche della contea. Mentre in moltissime altre scuole pubbliche degli Usa ormai il Natale è una festa senza più connotati religiosi (in molte scuole è vietato ricordare la nascita di Gesù, in nome del rispetto secolare per le altre religioni), le scuole di Oak Lawn hanno anche eliminato il classico jellow, il budino per bambini, dalle mense (offendeva i musulmani), insieme alla carne di maiale, mettendo al bando, per sempre, i classici hot dog.
«Una follia!» ha protestato una madre, June Quigley. «Intanto i ragazzini musulmani possono inginocchiarsi a pregare durante quello che chiamano “il nostro momento” nei giorni del Ramadan. Se quella non è religione in una scuola pubblica cos'è?».
Ma la guerra contro il Natale, a dire il vero contro il cristianesimo americano, ormai si è estesa su nuovi, preoccupanti fronti. A Washington c'è un disegno di legge inteso a cambiare il nome dell'albero di Natale che ogni anno viene decorato e illuminato davanti al Campidoglio da Christmas Tree a Holiday Tree (albero della vacanza). Una assidua campagna di boicottaggio promossa dall'associazione cristiana American Family Association, ha finalmente convinto i proprietari della ditta alimentare Mrs. Fields, che vende biscotti, a riscrivere la parola Natale sulle scatole prodotte per la stagione natalizia. L'avevano eliminata per rispettare la clientela musulmana.

(di Silvia Kramar su Il Giornale, 25 ottobre 2007)


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