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14 dicembre 2008

Ritorna "Viva l'Europa!"

Care lettrici e cari lettori, cari europei,
per mesi non ho aggiornato questo blog e non me ne vanto. Il tempo a disposizione di uno studente universitario non è mai molto e, quando allo studio si aggiungono preoccupazioni che toccano la nostra famiglia e, in generale, l'ambiente che ci circonda, il blog passa necessariamente in secondo piano.
Tuttavia, i fatti importanti accaduti nel mondo in questi ultimi mesi mi hanno fatto ripensare ai tempi d'oro di "Viva l'Europa!", in cui questo blog era visitato da decine di persone al giorno (con picchi di alcune centinaia in occasione della commemorazione dell'11 settembre). E' vero, in quei bei tempi non ero solo: Angelo Fazio aveva intrapreso con me questa iniziativa che poi, purtroppo, ha deciso di abbandonare.
Adesso, almeno nelle intenzioni, "Viva l'Europa!" ritorna. Il taglio sarà sempre lo stesso: ci schiereremo a favore dei partiti e delle persone che promuovono la libertà, la costruzione della casa europea, la rinascita dell'umanità, contro chi opera per un nazionalismo esasperato, per la cancellazione dell'identità europea e per l'annullamento delle grandi conquiste dell'Occidente.
Sempre nelle intenzioni, questo blog dovrebbe essere aggiornato quotidianamente o, per lo meno, due-tre volte alla settimana, con articoli di giornali europei in diverse lingue, in modo da raggiungere anche gli Europei che non parlano l'italiano.
Dunque, al lavoro, e viva l'Europa!
Michele Bondesan


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22 ottobre 2007

Rieccoci!

Dopo più di un mese di silenzio (dovuto principalmente ai miei impegni universitari), Viva l'Europa! è di ritorno.
Passate le elezioni ucraine che hanno visto il ritorno di Julija Tymoshenko e degli arancioni, oggi l'Europa festeggia il ritorno della Polonia. Ed è proprio con la vittoria dei liberali polacchi che inizieremo quest'oggi a narrare la giornata elettorale di ieri in Europa.




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8 settembre 2007

Koniec Sejmu, ostra kampania

Sejm skrócil w piatek w nocy swoja kadencje. Kwadrans potem prezydent odwolal wiekszosc ministrów, a premier powierzyl im kierowanie resortami. Tej samej nocy Lech Kaczynski oglosil termin wyborów: 21 pazdziernika
Od dzis politycy moga sie skupic na kampanii wyborczej. Wnioski opozycji o wotum nieufnosci dla ministrów sa bezprzedmiotowe, a wiec Sejm nie mial nad czym obradowac w sobote. - Nie mialem innego wyjscia, jak wystapic o odwolanie ministrów i powierzyc im kierowanie resortami - tlumaczyl premier Jaroslaw Kaczynski. -Nie wykluczam, ze w przyszlosci wystapie do prezydenta o ponowne powolanie ich na te funkcje, bo to nie politykierzy beda oceniali rzad, tylko wyborcy -oswiadczyl. Przyszlosc okazala sie bardzo bliska - tej samej nocy prezydent powolal ponownie Anne Fotyge na szefowa MSZ. Mozna sie tez spodziewac szybkiej nominacji dla Jerzego Polaczka, ministra transportu.
Marszalek Sejmu Ludwik Dorn pytany, czy prezydent, odwolujac ministrów i w ten sposób ograniczajac kontrolna funkcje Sejmu, nie naruszyl konstytucji, odparl: - Prezydent nie bedzie stal na strazy infantylnych trików politycznych. Premier Kaczynski nie bronil honoru swojego rzadu i dokonan PiS podczas sejmowej debaty nad samorozwiazaniem izby. W ogóle nie bylo go wtedy w Sejmie. Zjawil sie dopiero kilkanascie minut przed ostatecznym rozstrzygnieciem, aby dodac ducha poslom Prawa i Sprawiedliwosci. Przekonywal ich, zeby sie nie bali skrócenia kadencji, bo PiS wygra wybory i bedzie dalej rzadzic.

Tusk gwiazda parlamentu
Do debaty nad samorozwiazaniem Klub PiS oddelegowal szeregowego posla Jacka Kurskiego, znanego z blyskotliwych wystapien i cietych ripost. Ale to Donald Tusk, lider Platformy Obywatelskiej, byl w piatek gwiazda parlamentu. Przemawial brawurowo w debacie nad samorozwiazaniem Sejmu, nie szczedzac rzadzacym krytyki. -Ze bralismy sie po to, by przyjac kapitulacje Jaroslawa Kaczynskiego -mówil lider PO. - I jest to kapitulacja bezwarunkowa. Najwieksza partia w Sejmie i Senacie poddaje sie, bo nie potrafi rzadzic. Tusk wytknal PiS, ze w imie rewolucji moralnej zafundowalo Polsce wicepremierów Giertycha i Leppera, prokuratora Kaczmarka i prezesa PZU Netzla. - To wyscie ich wytrzasneli, bo potrzebni wam byli ludzie, którzy z moralnoscia maja tyle wspólnego, co wy z prawem i sprawiedliwoscia -mówil Tusk, zbierajac burzliwe oklaski.
Suchej nitki na PiS nie zostawil tez Jerzy Szmajdzinski z SLD. - Wczesniejsze wybory to spektakularna porazka ekipy rzadzacej - grzmial z mównicy sejmowej szef Klubu Sojuszu. - Inwigilacja, podsluchy, prowokacje, insynuacje, wyzwiska i przecieki, wszystko to jest na porzadku dziennym. Pora, bysmy przerwali to pasmo szalenstw i oddali decyzje w rece wyborców. To pierwszy krok w kierunku odsuniecia PiS od wladzy. - Marzenia - krzyczal do niego Marek Suski z PiS. A Jacek Kurski wolal: - Wygramy te wybory, zobaczycie.

Polacy wola Kaczynskiego
-Te rzekome emocje to wyborczy teatr - smieje sie politolog Marek Migalski. -W sprawie samorozwiazania wszystko bylo wczesniej przesadzone. Dlatego politycy nie mówili do siebie, tylko do wyborców. To byl po prostu mocny poczatek kampanii.
A walka bedzie naprawde ostra. Premier juz dzisiaj ruszyl w Polske. Najpierw odwiedzi powodzian, a pózniej zjazdy partyjne w terenie.
Wedlug rankingu kandydatów na premiera przeprowadzonego przez GfK Polonia na zlecenie "Rz" na pierwszym miejscu znalazl sie Jaroslaw Kaczynski. Co piaty Polak powierzylby mu kierowanie nowym rzadem. Drugi byl Kazimierz Marcinkiewicz, a dopiero trzeci lider PO Donald Tusk.

ELIZA OLCZYK (www.rzeczpospolita.pl)


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20 luglio 2007

Referendum: raggiunte le 500mila firme

Il presidente del Comitato promotore del quesito sulla modifica della legge elettorale: ora puntiamo a quota sicurezza di 570mila

MESSINA
- Il referendum sulla legge elettorale con ogni probabilità si farà, a meno di una nuova legge o di una fine anticipata della legislatura. «Abbiamo le 500 mila firme» ha dichiarato infatti il presidente del Comitato promotore dei referendum elettorali, Giovanni Guzzetta, che si trova a Messina, sua città natale, per concludere il tour referendario. Guzzetta ha anche sottolineato che ora si tratta di raggiungere quota sicurezza di 570 mila firme.
SOGLIA DI SICUREZZA - «Mi sono sempre imposto serietà nell'informazione ai cittadini sull'andamento della raccolta e quindi ho atteso questo giorno - ha affermato - per potere dare una notizia certa e circostanziata che faccia un po' piazza pulita delle tante asserzioni e fuga di notizie non accreditate. Oggi posso dire che presso il Comitato Nazionale di Roma sono presenti già 500 mila firme. Ciò ci dà molta soddisfazione, ma ribadisco che, come abbiamo sempre detto, la soglia di sicurezza è di 570 mila firme e questa soglia non è stata ancora raggiunta. Faccio pertanto appello al rientro delle firme». «Siamo ottimisti - ha proseguito Guzzetta - sul fatto che ce la faremo e colgo l'occasione, dopo aver ringraziato tutti i comitati locali, per esprimere un elogio e un ringraziamento per tutti quei volontari che a decine in queste ore lavorano senza interruzione presso il Comitato per controllare tutte le firme. È merito anche loro, e del nostro coordinatore organizzativo, Antonio Funiciello, se stiamo conseguendo il risultato sperato».

(Corriere della Sera)


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13 luglio 2007

Il referendum e l’incapacità di decidere. Il tempo di una firma

Il tempo sta scadendo, nella raccolta delle firme per il referendum sulla legge elettorale (il 24 luglio è l’ultimo giorno utile). Ma il tempo è ormai irrevocabilmente scaduto per una soluzione parlamentare che possa rendere vano l’iter referendario.  Nei mesi scorsi chi ha auspicato che il Parlamento trovasse una concordia bipartisan, con la stesura di un testo necessariamente condiviso per lo meno dai maggiori partiti dei due schieramenti, ha sperato anche che quel traguardo potesse essere raggiunto in tempi certi e ragionevoli. Invece il traguardo si è allontanato ancora di più. Nessun testo preparatorio appare credibile come base di discussione utile per approdare a una soluzione. Ognuno gioca per sé. E anche il tema della riforma elettorale si appresta ad entrare nell’elenco oramai sterminato delle occasioni mancate, ennesima vittima di quel morbo della non-decisione tratto caratteristico di quest’ultima stagione politica.
Per proporre una soluzione allo schieramento avversario occorre il requisito di un minimo di univocità nel proprio: non del massimo, di un minimo. Ma nella maggioranza si assiste piuttosto all’esplosione dei linguaggi e delle identità particolari. Come dimostra la sconfitta subita ieri in Senato (posticipata di un giorno solo grazie al provvidenziale sostegno di Giulio Andreotti), la navigazione della maggioranza si è fatta sempre più accidentata, preda di una spirale di discordia che oscilla tra il cupio dissolvi e la rassegnata registrazione dell’esaurirsi di un’alleanza. Appare oramai remota la preoccupazione del premier Romano Prodi quando ebbe a lamentarsi dell’invadenza della pulsione referendaria: «una pistola puntata» destinata a minare la compattezza della maggioranza. E Silvio Berlusconi che parla spazientito del referendum come di un’iniziativa «impropria », mostra di affidare ogni speranza al ricorso immediato alle urne, abbracciando senza remore una visione totalizzante delle elezioni anticipate che non prevede modifiche alla legge elettorale. La percezione diffusa di un collasso dell’attuale formula di governo rischia sempre più di configurarsi come una profezia che si autoavvera. Quale forza persuasiva può avere, nonostante le ottimistiche previsioni su misteriose «bozze segrete » che sarebbero alla base di un accordo «vicino », l’idea di una riforma condivisa del sistema elettorale se ogni voto al Senato su ogni singolo emendamento viene atteso come la pietra tombale su questo governo?
Tempo scaduto, dunque. Ma non è scaduta, se entro il 24 luglio verranno raccolte tutte le firme necessarie, la possibilità che l’impasse della non-decisione possa essere sfidata da un referendum in cui è posto l’obiettivo di rafforzare la democrazia dell’alternanza e la diminuzione del potere di ricatto dei piccoli partiti. Come ha scritto Giovanni Sartori già nel gennaio scorso in un articolo che ha interpretato autorevolmente l’impegno di questo giornale sui temi sollevati dai referendari, a consigliare l’adesione non è tanto l’assetto elettorale (ovviamente discutibile) che scaturirebbe dall’esito della consultazione ma la convinzione che qualunque soluzione alternativa possa assomigliare a un pasticcio desolante. Perciò gli ultimi, decisivi giorni della raccolta di firme saranno seguiti dal Corriere mettendo a disposizione dei referendari una tribuna quotidiana per spiegare i termini di una battaglia ancora in corso. Sperando che basti una firma per arginare la deriva della non-decisione.

(di Pierluigi Battista, Corriere della Sera, 13 luglio 2007)


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12 luglio 2007

Sei andato a firmare per il referendum?

(di Barbara di Salvo)

Sì, sto parlando proprio con te. Che stai aspettando? Che ti bussino alla porta e ti facciano firmare mentre stai sdraiato sul divano?
Insomma, sei tanto bravo a lamentarti che la politica italiana fa schifo, che siamo costretti all’immobilismo ed all’ingovernabilità da mille partitini dello zero virgola, che ricattano chiunque vada al governo, ed oggi, che hai la possibilità di fare finalmente qualcosa, non sei ancora riuscito a trovare un minuto per mettere una firma? Non lo sai che tutti, come te, pur essendo d’accordo col referendum, hanno pensato che ci sarebbe andato sicuramente qualcun altro a firmare?Ebbene, mancano pochissimi giorni al termine, hai continuato a rimandare ed oggi è già troppo tardi. Potevi andare comodamente a firmare all’ufficio elettorale del tuo comune. Bastavano 2 minuti. E non lo hai fatto.
Pensa che era l’unico ufficio pubblico dove non c’era l’ombra di una fila. Io sono andata un mesetto fa. In un capoluogo di provincia di 50.000 anime, di cui la maggioranza sono certa fosse d’accordo, sai quante firme c’erano prima della mia? 7, sì, hai letto bene: sette.
Fatti una proporzione sul resto d’Italia. Su 30/40 milioni di elettori, ad oggi non sono riusciti ancora ad arrivare a 500.000 misere firme. E la colpa è anche tua. Perché hai rimandato, perché sei bravo a lamentarti, ma quando si tratta di agire, mandi sempre avanti gli altri perché a te scappa da ridere.
Il termine ultimo per la raccolta di firme in comune, scadeva ieri, ma forse è stato prorogato. Non aspettare ancora. Prova a passare domani mattina, che magari non hanno ancora ritirato i moduli e sei ancora in tempo per incidere sulla vita politica italiana.
E se non li trovi, mi raccomando non mollare, vai sul sito
www.referendumelettorale.org e cerca i banchetti di raccolta più vicini a te.
Quelli sono aperti fino a domenica 15 luglio.
Se ci passi davanti, non andare oltre, fermati e firma. Lo fai per il tuo bene e per quello dei tuoi figli. Non aspettare che lo faccia qualcun altro al posto tuo, perché tutti penseranno la stessa cosa e nessuno smuoverà il sederino. Lo so, fa caldo, stai pensando alle vacanze e non ne hai voglia. Ma poi non venire più a lamentarti dei costi della politica perché lo capiscono anche i bambini, oltre ad essere stato dimostrato da insigni economisti, che gli Stati con una miriade di partiti (noi abbiamo superato i 70) sono quelli con la maggiore spesa pubblica ed i più inefficienti.
Il motivo è facilmente intuibile: più partiti, più segretari, più dirigenti, più poltrone da assegnare, più amici da accontentare. Vuoi ancora essere loro complice?

www.barbaradi.splinder.com


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18 maggio 2007

RUSSIA: RIUNIFICATA LA CHIESA ORTODOSSA

MOSCA - Il patriarca di Mosca Alessio II e il metropolita Lavr, capo della chiesa ortodossa russa all'estero, hanno firmato nella capitale russa, nella cattedrale di Cristo Salvatore, lo storico atto di riunificazione che mette fine ad uno scisma di oltre 80 anni. Alla cerimonia ha assistito, tra gli altri, anche il presidente Vladimir Putin, che nel 2003 promosse il primo passo concreto per il riavvicinamento delle due chiese consegnando al metropolita Lavr, a New York, dove ha sede la chiesa in esilio, un invito per una visita a Mosca da parte di Alessio II.
Dopo la firma dell'atto di comunione canonica, è cominciata una cerimonia liturgica della durata di tre ore concelebrata da Alessio II e da Lavr, durante la quale il clero delle due chiese prenderà la comunione dallo stesso calice. La cattedrale, distrutta da Stalin nel 1931 e ricostruita nei primi anni novanta dal primo presidente russo Boris Ieltsin dov'era e com'era, è gremita da migliaia di persone. Per assistere alla storico evento centinaia di fedeli hanno atteso in coda fin dall'alba, sfidando una pioggia torrenziale. Per l'occasione sono state aperte le porte reali della cattedrale, un evento eccezionale che si verifica solo a Pasqua.
Con la firma dell'atto di comunione canonica, il patriarca Alessio II è diventato il Capo della Chiesa riunificata ma la chiesa in esilio manterrà una sua autonomia: continuerà a nominare i suoi preti, manterrà il controllo delle sue proprietà e dei suoi affari quotidiani, e avrà diritto ad essere rappresentata alla conferenza annuale dei prelati a Mosca. Il patriarca della capitale russa avrà tuttavia il diritto di approvare le nomine dei nuovi capi della chiesa all'estero. Inoltre i preti delle due chiese potranno concelebrare l'eucarestia. La cerimonia, trasmessa in diretta dalla tv nazionale, rappresenta un tentativo della Russia di riconciliarsi con il suo passato pre-rivoluzionario e di rimarginare le ferite della rivoluzione bolscevica, della guerra civile e di decenni di ateismo propugnato dallo Stato comunista. Lo scisma si produsse negli anni venti, in seguito alle persecuzioni religiose del regime sovietico e ad una guerra civile nella quale l'armata bianca, e con essa gli ortodossi filozaristi, ebbero la peggio. Parte del clero si stabilì dapprima in Turchia e poi in Serbia, dichiarandosi Chiesa ortodossa russa all'estero nel 1921. Ma lo scisma si consumò nel 1927, dopo il proclama con cui il patriarca Serghi dichiarò la fedeltà della chiesa ortodossa al regime sovietico. Da allora si interruppe ogni legame tra le due chiese, fino alla ripresa del dialogo nel 2003.

(ANSA)

Un'ottima notizia per il cristianesimo in Europa e una buona cosa fatta da Vladimir Putin!




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6 maggio 2007

Sondage du journal belge "Le Soir": Sarkozy gagne avec 53% à 56%

Selon les premiers sondages à la sortie des urnes, Nicolas Sarkozy remporterait entre 53 et 56% des suffrages. Et ce, alors que la participation au second tour du scrutin présidentiel français opposant le candidat de droite à Ségolène Royal atteignait 75,11% à 17 heures. Un score supérieur à celui du premier tour et un chiffre record à cette heure depuis 1965.

(
www.lesoir.be)




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1 febbraio 2007

Tensione in Senato sulla base USA di Vicenza

Tensione a palazzo Madama. Il Polo converge a sorpresa sulla mozione della Lega che appoggia il documento presentato dal ministro della Difesa Parisi. E in aula passa il provvedimento del centrodestra, con i voti decisivi di Andreotti e di De Gregorio. Ora il Polo insorge: "E' una crisi politica, il governo si dimetta"

Roma
- Colpo a sorpresa a palazzo Madama. La Casa delle Libertà spariglia le carte e decide, al Senato, di votare compatta l’ordine del giorno presentato dalla Lega a sostegno della relazione del ministro della Difesa Parisi sull'ampliamento della base di Vicenza. E l'aula del Senato approva il documento, con 152 sì, 146 no e 4 astenuti. Tra i voti decisivi, quelli di Giulio Andreotti e Sergio De Gregorio. L'Unione ha poi votato, e approvato, per alzata di mano, il proprio odg che prende atto delle comunicazioni del governo e chiede di dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari. La Cdl non ha preso parte al voto.
Numeri Diciotto assenti in tutto nella maggioranza, un senatore che vota con la Cdl e quattro che si astengono. È il quadro della votazione sull'odg della Cdl sulla base di Vicenza. Tabulati alla mano, sono questi i dati delle presenze nell'aula del Senato al momento del voto. Forza Italia, Lega, Rifondazione Comunista e Verdi-Pdci presenti al 100%. Assenti nell'Ulivo e nel gruppo Misto. Per l'Ulivo c'erano 95 presenti su 101, mentre nel gruppo misto c'erano 11 rappresentanti su 18. Assenti anche in An (39 su 41) e nell'Udc (16 su 20). Presenti al gran completo i senatori di Forza Italia (71), Lega (13), Verdi-Pdci (11), Rifondazione Comunista (27) e i due gruppi per le Autonomie. Gli unici senatori a vita presenti erano Colombo e Andreotti, quest'ultimo ha votato con la Cdl, così come l'ex Idv Sergio De Gregorio. Quattro gli astenuti nelle fila della maggioranza: Bodini, Angius, Brutti e Fisichella.
Schifani "Noi abbiamo approvato la relazione di Parisi e la maggioranza ha votato contro e abbiamo vinto noi. Qui si è segnato un dato storico e il governo Prodi è in crisi e adesso il capo dello Stato attivi una verifica per vedere se questo governo ha una maggioranza in politica estera". Lo sostiene il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani. Ora "ci attendiamo le dimissioni del governo, devono riconoscere - aggiunge - che una crisi politica si è aperta. È prematuro parlare ora di larghe intese. Aspettiamo le dimissioni di Prodi e poi vedremo. Certo Forza Italia non si è mai sottratta a logiche di difesa della governabilità del Paese, ma questo sempre transitoriamente".
Il perché del voto “Quello del ministro - spiega il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani – è un discorso che ci ha convinto perché ha riconosciuto che la scelta del governo di dire sì all'ampliamento è di rango politico, che è coerente con la politica estera di questo governo e in continuità con quello precedente". La maggioranza, voleva evitare possibili nuove spaccature al proprio interno e proprio per questo aveva deciso di respingere al mittente tutti gli ordini del giorno, a eccezione di quello presentato dall'Unione. Sulle accuse alla Cdl di aver presentato un documento “strumentale”, Schifani ha replicato secco: “Ognuno fa la sua parte, e davanti alle parole di un ministro che riconosce il rango politico di una scelta, e la coerenza della linea, noi non potevamo non approvarla. Se all'interno dell'Unione ci sono delle divisioni, se le risolvano da soli, non addossino i loro problemi sull'opposizione”.
Cossutta tuona contro le basi Usa Ma i problemi per la sinistra non finiscono qui. I Comunisti italiani preannunciano la loro adesione alla manifestazione contro l'ampliamento della base Nato di Vicenza che si terrà il 17 febbraio nella città veneta. In piazza ci sarà anche il segretario Oliviero Diliberto. Anche Armando Cossutta (Pdci) ribadisce la posizione del suo partito: “L'ampliamento della base di Vicenza è un errore grave che va superato perché bisogna difendere la nostra indipendenza. È un problema più generale che è quello della presenza delle basi americane in Italia. La vicenda che si è manifestata a Vicenza la fa apparire in tutta la sua drammaticità. Le basi americane sono basi nelle quali l'Italia non può esercitare nessuna possibilità di controllo, non sono basi Nato, ma basi che gli americani utilizzano per le loro operazioni. Ma quali operazioni? Possono essere operazioni in netto contrasto con la politica estera della Repubblica italiana. Le basi americane furono installate quando, tanti anni fa, c'era il problema della difesa comune contro il pericolo di un'aggressione dall'Est. Oggi qual è il pericolo? Certo c'è il terrorismo, ma non si combatte come lo combattono gli americani. Occorre difendere la nostra sovranità - conclude Armando Cossutta - non è una questione di antiamericanismo ma si tratta della difesa della indipendenza del nostro Paese”.

(da
www.ilgiornale.it)




permalink | inviato da il 1/2/2007 alle 15:33 | Versione per la stampa


1 febbraio 2007

Al Senato nuova maggioranza in politica estera: la CdL sostiene Parisi su Vicenza

ROMA - Il Senato ha approvato l'ordine del giorno della Cdl che recepisce le indicazioni venute dal ministro Parisi sulla base di Vicenza. I si' sono stati 152 i no 146. Quattro gli astenuti. Gli esponenti della Cdl intervenendo prima del voto hanno sottolineato la situazione paradossale che si era determinata. Infatti l'odg della Cdl recepisce e approva le indicazioni venute dal governo sulla base di Vicenza. Un eventuale voto negativo, hanno fatto sottolineare concordemente i senatori della Cdl, avrebbe fatto venir meno il rapporto di fiducia tra il ministro e il Parlamento. Prima della votazione Roberto Calderoli aveva detto che un'eventuale approvazione precludeva la votazione sul secondo odg perché l'indicazione politica era identica a quella del documento parlamentare appena approvato e cioé il recepimento della posizione espressa dal governo
BASE USA VICENZA: LA PICCOLA DIFFERENZA NELL'ODG UNIONE - C'é una piccola differenza tra l'odg dell'Unione e quello della Cdl approvato dal Senato. Quello dell'Unione "prende atto delle comunicazioni del governo e del dibattito aperto nelle forze politiche e nell'opinione pubblica. Mentre l'altro le approva. Questa differenza ha scatenato una serie di dissidi politici in Aula e ha dato argomenti alla Cdl per sostenere che l'approvazione del loro odg rappresenta un sostanziale cambio di maggioranza. Le polemiche proseguono con i senatori della Cdl che chiedono di non passare al voto sull'odg della Unione.
APPROVATO ODG UNIONE -
E' stato approvato, per alzata di mano, l'odg dell' Unione che prende atto delle comunicazioni del governo e chiede di dare impulso alla seconda conferenza nazionale sulle servitù militari. Al momento del voto un consistente numero di senatori della Cdl ha abbandonato l'aula, qualche altro è rimasto ma di fatto è stata soltanto l'Unione a votare il suo documento parlamentare.
PARISI, IL NOSTRO SI' COMUNICATO IL 26/1 - La disponibilità all'allargamento della base Usa di Vicenza manifestata lo scorso 16 gennaio dal presidente del Consiglio Romano Prodi "é stata successivamente trasferita" il 26 gennaio dal ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, al Segretario di Stato Usa, Condoleeza Rice, in occasione di una riunione dei ministri degli Esteri Nato a Bruxelles. Lo ha riferito il ministro della Difesa, Arturo Parisi, intervenendo al Senato. Il governo - ha detto il ministro della Difesa - ha sempre espresso "una sola linea di orientamento" sul progetto di ampliamento della base militare statunitense di Vicenza. Parisi ha poi sottolineato che sull'allargamento della base che ospiterà la 173ma brigata aviotrasportata americana il "governo vigilerà affinché le opere vengano realizzate nel rispetto delle esigenze locali". L'esecutivo vigilerà anche "sul rispetto degli accordi bilaterali" che riguardano l'utilizzo della stessa base da parte degli americani.




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27 gennaio 2007

Il nuovo "Viva l'Europa!"

Una notizia bella per qualcuno, forse brutta per altri: Viva l'Europa! torna alla riscossa!
Dopo due mesi di inerzia quasi totale dovuti non solo alla burrasca interna alla "redazione" (con l'abbandono di Angelo Fazio), ma anche a motivi privati, ho deciso di far ripartire il mio blog.
Tuttavia ci saranno alcune novità, anche significative, rispetto alla prima versione:
1) Viva l'Europa! si schiererà: come ho già avuto occasione di argomentare nei miei commenti del 3 novembre e del 24 novembre, sono del parere che non si possano condurre battaglie di nessun tipo restando sempre super partes;
2) Viva l'Europa! diventerà multilingue: visto che si parla di temi e notizie che riguardano milioni di cittadini, ritengo utile pubblicare articoli e approfondimenti in altre lingue. Solo così questo blog potrà diventare un attore del dibattito politico europeo;
3) Viva l'Europa! potrebbe diventare una specie di "contenitore" di notizie sull'Europa fornite anche da altri blog. Per questo, potrei chiedere il permesso di pubblicare interventi interessanti scritti da altri "cannonauti" o voi stessi potete inviarmi i vostri articoli sull'Europa, che ovviamente avranno la vostra firma e il link al vostro blog;
4) in breve, Viva l'Europa! cerca collaboratori per diffondere il messaggio europeo di unità nella diversità, nella pace, nella libertà!

Sperando che i miei impegni mi lascino abbastanza tempo per portare avanti questo progetto ambizioso, ringrazio i lettori passati e quelli che verranno.
Michele Bondesan




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24 novembre 2006

Una nuova voce giovane a difesa dell'Occidente

Poco più di un mese fa è nato il sito Il Giovine Occidente, a cura del mio coetaneo Edoardo Piacibello. Così un'altra voce esce dal coro del politically correct, del timore reverenziale che caratterizza la società e la classe politica europea e occidentale.
Ecco come Edoardo definisce il suo sito, a partire dal quale intende creare un'associazione culturale, un luogo di incontro per i giovani moderati:


  
L’idea di creare questo sito nasce dall’esigenza di provare a scuotere, per quanto possibile, l’Occidente dal suo stato di torpore e autolesionismo ormai acclarato e diffuso. Attraverso questa iniziativa noi,giovani della destra torinese, vorremmo che si creasse un nuovo spirito in seno all’Occidente per contrastare la forte crisi d’identità culturale e religiosa in atto da alcuni decenni che sta dilaniando dall’interno la nostra civiltà. Questo lassismo mentale dell’Occidente è causato da motivi storici come il superamento,spesso travagliato, dei conflitti bellici del XX° secolo il cui teatro di guerra è stata, perlopiù, l’Europa. Tutto ciò ha portato con se l’avvento di una forma mentis troppo prudente e troppo rispettosa del politically correct (qui la critica è rivolta per massima parte all’Europa,non agli Stati Uniti). Tale fenomeno ha imbavagliato , fiaccato e reso pigro l’Occidente nei confronti di se stesso e di conseguenza nella costruzione di un rapporto non subalterno nei riguardi di chi è giunto in terra occidentale pur professando un’altra fede religiosa o sposando un sistema di valori diverso dal nostro. Il riferimento è senza alcun dubbio al rapporto attuale, che affonda le radici nel passato, tra Occidente e Islam; lo stesso accade tra Occidente e Oriente tenuto conto del ruolo sempre più attivo in ambito economico della Cina e del sud-est asiatico. Se la nostra civiltà vorrà sopravvivere all’avanzata Altrui dovrà trovare la forza di reagire ad una stagnazione delle coscienze ricostruendo un’identità forte e coesa dell’Occidente,i cui tratti distintivi e fondamentali (che verranno spiegati nel nostro sito web) sono libertà,democrazia e stato di diritto. Scusate se è poco.



Edoardo mi ha anche proposto una collaborazione fra "Il Giovine Occidente" e "Viva l'Europa" che porterà di sicuro ottimi frutti per entrambi.

(di Michele Bondesan)




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24 novembre 2006

Il punto della situazione

E' passato un mese da quando Angelo Fazio ha deciso di lasciare "Viva l'Europa" e direi che questa sua decisione ha portato a modifiche sostanziali per quanto riguarda il blog. L'aspetto negativo è che, trovandomi da solo, non ho il tempo di aggiornarlo con la stessa frequenza con cui lo facevamo in due. Questo significa meno articoli, meno visite, "popolarità" in calo.
Però, come ha potuto notare chi ha continuato a leggermi, l'abbandono di Angelo mi ha consentito di cambiare la natura stessa del blog.
Come spiegavo nel mio intervento del tre novembre, io non sono un europeista alla maniera di Altiero Spinelli o di altri che concepivano l'unità europea come "fusione" dei popoli. L'unificazione dell'Europa deve avvenire non solo nel rispetto ma soprattutto nella valorizzazione delle identità nazionali, accentuando al tempo stesso gli aspetti comuni e incentivando la cooperazione e l'amicizia tra i popoli.
Su questo blog non leggerete più interventi meramente teorici, bensì vi troverete prese di posizione pragmatiche, analisi di fatti di attualità e quant'altro abbia a che fare con gli Stati europei, non con uno Stato europeo che ad oggi non esiste e che, secondo me, non esisterà mai. Non c'è una lingua comune (né ci deve essere, visto che il multilinguismo è uno dei nostri valori), né una cultura condivisa in toto (certo, tutti gli europei hanno un sostrato culturale in comune, ma comunque sussistono delle differenze).
Perciò mi impegnerò, per quanto mi sarà possibile, in battaglie concrete tenendo sempre presente l'obbiettivo all'orizzonte: l'unificazione del continente.
E adesso, rimbocchiamoci le maniche e sotto con la prossima battaglia!

(di Michele Bondesan)




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7 novembre 2006

Riconfermato il governatore uscente Iorio (Fi) che batte lo sfidante dell’Unione con un distacco di circa 11 punti: «Io ho vinto, ha perso il premier»

Il Polo trionfa in Molise, prima spallata a Prodi


Michele Iorio (CdL) ha vinto le regionali in Molise

Si dirà che 327mila elettori non sono un valido test elettorale, perché a malapena rappresentano un quartiere di una grande metropoli. E si dirà pure che certo non può partire da una regione delle dimensioni del Molise un segnale politico di rilevanza nazionale. Tutto vero. Se non fosse per il fatto che nelle ultime settimane sono passati da queste parti tutti i big della politica italiana: Silvio Berlusconi (due volte), Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini per il centrodestra, i massimi vertici del governo per il centrosinistra (il premier Romano Prodi e i due vicepremier Massimo D'Alema e Francesco Rutelli). Insomma, al di là delle più ragionevoli delle considerazioni sul voto molisano, è stata la politica stessa a nobilitare questa tornata elettorale al punto di trasformarla in una sorta di mini-referendum pro o contro l'attuale maggioranza. E i numeri sono impietosi nel certificare il netto trend di rimonta del centrodestra, quello che da giorni Berlusconi va sbandierando sondaggi alla mano. Michele Iorio, infatti, viene riconfermato (stando allo scrutinio di 310 sezioni su 387) con il 55,3% dei voti contro il 44,7% del candidato del centrosinistra Roberto Ruta. Un successo, visto che nell'ultima tornata elettorale - quella delle politiche di aprile - seppure di poco (50,9 a 49,1) l'Unione è riuscita a prevalere sia alla Camera che al Senato.
La vittoria di Iorio è già nell'aria dalle prime ore del pomeriggio, quando ad arrivare sono soprattutto i dati dello scrutinio di Isernia, feudo del presidente uscente. Lo scarto tra i due contendenti arriva già a superare i dieci punti, ma la partita si gioca soprattutto a Campobasso, visto che è proprio nel capoluogo che il centrosinistra è riuscito a concretizzare la vittoria delle politiche portandosi a casa circa diecimila voti in più. Ma che il vento sia cambiato lo si inizia a capire quando arrivano i dati provvisori da Montenero di Bisaccia, paese natale del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Le prime notizie ufficiose, infatti, raccontano di una inaspettata sonora bocciatura del leader dell'Italia dei Valori. Alla fine ce la farà Ruta, ma di soli 300 voti. Si arriva a sera e a Campobasso Iorio sembra reggere e limita lo svantaggio a un punto percentuale. Un risultato, confiderà a notte il senatore di Forza Italia, «di cui avevo sentore ma, sinceramente, non mi aspettavo fino a questo punto». Visti i venti punti di vantaggio che ha nella provincia di Isernia, dunque, quello di Campobasso è il segno inequivocabile che la partita si sta chiudendo a favore di Iorio. Tanto che il presidente uscente decide di presentarsi davanti alle telecamere del Tg4. «Il tempo è sereno - dice con il sorriso sulle labbra - e si annuncia una bella nottata...». Che concluderà tra i festeggiamenti nella sua Isernia. «Quello che mi fa più piacere è che questa volta anche molti comuni di centrosinistra hanno dato fiducia a noi». E poi, sull'eventuale segnale a livello nazionale: «Non so se sia determinante - spiega Iorio - ma certo è un voto che ribalta il risultato delle politiche di pochi mesi fa perché oggi questa regione si sta esprimendo in maniera inequivocabile per il centrodestra. Alla fine ho vinto io e ha perso il premier». Quanto ai voti dei partiti (dopo lo scrutinio di 292 sezioni su 387) Forza Italia risulta il primo con il 21,3%, seguito dalla Margherita (12,1%), dai Ds (10,1%), dall’Udc (9,2%), da An (9,1%) e dall’Idv (8,5%).
Da Roma, a tarda sera si susseguono i commenti soddisfatti degli esponenti della Cdl. «Un voto - dice il portavoce di An Andrea Ronchi - che dimostra quanto sia forte e chiaro il no degli italiani alla politica economica e sociale del governo». Di «sonora bocciatura di Prodi» parla invece il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa che, peraltro, non nasconde una certa soddisfazione per «il trend positivo» del suo partito che «elezione dopo elezione non conosce battute d'arresto». Festeggia anche il segretario della Dc Gianfranco Rotondi che ha più che triplicato i consensi (dal 2,2 delle politiche a circa il 7 di ieri). «Ora - dice - abbiamo la conferma che la Dc non è più un partito bonsai». Minimizza la maggioranza. «Una sciocchezza - dice il coordinatore della segreteria Ds Maurizio Migliavacca - dare una valenza nazionale».


(Il Giornale)

I dati definitivi (fonte: www.interno.it):

LISTE REGIONALI
Iorio (CdL)     54,015% (CB 50,944%; IS 61,743%)
Ruta (Unione) 45,984% (CB 49,055%; IS 38,256%)

PARTITI
Forza Italia 19,842%
Margherita 12,421%
DS 10,903%
UDC 9,986%
AN 9,077%
Di Pietro 8,774%
UdEur 5,448%
DC Autonomie 5,061%
Progetto Molise 4,841%
Molise Civile 3,743%
SDI 3,212%
PdCI 2,228%
PrC 2,225%
Verdi 1,864%
Pensionati 0,192%
Alt. Molise Mussolini 0,175%




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28 ottobre 2006

Rep.Ceca al voto per il 2/o giorno

(ANSA) - PRAGA, 28 OTT - Seggi aperti nella Repubblica ceca per il secondo e ultimo giorno di elezioni per il rinnovo di un terzo dei seggi del Senato. Il partito del premier dimissionario Topolanek (Ods, destra conservatrice) e' in cerca di una vittoria che farebbe uscire il Paese dall'empasse politica. Nelle elezioni di 5 mesi fa, infatti, l'Ods non ha ottenuto la maggioranza per governare. Secondo le prime indicazioni, l'affluenza di ieri alle urne e' stata tra il 10% e il 15% (2,8 mln gli elettori).




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26 ottobre 2006

Grecia: insegnanti in piazza

(ANSA) - ATENE, 25 OTT - Diverse migliaia di insegnanti delle scuole materne ed elementari greche, alla sesta settimana di sciopero, sono scesi di nuovo in piazza. Si sono riuniti ad Atene, Salonicco e in altre grandi citta' del Paese per chiedere al governo conservatore guidato dal premier Costas Karamanlis aumenti di stipendio e maggiori fondi per l'istruzione pubblica. Come avvenuto anche durante le proteste in strada dei giorni scorsi, i manifestanti in corteo hanno provocato il blocco completo del traffico.




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25 ottobre 2006

Putin: no a un terzo mandato, ma influenzerò la vita del Paese



Migliaia di domande di politica interna o estera, di economia domestica o macroeconomia, di carattere intimo o sul ruolo istituzionale: Un Vladimir Putin a tutto campo è sceso in campo per l'ormai annuale appuntamento con i quesiti dei suoi cittadini, quesiti posti in collegamento tv, o per telefono e via Internet.
Un appuntamento che si è trasformato in una maratona televisiva, trasmessa dal primo e dal secondo canale russo. Alla domanda in diretta, ma si è legittimati a credere selezionata prima, se il capo del Cremlino si presenterà per terzo mandato presidenziale, al momento incostituzionale, Putin ha confermato che non lo farà e non è intenzionato a emendare la Costituzione per poterlo fare. Ma ha aggiunto che anche dopo essere uscito di scena, godrà ancora della fiducia dei russi e isieme a loro saprà influenzare la vita del Paese.
Frase sibillina per alcuni, un pò meno per altri. Una cosa è certa, Putin, che usa il linguaggio dell'uomo di strada e ha un umorismo boccacesco che trova consenso in un Paese machista quale la Russia, gode ancora di un ampio consenso tra i suoi concittadini, il 58% dei quali lo voterebbe se potesse presentarsi per un terzo mandato
.

(EuroNews)




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22 ottobre 2006

Rep.Ceca: voto, centrodestra avanti

Si spera nelle sblocco della crisi, da mesi manca governo

(ANSA) - PRAGA, 21 OT - Si profila una vittoria del centro destra alle elezioni per il rinnovo dei consigli comunali e di un terzo del Senato in Repubblica Ceca. Dal voto, politici e cittadini sperano in un segnale che sblocchi la situazione di paralisi nel Paese dopo le elezioni legislative lo scorso giugno. Dopo lo spoglio di circa il 90% dei seggi, al voto comunale la destra Ods (Civici Democratici) risulta in testa col 18,5%, seguita dai socialdemocratici (Cssd) al 12,5%. L'affluenza media e' indicata al 47%.




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21 ottobre 2006

Budapest ricorda, divisa, la Rivoluzione del '56



Cinquant'anni fa, la rivoluzione ungherese. Budapest e le altre città del Paese hanno cominciato le commemorazioni. Nella capitale, una veglia si è tenuta davanti al museo delle vittime del totalitarismo. Nel 1956, il popolo ungherese si ribellò alla dittatura comunista, riuscì a imporre un governo più attento alle esigenze dei cittadini, quello del primo ministro Imre Nagy, ma l'Unione sovietica mandò i carri armati e represse nel sangue la rivoluzione: 2.600 gli ungheresi morti, 600 le vittime tra i soldati sovietici. Nagy sarebbe stato giustiziato 2 anni dopo.
Ma oggi l'Ungheria non è unita nella rievocazione. Tutti riconoscono il valore della rivoluzione, certo, ma non è stato possibile nascondere le divisioni. Nel giorno culminante delle commemorazioni, lunedì, ci saranno due distinte cerimonie: quella ufficiale, con i Capi di Stato, nella piazza degli Eroi. E quella promossa dall'opposizione, che non perdona al premier Gyurcsany le bugie sul programma di governo, che si terrà vicino al palazzo della Radio, teatro degli scontri più violenti del '56.

(EuroNews)




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29 settembre 2006

Tensione in Georgia, la Russia si appella all'ONU

La Russia chiede una riunone d'urgenza del consiglio di sicurezza dell'Onu per la situazione in Georgia. Da mercoledì la polizia georgiana circonda il quartier generale delle forze armate a Tbilisi in attesa che gli venga consegnato un ufficiale sospettato di spionaggio militare.
Il Cremlino ha intanto richiamato a Mosca il suo ambasciatore in Georgia e ha ordinato l'evacuazione di una parte del personale diplomatico. Ma per il presidente georgiano Mikhail Saakashvili i russi non hanno niente da temere: "Osserveremo tutte le procedure legali e i diritti di ognuno saranno tutelati. Non capisco tutta questa isteria sull'evacuazione dei russi e delle loro famiglie. Non c'è nessun pericolo per le famiglie dei militari russi in Georgia".
Secondo il governo georgiano i presunti 007 di Mosca avrebbero raccolto per anni informazioni sugli armamenti della Georgia e sulle attività della Nato. Gli agenti russi arrestati sarebbero cinque. "Tutto questo è fatto per scacciare la nostra forza di pace in Abkhazia - ha affermato il ministro russo della difesa Ivanov -. Li vogliono mettere fuorilegge violando tutti gli accordi presi in precedenza".
Contesa tra Mosca e Tbilisi, la provincia georgiana dell'Abkhazia è di fatto indipendente dal 1994. Da quel momento è presente nell'aera una forza di pace composta quasi esclusivamente da russi.


(da Euronews)

Russia, basta tirare la corda!
E' sempre triste per noi vedere come l'Europa che dipingono gli "eurocrati" di Bruxelles e di Strasburgo sia ben diversa dall'Europa reale. Le istituzioni europee, Commissione in testa, ci fanno credere che con l'adesione di dieci Paesi nel 2004 e quella ormai prossima di altri due, la riunificazione e la pacificazione del continente siano ormai cosa fatta. Balle! Come ho già scritto a più riprese, affermazioni di quel tipo proferite da vari "leader" europei (Prodi, Ferrero-Waldner, Giscard d'Estaing, ecc.) denotano assenza di lungimiranza e, in barba agli ideali originari che portarono alla nascita di CECA, CEE ed EURATOM, incarnati dai vari Schuman, Monnet, De Gasperi, Adenauer, Spinelli, portano avanti una politica da Europetta anziché da Grande Europa come dovrebbe essere.
La confusione che regna a Bruxelles e che porta i politici dei Paesi UE a invocare, a intervalli regolari, una "definizione dei confini dell'Europa", è senza dubbio alimentata dalla situazione politica russa.
La Russia odierna non si è ancora del tutto ripresa dallo shock seguito al crollo dell'URSS e stenta a trovare la propria collocazione sullo scenario internazionale. Il Paese che lo zar Pietro il Grande volle fare europeo (a tal fine fondò Pietrogrado, San Pietroburgo) oggi si trova a un incrocio che implica una scelta netta e irreversibile: una strada porta all'Europa, alla NATO e all'UE, la seconda porta all'Asia, quindi a un partenariato forte con Cina, Giappone, Corea e India, la terza riporta all'URSS tramite il rafforzamento di Mosca in seno alla Comunità degli Stati Indipendenti. Ovviamente, per noi l'unica via da percorrere è la prima, ma il Cremlino attualmente sembra propendere di più per la terza. Ciò spiega l'atteggiamento ostile assunto nei confronti di Ucraina e Georgia, ma anche di Azerbaigian e Moldavia, rei di essersi smarcati troppo da Mosca per avvicinarsi a Bruxelles e a Washington.
Tutto questo deve finire: la Russia non può e non deve più ostacolare il cammino europeo degli altri Stati ex-sovietici, anzi farebbe bene a seguirli. Solo avvicinandosi all'Europa, per aderire quando sarà ora alle istituzioni euroatlantiche, la Russia sarà percepita come Europa dal resto del continente e si metterà al riparo dalla crescita esplosiva del cosiddetto "impero di Cindia".
L'inversione di rotta avverrà non prima delle elezioni legislative del 2007 e delle presidenziali del 2008. C'è da augurarsi che i moscoviti, i pietroburghesi e gli altri seguano l'esempio dei Paesi vicini e scelgano la svolta. E' difficile che ciò avvenga con il voto, ma non dobbiamo escludere una rivoluzione colorata. Se non succederà niente, la Russia resterà nel limbo per altri quattro lunghi anni.

(di Michele Bondesan)




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17 settembre 2006

La Transnistria oggi vota in un controverso referedum. Quello per l'adesione alla Russia

Dove l'Unione Sovietica non è morta

Circa mezzo milione di abitanti della piccola repubblica moldava a maggioranza russofona deve infatti decidere se dichiararsi indipendente dalla Moldavia e aggregarsi di nuovo con la Federazione Russa oppure restare sotto Chisinau. Gli esperti prevedono una vittoria del si per il ricongiungimento con Mosca.
Ultimamente sono aumentate le tensioni etniche alla frontiera e le provocazioni della Moldavia non fanno che accendere i nazionalismi filo-russi come sottolinea un militare. La Transnistria, regione tra Moldavia e Ucraina, è uno stato fantasma dal settembre 1990, quando si autoproclamò indipendente con un suo esecutivo nel capoluogo Tiraspol. L´Unione Europea ha dichiarato di non voler rinoscere la validita´di questo referendum. Ora tocca alla Russia decidere quale atteggiamento adottare.


(da Euronews)

La Transnistria (grafia rumena) o Transdnestria (grafia russa) è uno dei vulnus che ancora affliggono il territorio europeo e di cui ci si ricorda troppo raramente, quasi solo in occasioni come quella odierna. E' spesso definita un "museo dell'URSS" perché dal crollo dell'Unione Sovietica non è cambiato niente.
E' triste vedere come Bruxelles si concentri troppo sui Balcani occidentali, prendendo una posizione abbastanza esplicita a favore dell'indipendenza del Kossovo, e offrendo la prospettiva dell'adesione a tutti i Paesi della penisola balcanica, dimenticandosi invece di quello che succede negli altri Paesi dell'Europa orientale e sudorientale, che la Commissione e diversi Stati membri sembrano intenzionati a tenere alla porta il più a lungo possibile (leggasi l'articolo contro Benita Ferrero-Waldner).
La Transdnestria è una delle regioni più povere del continente e il suo stato di repubblica autoproclamatasi indipendente ma senza il riconoscimento della comunità internazionale la colloca in un limbo dal quale potrà tirarsi fuori solo con l'impegno dell'Europa tutta.
L'unificazione alla Russia, di cui diventerebbe un'enclave (dista 600 km dalla Russia), non risolverebbe i problemi. A mio parere, l'unica soluzione sarebbe un'ampia autonomia in seno alla Moldavia, come quella di cui godono le isole Åland, che appartengono alla Finlandia ma hanno bandiera e poste proprie, oltre a molte agevolazioni. Lo stesso modello si potrebbe applicare ad altre regioni instabili come l'Abkhazia e l'Ossezia del Sud in Georgia, il Nagorno-Karabakh in Azerbaigian (regione a maggioranza armena, all'origine di una lunga guerra tra i due Paesi caucasici) e, magari, lo stesso Kossovo, anche se non sembra che i kossovari siano disposti ad accontentarsi dell'autonomia.

(di Michele Bondesan)




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14 settembre 2006

Iraq, un'autobomba contro un orfanotrofio

Ennesimo attentato con un'auto-bomba a Baghdad, il cui bilancio e' stato di almeno sei morti e 26 feriti: lo hanno reso noto fonti delle forze dell'ordine irachene, secondo cui gli attentatori non hanno esitato a prendere di mira addirittura un orfanatrofio, facendo detonare a distanza la vettura imbottita di esplosivo che era stata lasciata in sosta nei pressi, pur di colpire un veicolo della polizia di pattuglia che stava transitando accanto alla struttura, situata nel centrale quartiere di Karrada. In precedenza un altro attacco dinamitardo analogo aveva provocato non meno di due mortii e tredici feriti nella zona nord-occidentale di al-Huria, abitata in maggioranza da sciiti; una delle vittime era un agente. Nel sobborgo meridionale di al-Doura, tra i piu' pericolosi della capitale, ignoti avevano frattanto assassinato a colpi di arma da fuoco un ufficiale di polizia mentre si stava recando al lavoro.

(Fonte: Vita non profit online)




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14 settembre 2006

Ahmadinejad: «Non credo alle sanzioni Onu, non c'è ragione che ci siano »

Nucleare, l'Iran: «Aperti a nuove condizioni»
Il presidente iraniano: «Crediamo che sia possibile risolvere insieme i problemi in un contesto di dialogo e di giustizia»

DAKAR
- Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ritiene che la disputa dell'Iran con l'occidente sul programma nucleare possa essere risolta attraverso i negoziati e si dice aperto «a nuove condizioni». «Noi sosteniamo il dialogo e i negoziati e crediamo che sia possibile risolvere insieme i problemi in un contesto di dialogo e di giustizia» ha detto Ahmadinejad in una conferenza stampa durante la sua visita nella capitale del Senegal, Dakar.

SANZIONI ONU - Il presidente iraniano Ahmadinejad, parlando all'aeroporto della capitale del Senegal, Dakar, ad alcuni giornalisti, ha dichiarato di non credere a possibili «sanzioni» del Consiglio di sicurezza dell'Onu di fronte al rifiuto di Teheran di sospendere il programma di arricchimento dell'uranio. «Non credo che ci saranno sanzioni perché non c'è ragione per cui debbano esserci», ha sostenuto Ahmadinejad aggiungendo che «sarebbe preferibile che i vertici degli Stati Uniti in carica non agissero in maniera spiacevole come accade già da 27 anni (in seguito alla rivoluzione del 1979) a causa delle loro sanzioni nei nostri confronti». Il presidente iraniano ha incontrato il suo omologo senegalese Abdoulaye Wade prima di raggiungere Cuba dove parteciperà al vertice dei Paesi non allineati.


(Fonte: Corriere.it)

Ahmadinejad che parla di dialogo e giustizia? Ma ho sentito bene? Beh, la cosa non mi è nuova, anche Adolf Hitler, in una lettera scritta al Re d’Italia nel 1937 “ringraziava sua maestà per la collaborazione dei due paesi alla costruzione di un spazio vitale di libertà e giustizia per i nostri due popoli”. E’ sempre quello il termine dunque. I tiranni non parleranno mai di ciò che fanno in realtà, ma di “libertà, giustizia o dialogo”. Di frasi ingannevoli i tiranni ne hanno dette parecchie. Basti pensare al “patto di Kellog” del 1929, che metteva la guerra fuori legge dichiarandone la morte legale e a cui parteciparono tutti i governi. Vi furono scambi di telegrammi, stupendi discorsi di circostanza, brindisi, felicitazioni e cose varie. Pure Italia, Germania e Giappone vi parteciparono, poi però si scordarono che la guerra era morta. Oggi Ahmadinejad, parla di “dialogo e giustizia” ma poi continua il suo illegale programma nucleare, in barba ai moniti della comunità internazionale. E poi lui li usa “dialogo e giustizia” quando massacra studenti e oppositori vari, solo perché chiedono la vera giustizia (non quella sua, fasulla), che evidentemente il suo regime fuori legge, non garantisce affatto?

 

(di Angelo Fazio)





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26 agosto 2006

Cechia verso le elezioni anticipate

Elezioni anticipate sempre più vicine nella Repubblica Ceca, dopo che il piccolo partito centrista dei Cristiano-Democratici ha abbandonato le trattative per la formazione di un nuovo governo di larghe intese. La decisione è stata comunicata in una conferenza stampa dal leader cristianodemocratico, Miroslav Kalousek.
"Vogliamo dare assicurazione che per tutta la durata del mandato non parteciperemo ad alcun governo che dipenda dai voti dei comunisti. Per questo sospendiamo i colloqui coi socialdemocratici", ha detto Kalousek, che ha subito dopo annunciato le sue dimissioni dalla guida del partito.
La palla passa adesso al primo ministro designato, Mirek Topolanek, leader conservatore, che ha già annunciato di voler chiedere al capo dello stato Vaclav Klaus la formazione di un governo di transizione, senza i comunisti, che gestisca le elezioni anticipate.

(www.euronews.net)




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25 agosto 2006

Ex ministro greco-cipriota: il governo non fa niente per risolvere il problema di Cipro

L'ex Ministro degli Esteri della Repubblica di Cipro Nikos Rolandis ha confessato lunedì che i greco-ciprioti si sono lasciati sfuggire una possibile soluzione del problema di Cipro sette volte dal 1974.
Intervistato dal quotidiano greco-cipriota
Alithia ("Verità"), Rolandis ha detto che "i greco-ciprioti hanno sprecato tempo e il governo attuale non ha fatto niente per tre anni e mezzo e ha perso l'opportunità di risolvere il problema cipriota." Ha criticato il rigetto dell'ultimo piano di pace e di riunificazione proposto dal Segretario dell'ONU Kofi Annan da parte, bocciato dai greco-ciprioti nel 2004 e ha aggiunto che "i treni non entrano sempre nella stazione, ma quando il treno è arrivato lo abbiamo lasciato partire."
(da "Hurriyet")

E' bene ricordare che Cipro è divisa in due dal 1974 quando le truppe turche invasero l'isola in risposta al tentativo di annessione con un colpo di stato da parte della Grecia. Il problema è tornato d'attualità prima dell'adesione di Cipro all'UE. Il governo di Papadopoulos (di cui fa parte il partito comunista AKEL), dopo aver promesso all'allora Commissario all'Allargamento Verheugen di adoperarsi per la riunificazione, ha duramente osteggiato il piano Annan, invitando i concittadini a votare "no".
Ritengo che ci vorranno ancora diversi anni per arrivare a una nuova risoluzione, considerato anche che le recenti elezioni hanno confermato al potere il Presidente Papadopoulos e il governo di sinistra. Speriamo che l'ONU e l'Unione Europea scendano di nuovo in campo per mettere fine a questa divisione che ormai dura da più di trent'anni.

(di Michele Bondesan)




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26 luglio 2006

Vergogna!

L'altra sera a quest'ora una o più persone hanno inondato il nostro blog con oltre 300 commenti ingiuriosi e altamente volgari, alcuni dei quali prendevano in giro il nostro europeismo. Nonostante le discussioni con euroscettici che entrambi abbiamo avuto su Debate Europe, vogliamo credere che questi commenti non vengano da veri euroscettici, ma semplicemente da persone idiote che non avevano di meglio da fare che rovinare il blog di due giovani che, a differenza di molti loro coetanei, si interessano di politica e attualità anziché di discoteche, droghe e quant'altro.
Condanniamo altamente quest'atto vandalico e speriamo che anche gli altri cannonauti approvino la nostra presa di posizione.
Michele e Angelo




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24 luglio 2006

Benvenuti!



Viva l'Europa!


Benvenuti a tutti gli europeisti d'Italia e dell'intero continente!
Questo blog nasce dall'esigenza di spargere il seme dell'europeismo in un'Europa che sta vivendo tempi difficili caratterizzati da crisi d'identità, paura di osare e titubanze varie.
Gli ideatori sono due giovani italiani: Angelo da Palermo e Michele da Rovigo. Nelle vene di entrambi scorre l'amore per la civiltà europea e per la Democrazia contrapposta alle tirannidi, alle dittature e al terrorismo.
Il blog si propone di fornire notizie in tempo reale (o quasi) su quanto succede in tutta Europa, non solo nei "grandi" Paesi di cui parlano i telegiornali. Analizzeremo la società, la cultura, la vita politica di tutti gli Stati che compongono quel mosaico che tutto il mondo ci invidia chiamato EUROPA!
A presto,
Michele e Angelo




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di riforma della legge sul diritto d'autore



Questa è la bandiera italiana!


Siamo tutti danesi! Per la libertà di espressione e contro il bavaglio che ci vogliono mettere in nome del politically correct


Siamo tutti estoni!
Per la sovranità di Tallinn e contro l'ingerenza del Cremlino

Viva l'Occidente!
Eurabia. Come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita

Bat Ye'or è la nuova Fallaci. Leggete e diffondete questo libro!





Viva Israele!








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