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25 ottobre 2007

Cronache dall'Inghilterristan

Parte il concorso "moschea più bella". Il Regno Unito è sempre più islamico

Sono il 3 per cento della popolazione, per un totale di due milioni di persone. Sono i musulmani del Regno Unito, quelli ufficialmente censiti perché quando si parla di immigrazione c’è sempre accanto la parola clandestinità e in quel caso i numeri possono essere anche superiori. Più difficile ancora però è il conteggio delle moschee e «centri culturali islamici». Le cifre variano tantissimo, da 1.000 fino a 3.000. Non è semplice distinguere una moschea da un centro culturale e spesso si possono trovare luoghi di preghiera per musulmani anche in una macelleria (che taglia la carne secondo i dettami dell’islam) o in un phone center. Su due milioni di persone, 3.000 luoghi di culto sono un numero notevole, basta pensare che gli induisti sono oltre un milione e di templi non ne hanno più di 40. Quel che è certo è che i musulmani in Gran Bretagna sono diventati la seconda comunità del Paese, scalzando quella storica indù legata a Londra da decenni per via del suo passato coloniale.
Se oltremanica l’islam è la seconda religione, i musulmani lì si sentono talmente a casa loro da aver organizzato il primo concorso nazionale per decretare la moschea più bella. Il concorso è aperto a tutti, e basta mandare una mail al sito di Islam Channel e indicare il modello che si preferisce sulla base di una foto dell’edificio. Ogni settimana c’è una sfida tra due moschee. Questa è la volta del centro islamico di Manchester e della società culturale islamica di Harringey (Londra). Tra le prove da superare ci sono cinque quiz per ogni «squadra» su argomenti attinenti all’islam. Le domande vengono fatte negli studi di Islam Channel, alla presenza di un pubblico che assiste alla trasmissione, con tanto di giuria di esperti. Domenica 25 novembre si conoscerà il vincitore, che si aggiudicherà un abbonamento a Skype per un valore di 35.000 sterline. Quello che più colpisce di tutta la vicenda è la somiglianza che alcune moschee hanno con le chiese. Se non fosse per la mezzaluna, quelle di Cricklewood e quella di Manchester potrebbero essere scambiate per le chiese gotiche tipiche dell’Inghilterra, mentre la moschea di Leyton è chiaramente ricavata da un’abitazione privata.
L’altro aspetto che non si può non notare è la perfetta macchina organizzativa messa su da Islam Channel, dal Muslim Council of Britain e dal British Muslim Forum, i due principali partner e sponsor dell’iniziativa. È la testimonianza della rappresentatività che i musulmani hanno nel Paese e che non poco spaventa la popolazione. La presenza islamica infatti comincia a preoccupare anche città multietniche e tolleranti come Londra. Il piano per la costruzione della grande moschea, che potrà ospitare 12.000 fedeli, è fonte di quotidiane proteste.

(da www.ilgiornale.it)


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25 ottobre 2007

Dopo l'Eurabia... l'Amerabia?

Via Babbo Natale e Halloween: "Offendono i bimbi musulmani"

I genitori degli alunni delle cinque scuole pubbliche della contea di Oak Lawn, nell'Illinois, sono arrivati a centinaia all'imbrunire, con gli occhi arrossati dalle lacrime. Le immagini di questo improvviso raduno, davanti alla sala riunione del provveditore agli studi del distretto di Ridgeland, ricordavano quelle tristissime dell'eccidio di Columbine: c'erano sospiri, parole di conforto e abbracci, mentre si parlava della «grande perdita». Ma ad ascoltare i discorsi di queste famiglie era chiaro che nessuno era stato ucciso, nessuno aveva aperto il fuoco. Quei genitori erano solo venuti a salvare il futuro del Natale, poiché a Oak Lawn Babbo Natale era finito sul banco degli imputati, accusato dai residenti musulmani di non essere più, secondo loro, politicamente corretto.
I genitori volevano che il Natale fosse ancora celebrato nelle scuole pubbliche della contea. Alcuni padri si erano vestiti da Babbo Natale, molte madri indossavano dei capi verdi e rossi. Fuori dalla palazzina decine di fotografi e reporter aspettavano il verdetto, finché Dave Lis, il provveditore agli studi, è emerso leggermente imbarazzato per annunciare: «Nulla è cambiato, il Natale è ancora Natale e Halloween è ancora Halloween».
Tra gli applausi la vita di Oak Lawn è tornata lentamente verso la normalità. Una normalità di un paesino dove il Natale e Halloween, la festa delle streghe che negli Usa si celebra a fine ottobre, sono popolari come la torta di mele, il campionato di baseball e la festa del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza americana. Ma Oak Lawn è anche zona di nuova immigrazione musulmana: lo sono ormai il 30 per cento degli studenti delle scuole pubbliche.
E proprio una musulmana, Elizabeth Zahdan, madre di tre studenti del Distretto 122, a settembre aveva scritto una lettera infuocata domandando che fosse vietata la celebrazione del Natale. «Quella festa ci offende», aveva detto insistendo anche che i costumi e le maschere indossate dai compagni di scuola dei suoi figli nel giorno di Halloween offendevano i dettami del Corano. Non solo: nel mese sacro del digiuno del Ramadan, la musulmana voleva anche che i propri figli avessero diritto a non vedere gli altri studenti mangiare nella mensa della scuola.
Il preside, in nome del politically correct le aveva dato ragione e, in una circolare inviata ai genitori, aveva annunciato che né Halloween né il Natale quest'anno si sarebbero celebrati nelle cinque scuole pubbliche della contea. Mentre in moltissime altre scuole pubbliche degli Usa ormai il Natale è una festa senza più connotati religiosi (in molte scuole è vietato ricordare la nascita di Gesù, in nome del rispetto secolare per le altre religioni), le scuole di Oak Lawn hanno anche eliminato il classico jellow, il budino per bambini, dalle mense (offendeva i musulmani), insieme alla carne di maiale, mettendo al bando, per sempre, i classici hot dog.
«Una follia!» ha protestato una madre, June Quigley. «Intanto i ragazzini musulmani possono inginocchiarsi a pregare durante quello che chiamano “il nostro momento” nei giorni del Ramadan. Se quella non è religione in una scuola pubblica cos'è?».
Ma la guerra contro il Natale, a dire il vero contro il cristianesimo americano, ormai si è estesa su nuovi, preoccupanti fronti. A Washington c'è un disegno di legge inteso a cambiare il nome dell'albero di Natale che ogni anno viene decorato e illuminato davanti al Campidoglio da Christmas Tree a Holiday Tree (albero della vacanza). Una assidua campagna di boicottaggio promossa dall'associazione cristiana American Family Association, ha finalmente convinto i proprietari della ditta alimentare Mrs. Fields, che vende biscotti, a riscrivere la parola Natale sulle scatole prodotte per la stagione natalizia. L'avevano eliminata per rispettare la clientela musulmana.

(di Silvia Kramar su Il Giornale, 25 ottobre 2007)



20 luglio 2007

Giù le mani da Magdi Allam!

Che le tesi sostenute da Magdi Allam risultino indigeste a molti è un fatto che non ha bisogno di conferme, ma che addirittura vi possa essere chi, non avendo nient’altro di meglio da fare, decida di promuovere un appello contro la sua persona, beh… questo francamente è troppo.
Nei giorni scorsi, infatti, sull’ultimo numero di «Reset», la rivista diretta da Giancarlo Bosetti, è stato pubblicato un documento, sottoscritto da numerosi studiosi di vaglia, tra i quali Paolo Branca e David Bidussa, Angelo d’Orsi e Ombretta Fumagalli Carulli, Patrizia Valduga ed Enzo Bianchi, estremamente critico nei confronti di «Viva Israele», l’ultimo libro di Magdi Allam, per via della sua «sfrontatezza», per di più «lontanissima dallo spirito e dai valori di una democrazia costituzionale», indice di «un preoccupante imbarbarimento dell’informazione» cagionata, par di capire, dall’attacco molto duro che Allam avrebbe riservato a due docenti universitari italiani.
Sul Corriere di ieri Pierluigi Battista, a tal proposito, si è chiesto: "Cosa mai possono concretamente sperare le (così dicono) «centinaia di firme» apposte a un documento che si scaglia contro un libro, quello di Magdi Allam?”. Documento che per di più non confuta nessuna delle tesi contenute in «Viva Israele», ma si limita semplicemente a bersagliarlo “per il solo fatto che esiste” e ad attaccare “il suo autore perché accusato di «tifare» per le ragioni di Israele (e se anche fosse, dov’è il reato, o il peccato?) e per giunta firmato “in gruppo credendo di rafforzare la loro credibilità con il numero delle adesioni e non con la vis persuasiva di un argomento”. “Forse – continua Battista – si vuole indurre l’autore ad abiurare? L’editore a ritirare il volume? I librai a disfarsene? A dichiarare fuori legge un saggio per aver violato chissà quale articolo del codice penale? Oppure, come è più probabile ma non meno inquietante, a rinchiudere il bersaglio di tanta ardente indignazione in un recinto infetto, fare terra bruciata attorno a lui, insomma a procurare un effetto intimidatorio su chi si è macchiato della grave colpa di aver scritto quel libro?”
Anche Il Foglio - il cui direttore è uno che di queste querelle se ne intende – all’argomento ha dedicato un editoriale. In esso si legge: “Un appello di duecento intellettuali, pubblicato dal contenitore amatiano Reset, intende screditare Allam e il suo nobile lavoro di sradicamento della cultura della persecuzione dal nostro paese. Criticare un giornalista arabo che ha rotto con l’omertà tribale, venuto in Italia a denunciare l’infiltrazione fondamentalista nelle nostre moschee trasformate in centrali dell’odio, che scrive inni alla dignità della persona contro il negazionismo endemico che assedia come la peste una parte del mondo islamico, mettere in dubbio la sua apologia dell’occidente come destino di libertà, tutto questo è ovviamente lecito e ammissibile. Non lo è mostrificare Magdi Allam. Perché lui non è un analista qualunque, ma un pezzo importante di una guerra culturale che durerà decenni. Forse il gran censore Angelo D’Orsi pensava ad altro all’epoca, ma noi ci ricordiamo il trattamento in occidente dei dissidenti sovietici. E quest’appello ha tutto il sapore dell’umiliazione pubblica leninista”.
Da parte nostra, come cittadini amanti della libertà, a Magdi Allam non possiamo che confermare la nostra stima ed esprimergli tutta la nostra solidarietà, riconoscendogli il merito di essere stato l’unico che, pur non essendo né cristiano, né ebreo, ha avuto l’idea di promuovere una manifestazione in difesa della libertà religiosa di tutti noi e nel mondo.
Si invita chiunque volesse manifestare la propria solidarietà al vicedirettore ad personam del
Corriere a scrivergli presso il suo forum:
www.corriere.it/allam.

(di Nicola Currò su
www.legnostorto.com)


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1 giugno 2007

GB. Via con l'embargo contro Israele

Scritto da Deborah Fait
giovedì 31 maggio 2007

Ci sono riusciti.
L'ordine palestinese di boicottare Israele e' stato onorato e le Universita' britanniche con 158 voti a favore e 99 contrari hanno fatto passare la mozione che dovrebbe estromettere dal sacro suolo dell'Isola gli accademici israeliani per sostituirli con quelli palestinesi.
State ridendo? Beh, ve ne passera' la voglia perche' effettivamente i rappresentanti del Britain's University and College Union (UCU) hanno intenzione di  stabilire contatti diretti con la creme de la creme degli accademici palestinesi a scapito dei molti Premi Nobel israeliani che a loro fanno schifo.
Si, proprio cosi', amore e' amore, e l'amore per il terrorismo palestinese unito all'odio per gli ebrei e' una miscela esplosiva cosi' forte che a questi patetici rappresentanti della cultura britannica non interessa niente di  far scadere le loro universita' al livello di quelle palestinesi.
L'importante e' danneggiare quelle israeliane.
Il voto e' stato preceduto da una discussione piena di odio in cui si accusava Israele di praticare l'apartheid e di essere colpevole di crimini contro l'umanita'.
La UCU pero' non e' soddisfatta, vuole molto di piu', ha  intenzione di estendere la proposta di boicottaggio a tutti i membri dell'Unione entro 12 mesi e la mozione,  che dovrebbe convincere a firmare i 120.000 membri,  invita a considerare i problemi morali che comporterebbe avere legami con le istituzioni accademiche israeliane.
L'Unione si prefigge anche di impedire ogni relazione accademica tra la UE e Israele e di bloccare i fondi che l'Europa elargisce per cooperare nella ricerca con le Universita' israeliane.
Gli unici ebrei  che verranno accettati in Britannia saranno i traditori, quelli pronti a  condannare e a rinnegare Israele.
Odio puro dunque, odio isterico cui fece da battistrada la Chiesa anglicana durante i primi anni della guerra del terrore di Arafat contro Israele, seguita subito dalla Association of University Teachers (AUT), poi dalla NATFHE , insegnanti delle scuole superiori, poi e' stato il turno dei medici inglesi  contro i medici israeliani, infine degli architetti contro i loro colleghi ebrei.
La  perfidissima Albione, ormai islamizzata, fa proprio una bella figura, non c'e' che dire.
La quantita' di firme arabe tra i boicottanti e' incredibile e se pensiamo che l'Inghilterra ha milioni di cittadini arabi e islamici che ormai fanno parte di ogni istituzione britannica sprizzando da ogni poro della pelle propaganda antisemita , non c'e' dubbio che nei prossimi mesi e anni Israele non potra' piu' avere contatti con quel paese e probabilmente con molti altri in Europa.
Benissimo, pero' gli chiederei di boicottare Israele e gli ebrei in modo serio non con questi patetici giochetti antisemiti, devono imitare  i loro maestri, quelli con le palle : Hitler che bandi' gli studi di fisica di Einstein definendoli "roba ebraica" e Ahmadinejad che si sta leccando i baffi all'idea di poter distruggere Israele.
Quindi incomincino a boicottare le scoperte in campo medico, le cure contro la sclerosi multipla, contro le malattie veneree, contro la poliomielite, contro la SARS.
Boicottino ogni ricerca e ogni scoperta utile alla salute mondiale fatta da scienziati israeliani, boicottino i prodotti che servono a ridare l'uso delle mani e delle gambe a molti malati affetti da problemi spinali, boicottino i medicinali per curare il diabete, boicottino la ricerca fatta dalla  Child Hood che permette ai bambini con gravi problemi respiratori di dormire meglio la notte.
Boicottino i premi Nobel che hanno scoperto la cellula umana che potra' proteggere da difetti del DNA , boicottino la ricerca israeliana che ha gia' eliminato i disturbi del Parkinson, boicottino le gocce nasali che ci vaccineranno da ogni tipo di influenza per ben cinque anni.
Inoltre dovrebbero boicottare i loro computer, anzi gettarli via poiche' i sistemi Windows sono progetti della Microsoft Israel.
Tutta la tecnologia, comprese le email e gli instant messanger ICQ sono programmi sviluppati in Israele nel lontano 1996. Devono anche gettare dalla finestra i cellulari poiche' sono anche questi un prodotto della Motorola israeliana  che e' la piu' grande del mondo.
Boicottino tutto quello che e' israeliano e lo sostituiscano con la ricerca e le invenzioni dei palestinesi, tipo , che so, giubbotti esplosivi, bombe, candelotti, missili a breve e lunga gittata.

E' dell'ultima ora la notizia che anche il sindacato inglese UNISON ha deciso il l'embargo, ne discuteranno in una conferenza indetta dal 19 al 22 giugno e sicuramente la mozione passera' creando gravi probelmi perche' il sindacato controlla la maggior parte delle aziende e industrie inglesi quindi sara' un effetto  a catena che non avra' fine.
Il governo britannico e' contrario, Inghilterra e Israele hanno buoni rapporti diplomatici  e di collaborazione ma poco potra' ottenere  contro il potere di questi disgustosi e sinistri soggetti imbevuti di odio antiebraico e di ammirazione per l'islam estremista e i suoi diktat.
 
Ma non e' finita, si sta verificando un fenomeno globale, l'orgasmo del boicottaggio si sta propagando a macchia d'olio e alI'Inghilterra  si e' appena aggiunto, sbavando di malcelata goduria, il Sudafrica.
Il presidente del Congresso del South African Trade Unions (COSATU), Willy Madisha, dopo un affettuoso e fruttoso incontro con Abu Mazen, ha appena annunciato  la sua campagna di embargo chiedendo al governo sudafricano  di cessare ogni rapporto diplomatico con Israele.
L'organizzazione Not in My Name che fa parte della coalizione antiisraeliana,  guidata da un ebreo antisemita di nome Kasril, ministro del governo di Pretoria, amico intimo di tutti i boss mafiosi palestinesi,  lavora alacremente, con una passione disumana, per attivare  l'embargo e ha intenzione di piazzare i suoi iscritti piu' perfidi e violenti a picchettare davanti ai negozi che vendono prodotti israeliani per impedire  alla gente di entrarvi.  
Kasril ha dichiarato che lui gia' da anni non compra niente che sia israeliano.
Spero che boicotti tutto , proprio tutto,  ma veramente tutto e che abbia il fegato di subirne le conseguenze nel caso si ammalasse di sifilide  o di morbo di Parkinson o anche solo di influenza.
Insomma quale e' la morale?
Israele per questi infami non fa mai abbastanza.
Israele non ha diritti, soprattutto quello di difendersi quindi di esistere.
Israele tenta il negoziato e la risposta sono i missili?
Colpa sua.
Israele esce da Gaza e lascia la terra ai palestinesi e questi la usano per metterci le rampe di missili?
Colpa sua
Perche'?
Perche' doveva negoziare l'evacuazione con i palestinesi.
Ma se alla richiesta  di negoziato, prima dell'evacuazione, Abu Mazen aveva rifiutato ogni contatto?
Non importa doveva negoziare con i fantasmi.
E' comunque colpa di Israele.
Ma  l'Iran, il Sudan, i palestinesi che ammazzano le persone come fossero scarafaggi?
Colpa di Israele.
Ma  i paesi che si sono stabiliti in mezzo a popolazioni estranee?
Colpa di Israele.
Ma la Spagna che non dà l'autonomia ai baschi?
Colpa di Israele.
Ma la stessa Inghilterra che occupa l'Irlanda del nord e non vuole dare l'autonomia alla Scozia?(Perche' non vi boicottate da soli, inglesi?)
Colpa di Israele.
Niente da fare, e' Israele l'oggetto dell'odio e della rabbia del mondo.
All'embargo si aggiungeranno altri paesi, altre organizzazioni antisemite pacifiste, altre Universita', altri sindacati, altri Not In My Name, altri Ebrei contro l'Occupazione cosi' vilmente mediocri che fanno quasi pena.
Vogliono isolarci sempre di piu', vogliono rovinarci in attesa che il loro amico iraniano abbia pronta la bomba per sterminarci e far tutti contenti.
Quando accadra' pero' si creera' un serio problema perche' il mondo non avra' piu' nessuno da odiare e allora dovra' reinventarsi gli ebrei per evitare pericolose crisi di astinenza.
L'odio sopravvive alla morte, la storia europea del dopo Shoa' lo dimostra. 
 
www.informazionecorretta.com




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14 aprile 2007

Finalmente in libreria "Eurabia" di Bat Ye'or, l'autrice che ispirò la Fallaci

Eurabia. Come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita

AUTORE: Ye'or B.

Eurabia. Come l'Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita

COLLANA: I Draghi

PAGINE: pp. 416

ILLUSTRAZIONI: N° No

FORMATO: cm. 14x21

PREZZO: euro 24,00

ISBN: 978-88-7180-627-3


IL LIBRO

Da oltre trent’anni l’Europa «pianifica» con i paesi della Lega Araba la fusione delle due sponde del Mediterraneo in un nuovo, mostruoso agglomerato che Bat Ye’or ha suggestivamente denominato «Eurabia» (un’espressione subito fatta propria da Oriana Fallaci).
Questo progetto, perseguito con coerenza attraverso il cosiddetto «Dialogo Euro-Arabo», ha portato alla graduale, ma inesorabile trasformazione del continente europeo in un ibrido asservito alle esigenze politiche e agli standard culturali del mondo arabo.
Tutto ha avuto inizio con la crisi petrolifera del 1973 e con l’ambizioso progetto, soprattutto francese, di costruire un asse geopolitico e ideologico alternativo a quello americano e atlantico. In un arco di tempo relativamente breve l’Europa ha sacrificato la sua indipendenza politica, oltre che i suoi valori culturali e spirituali, in cambio di garanzie (in gran parte illusorie) contro il terrorismo e di qualche vantaggio economico.
Sulla base di una documentazione ampia e minuziosa, l’autrice ricostruisce le attività e gli strumenti che hanno prodotto questa folle deriva, dagli anni del pieno funzionamento del Dialogo Euro-Arabo alle perverse scelte sul piano della politica estera (adozione di un’ideologia antisemita e antisionista, demonizzazione di Israele e degli USA, sdoganamento del terrorismo islamico e di Arafat), fino ai recenti tentativi di occultamento della verità seguiti all’attentato dell’11 settembre e ai suoi pendant sul suolo europeo (attentati di Madrid e Londra, caso delle caricature danesi). E naturalmente ne individua i molti responsabili politici, culturali e religiosi.
Il bilancio è drammatico. Questa politica ha condotto (e conduce) alla mancata integrazione degli immigrati musulmani, al proliferare di cellule terroriste islamiche in tutto il continente, al ripudio da parte dell’Europa delle sue radici ebraico-cristiane e al conseguente stravolgimento della sua identità culturale, religiosa ed etica.
Forse per gli europei è giunto il momento di riappropriarsi della loro autentica eredità spirituale, di «quei sacri valori di umanità che l’Europa, anche nei momenti più bui della sua storia, ha sempre cercato di preservare». Ma bisogna fare in fretta.

L'AUTORE

BAT YE’OR, nata in Egitto e di nazionalità britannica, si è dedicata allo studio dello status delle comunità etnico-religiose nei paesi islamici, a cui ha dato un nome, «dhimmitudine », e ne ha definito i principali aspetti politici, economici, culturali. Tra le sue opere ricordiamo: The Dhimmi. Jews and Christians under Islam (1991), Les Chrétientés d’Orient entre Jihâd et Dhimmitude (1991), The Decline of Eastern Christianity under Islam (2005), Juifs et Chrétiens sous l’Islam (2005), Islam and Dhimmitude. Where Civilizations Collide (2005).

(da www.lindau.it)




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11 novembre 2006

Per non dimenticare

Nassiriya - Tre anni dopo




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7 novembre 2006

Volontè contro la crociata buonista

«Ipocriti, s’indignano per il raìs e non per i cristiani giustiziati»

Onorevole Luca Volontè, la sua misura è colma. Così ha deciso di nuotare controcorrente in un mare d’ipocrisia.

«Davvero: mi pare di essere immerso in uno stucchevole sproloquio».
Ma sta parlando della morte di un uomo, per quanto risponda al nome di Saddam Hussein.
«Già. Un tiranno che ne ha combinato di tutti i colori. Eppure ogni cinque minuti si alza qualche politico italiano o europeo a ricordarci l’ovvio: che la pena di morte non è il massimo, e che sarebbe più umano commutargli la pena nell’ergastolo...».
A lei non sembra.
«A me sembra ipocrita e strumentale: c’è qualcuno che finge di non capire quale sia la posta in gioco. Soprattutto tra i politici italiani, mi pare che questa storia della commutazione di pena nasconda una specie di revanche di coloro che hanno visto l’intervento americano in Irak come una violazione dei diritti umani».
Lei pensa che sotto sotto i pacifisti soffino sul fuoco.
«Neppure tanto sotto. Questa implorazione di pietà che si leva da tante parti è pelosa e conformista, un mare di ipocrisia nel quale sguazzano tutti quelli che continuano a odiare Usa e Gran Bretagna».
Si ostina a considerarlo ipocrita.
«Ma ha mai sentito una simile levata di scudi, o almeno una battuta, a proposito delle quotidiane sentenze di morte che vengono emesse contro i cristiani in Cina? Decine e decine di persone... O per quei cristiani giustiziati in Indonesia... O per tutte le efferatezze della giustizia islamica...».
Lei Saddam lo lapiderebbe.
«No. Ma si rende conto che paradossalmente si fa più cagnara per la sorte dell’ex tiranno che per quella povera donna adultera massacrata sotto le pietre proprio in Irak?».
Però l’impiccagione di Saddam può essere pericolosa...
«Questo argomento lo capisco di più, e anch’io nutro il timore per i disordini che potrebbero mettere alle corde la fragile democrazia irachena. C’è persino il rischio di frange armate che si organizzino per liberarlo: lui diventa la vittima, e si rinfocola l’odio».
Ora fa l’avvocato del diavolo?
«Per carità. Se questo è un problema da affrontare con serietà, ben altra cosa è il revival del movimento pacifista, di quelli che si sentono in dovere di salvare il tiranno e non parlano mai degli omicidi di Stato che si perpetrano ai danni dei cristiani nel mondo. Senza neppure un processo».
Si dice che la tempistica della sentenza sia sospetta: piomba sulle elezioni del «midterm» che vedono Bush jr. in grossa difficoltà.
«Tipico argomento di chi spera nel ribaltamento della maggioranza al Congresso Usa. Non so se potrà avere una qualche influenza... Ma che avrebbero dovuto fare: spostare le elezioni per Saddam?»

(di Roberto Scafuri su Il Giornale del 7 novembre)




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7 novembre 2006

Ostaggio di serie B

Chissà: forse è la barba che non piace. Oppure è il fatto che nonostante quella barba lì, che fa molto sessantottino, non si è mai fatto assumere al manifesto. Forse perché viene dalla Puglia contadina e non dai circoli bene della borghesia romana. O forse perché non porta con sufficiente eleganza la pashmina e dunque non farebbe bella figura nei salotti radical chic. Figurarsi al Campidoglio con Veltroni.
Forse è per tutto questo o forse per altro ancora: il fatto è che di Gabriele Torsello non si occupa nessuno. Fateci caso: l’hanno rapito da una settimana, domani (domenica) scade l’ultimatum che potrebbe costargli la vita. Eppure tutto accade nel silenzio generale. Nessuno che scenda in piazza, nessuna fiaccolata, nessuna manifestazione. Poche righe sui giornali, disinteresse totale. I rapitori fanno le loro richieste. Il governo alza le spalle. Liberare il convertito afghano? Non si può, naturalmente. Ritirare le truppe italiane? È chiaro: non si fa. E allora? Boh, ma, embeh. Chissenefrega. In fondo saranno anche un po’ fatti suoi.
Ma certo, fatti suoi. Cosa c’è andato a fare Torsello in Afghanistan? Non sapeva che era rischioso? Come no: lo sapeva. Ma lo sapeva anche Giuliana Sgrena, quando andò in Irak. E lo sapevano le due Simone, allegre vispe terese dell’arcobaleno internazionale, quando si fecero rapire mentre giocavano al pacifismo coi terroristi. Eppure ricordate che cosa successe allora? Oceaniche adunate di piazza, tutti i leader del centrosinistra schierati a Roma con 500mila persone, pubblicazioni di foto, comitati riuniti in seduta permanente effettiva, appelli, contrappelli, striscioni appesi al Campidoglio, marce, contromarce, bandiere sventolate, carovane della pace, accensione di lumini, torce, fiaccole, falò e fari per la diretta televisiva, illuminazione costante, fisica e metaforica, delle vicende in corso. Il compagno della Sgrena, tanto per dire, ha collezionato in pochi giorni più ore tv di Pippo Baudo.
Parola d’ordine: non lasciamoli mai soli. E costante pressione sul governo in carica, che guarda caso era quello di Berlusconi. Non passava minuto che qualcuno non chiedesse conto: cosa si sta facendo per i rapiti? Che si fa per la Sgrena? E per le due Simone? Ora manco uno che chieda «che si fa per Torsello». In tutta la giornata di ieri abbiamo contato non più di dieci agenzie di stampa dedicate al caso, comprese però anche quelle ripetute e riepilogative. Nemmeno l’intervento di un deputato, nemmeno un’interrogazione o un’interpellanza parlamentare. Niente di niente. Davvero un po’ troppo poco a meno di quarantott’ore dallo scadere del countdown che potrebbe essere fatale.
«L’importante è che stia bene», dice l’ambasciatore Sequi da Kabul. Certo: se stesse bene anche lunedì, però, a noi non dispiacerebbe. Ci par di intuire, invece, che il resto dell’Italia, sia piuttosto disinteressato alla questione. Si capisce: ciò che conta è non disturbare troppo il ministro degli Esteri D’Alema, impegnato nelle sue riunioni al Botteghino. E soprattutto non dare al premier Prodi più pensieri di quelli che ha. Del resto non si può infierire: Standard&Poor’s, Fitch, i sondaggi, i fischi a Verona, le grane con gli alleati, la Finanziaria che non va, i conti che non tornano, la maggioranza che vacilla. Perché dovrebbe preoccuparsi di restituire Torsello ai suoi cari?
Che ci fossero rapiti di serie A e serie B, del resto, l’avevamo già capito da tempo. Almeno da quando i rapiti di serie B hanno cominciato a chiamarli mercenari. Ricordate? In fondo abbiamo già visto di tutto. Abbiamo sentito persino gente esultare perché un ex panettiere di Genova veniva fatto inginocchiare vicino a una buca e ammazzato senza pietà. E siccome mentre veniva ammazzato senza pietà, aveva il coraggio di sussurrare: «Vi faccio vedere come muore un italiano», abbiamo sentito pure gente sorridere felice. Dicevano «Meglio così, un fascista di meno». Ma certo: abbiamo sentito di tutto, in questo Paese. Però non riusciamo a rassegnarci. Che ci volete fare? Continuiamo a pensare che una vita umana abbia sempre lo stesso valore, e che l’ostaggio abbia passato la gioventù al manifesto o a mangiare orecchiette e cime di rapa ad Alessano, provincia di Lecce, per noi non fa differenza. E non fa differenza chi c’è al governo. Vorremmo solo che questo silenzio si rompesse. Che le istituzioni sentissero il fiato sul collo e si muovessero. Vorremmo che Gabriele potesse tornare dal suo bimbo, 4 anni appena. Al massimo gli chiederemo di ripulirsi un po’ la barba. E di stare attento a non sbrodolarsi al primo ricevimento, naturalmente organizzato da Veltroni.

(di Mario Giordano su Il Giornale del 7 novembre)




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27 ottobre 2006

GERMANIA: DIETROFRONT 'DEUTSCHE OPER', IDOMENEO DI MOZART ANDRA' IN SCENA

Berlino, 27 ott. - (Adnkronos/Dpa) - La 'Deutsche Oper Berlin' ha deciso di reinserire nel cartellone delle proprie rappresentazioni l'Idomeneo di Mozart che, nel controverso allestimento del regista Hans Neuenfels, rischiava di offendere l'Islam e quindi era stato cancellato per ''ragioni di sicurezza'', nel timore di scatenare un'ondata di violenze pari a quella innescata dalla pubblicazione in Danimarca delle vignette satiriche di Maometto. Un portavoce della prestigiosa Opera di Berlino ha fatto sapere che lo spettacolo sara' messo scena e replicato entro la fine dell'anno, per un totale di due rappresentazioni.




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27 ottobre 2006

Arcivescovo Canterbury, si' al velo

(ANSA) - LONDRA, 27 OTT - L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, in un articolo sul Times dice 'si'' ai simboli religiosi visibili. 'L'idea di una societa' dove non siano visibili segni pubblici di qualsiasi religione - le croci intorno al collo, i lunghi riccioli al lato del viso (religione ebraica), turbanti o veli - e' politicamente pericolosa', sostiene il capo di 77 milioni di anglicani in tutto il mondo.




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26 ottobre 2006

Belgi temono tensioni tra religioni

(ANSA) - BRUXELLES, 26 OTT - Il 61% dei belgi teme un intensificarsi delle tensioni fra Islam e mondo cattolico, secondo un sondaggio pubblicato oggi da 'Le Soir'. Restano pero' aperti al dialogo e alla libera espressione di opinioni, e tolleranti nei confronti di chi porta simboli religiosi. Per il 59%, si possono criticare le altre fedi, sempre nel rispetto del credo degli osservanti. E per il 58% mettere la croce al collo, indossare il velo o la kippah in testa non deve essere limitato solo alla sfera privata.




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26 ottobre 2006

Caricature Islam, giornale assolto



 Jylland-Posten fu denunciato da associazioni musulmane

(ANSA) - COPENAGHEN, 26 OTT - Assolti i capi del giornale danese Jyllands-Posten: con le vignette su Maometto pubblicate nel 2005 non avrebbero offeso l'Islam. Lo ha deciso la corte di Aarhus: 'Le caricature non avevano un carattere di offesa nei confronti di Maometto o dell'Islam, anche se il testo di accompagnamento poteva rivelare disprezzo o derisione'. Le associazioni musulmane danesi avevano invece denunciato i disegni perche' rappresentavano, a loro avviso, 'un attacco all'onore dei credenti'.




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26 ottobre 2006

Bosnia, Ramadan: pietre su moschee

(ANSA) - SARAJEVO, 25 OTT - La polizia serba ha arrestato sei persone accusate di aver danneggiato a colpi di pietre due moschee in Bosnia durante l'Aid el-Fitr. Durante la festa musulmana, che segna la fine del mese del Ramadan, cinque giovani di eta' compresa tra 19 e 21 anni sono stati arrestati a Visegrad, nella Bosnia orientale, con l'accusa di aver lanciato alcune pietre contro la moschea della citta'. Una seconda moschea e la casa dell'imam locale sono state attaccate a Prijedor, nel nord del Paese.




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23 ottobre 2006

ISLAM: CASINI, VELO E' SPESSO IMPOSIZIONE DI ASSOCIAZIONI INTREGRALISTE

Bologna, 23 ott. - (Adnkronos) - ''Il velo spesso non e' una scelta libera per la maggior parte delle donne islamiche italiane ma e' un'imposizione dovuta alle associazioni di sostegno che aiutano gli immigrati nella misura in cui abbracciano l'integralismo religioso''. E' quanto ha sostenuto il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, intervenendo a Bologna ad un incontro organizzato dal suo partito.




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23 ottobre 2006

SANTANCHE'/3: Lettera aperta al ministro Giuliano Amato

Signor Ministro,
ho qui sotto gli occhi una sua dichiarazione fresca di stampa. L’islam moderato, lei dice, quell’islam di cui dubitano in tanti, in realtà ce l’abbiamo in casa: sono le migliaia di donne immigrate “che considerano il loro essere islamiche più che compatibile con l’affermazione dei diritti della persona e negano l’uso violento del potere maschile”. Accidenti, verrebbe da dire, questo sì che è parlare chiaro. Finalmente nel Governo che regge questo paese c’è qualcuno che si accorge dell’evidenza, si accorge che è alle donne islamiche che dobbiamo guardare se vogliamo far crescere l’integrazione, dal momento che sono soprattutto loro a coltivare nel cuore delle comunità e molto spesso a proprio rischio e pericolo, il seme della democrazia. Ma poi sorge un dubbio: non è proprio lei, signor Ministro, che attraverso la Consulta islamica mantiene aperto il confronto con le comunità di immigrati? E non è forse dalla grande maggioranza dei membri della Consulta, e in particolare modo dalle donne presenti in questo organismo, che è venuta la richiesta di formulare e sottoscrivere una Carta dei Valori? Niente di troppo complicato, a dispetto del nome un po’ pomposo: una serie di regole e principi che nascono dall’idea di isolare l’islam radicale e offrire una rete di protezione ai musulmani di buona volontà che vogliono solo vivere e lavorare in pace nel nostro paese. Ovviamente, agli estremisti della Consulta quell’idea proprio non è andata giù. Si parlava, nella Carta proposta dai moderati, di parità di diritti tra uomo e donna, si parlava di libertà religiosa,  di poligamia, di scuole islamiche e molte altre cose ancora che Lei Signor Ministro ben sa. Ma gli estremisti della Consulta non hanno trovato di meglio che definirla discriminatoria e razzista perché “riservata” solo ai musulmani. La firmeranno, ma non è detto, solo se verrà sottoposta anche alle altre comunità religiose presenti nel nostro paese.
Lei converrà, signor Ministro, che la scusa è ridicola: cosa c’entra un buddista, un induista, un ebreo con i matrimoni forzati, o un testimone di Geova con le scuole islamiche? Ma la cosa più sorprendente è un’altra, è che proprio lei signor Ministro questi argomenti li abbia fatti suoi, alla lettera. E ci abbia spiegato che sì, è giusto, la Carta deve essere estesa anche ai rappresentanti di altre fedi religiose. Insomma, o la firmano anche gli Hare Krishna o non la firma nessuno. Il che, tradotto in parole povere, significa che la Carta dei Valori non esiste più. Finisce nel cestino, insieme alle richieste di quelle immigrate a cui lei stesso pare riconoscere un ruolo trainante nei processi di integrazione. Tanto sorprendente questo voltafaccia quanto singolare, nei modi e nei tempi, che qualcuno della sua maggioranza si è preoccupato di venirle in soccorso e ha spiegato che questa benedetta Carta in fondo non serve a nulla. Basta applicare la nostra Costituzione, far lavorare le nostre leggi e i nostri tribunali. E qui, mi permetta, siamo davvero al capolavoro della mistificazione e della disinformazione. Come se il punto non fosse quello di coinvolgere i rappresentanti delle comunità islamiche nella definizione di una nuova cultura dell’integrazione. Come se il vero problema non fosse quello di mettere dei paletti, con il loro aiuto, alle aberrazioni più insopportabili provocate dalle leggi islamiche anche nel nostro paese. Tutte cose per cui le nostre leggi spesso non bastano e a volte nemmeno ci sono. Vuole un esempio pratico, signor Ministro? Prendiamo il caso delle immigrate musulmane che sfidando famiglia e parenti e mettendo a rischio anche la loro vita, vogliono sposare un italiano. Quale modo migliore per favorire l’integrazione, si dirà. E invece ecco come vanno le cose. Per ottenere il diritto a sposarsi quell’immigrata - e il più delle volte si tratta di un’immigrata di seconda generazione, nata a cresciuta nel nostro paese - avrà bisogno di un nulla osta rilasciato dal consolato del suo paese d’origine. E qui viene il bello: i consolati dei paesi musulmani, nessuno escluso, cosa fanno situazioni come questa? Semplice: il nulla osta lo rilasciano solo se hanno la prova che il promesso sposo italiano si è convertito all’islam. Niente conversione, niente nulla osta. Ora, signor Ministro, la domanda è: su questi consolati chi può intervenire per portarli a rivedere delle procedure disumane che violano i diritti fondamentali della persona, chi può agire con qualche possibilità di successo se non i rappresentanti della comunità mussulmana? E il loro intervento non sarà per caso più efficace e incisivo se viene sostenuto da un patto di collaborazione con il Governo italiano come quello espresso nella Carta dei Valori, un patto che li impegna a sostenere tra tutti i musulmani del nostro paese la più ampia libertà di scelta in materia di religione?
L’impressione, signor Ministro, una brutta impressione, è che con le sue decisioni siamo passati dal pensiero debole e timoroso con cui l’Occidente si è sempre confrontato con i guasti dell’estremismo islamico, ad una variante più sofisticata ma altrettanto deleteria: il pensiero obliquo. Che in apparenza parte diritto e spedito verso il centro di un problema ma lungo la strada misteriosamente si perde, s‘incurva, si piega e tanto si piega che finisce per tornare al punto di partenza, lasciando le cose come stanno. E tornare al punto di partenza, me lo lasci dire, significa assumersi una grande responsabilità davanti alle donne mussulmane cui proprio lei ci invita a guardare come il futuro dell’integrazione.
Una piccola promessa, un piccolo sogno di libertà come la Carta dei Valori non deve sparire come un miraggio ad opera del Governo di questa Repubblica.

(da Libero del 19 ottobre 2006)




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23 ottobre 2006

SANTANCHE'/2: "Donne senza foulard? Se la vedranno con Dio"

MILANO — «Non lancio nessuna fatwa ». Ma accuse sì. E, come «provocazione», chiede subito di precisare una cosa: «Dovrei essere io ad avere la scorta, non la signora Santanchè». Ali Abu Shwaima respinge gli attacchi, anzi forza la mano: «Vorrei ricordare che il mio nome è già finito sui giornali, con tanto di indirizzo di casa. Sono stato indicato come uno che appoggia il terrorismo». Per lui la conseguenza è logica: «Chi corre i rischi maggiori?». L'imam della moschea di Segrate non ci sta proprio a passare per «estremista aggressore». Se c'è una vittima, dice, «sono io». Così annuncia querele: «Sono stato gravemente calunniato». Nel processo politico-televisivo, la sua linea di difesa è chiara: mai minacciato nessuno, mai lanciata una fatwa, mai sostenuto che le donne senza velo non siano musulmane. E la scorta all'onorevole Santanchè la spiega come «un'esagerazione. È una polemica creata ad arte per mettere in cattiva luce l'Islam». La Domenica In di Abu Shwaima non prevede dirette tivù. Nemmeno da telespettatore. Gli è bastata la serata da protagonista negli studi di Sky: «Questa discussione non fa altro che creare disordine sociale». Ci sono già le minacce sui muri della moschea, dice, a impensierirlo. E il medico giordano che guida la comunità religiosa, già accoltellato da uno squilibrato nell'aprile del 2004, su un punto non ammette repliche: «Io sono il musulmano più moderato che esista, di quelli veri, che hanno una parola sola». Per questo, dal telefono nel salotto di casa, ribadisce che è «stanco di essere presentato come una bestia nera: tutti mi conoscono, sanno che amo gli italiani». Eppure c'è di mezzo un velo, oggi, tra Abu Shwaima e gli italiani. Una distanza culturale: «L'ho detto e lo ripeto: è Dio a imporlo». E per l'imam, «le donne che non indossano il foulard non sono apostate da condannare. Libere di non farlo, insomma, ma sbagliano di sicuro e se la vedranno con Dio». È su questo che Abu Shwaima rimarca la distanza con l'onorevole Santanchè: «La signora sostiene il falso. È ignorante nel senso che non conosce il Corano». Ma la scorta, lo ribadisce, «che esagerazione!». D'altronde, in tv, «capita di dire parole accese, poi tutto dovrebbe finire lì». E invece: dibattito bis in Rai, prese di posizione politiche. Una bufera. Tanto che l'imam non esclude che «qualcuno voglia sentirsi minacciato...». Lei dice? «Dico che questa vicenda è un attacco deliberato contro i musulmani e contro le moschee. E che si vuole dare un'immagine negativa dell'Islam».

(di Armando Stella su Corriere.it)




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23 ottobre 2006

SANTANCHE'/1: Scorta alla Santanchè minacciata dall'imam


«Sono condannata a morte ma non me ne frega niente».
Daniela Santanchè mette subito i puntini sulle «i». Di quella sentenza coranica scagliata via etere dall’imam Ali Abu Shwaima non ne vuole parlare, «non è un problema, il punto è un altro» dice: «Il velo non è un simbolo religioso ma politico. È l’emblema di quella sottomissione che, a nord di Bagdad, è costata anche la vita a una ragazza di ventidue anni accusata di adulterio».

Comunque, onorevole Santanché, da oggi è sotto scorta.
«Protezione decisa dal ministero dell’Interno. Ma, lo ripeto, il problema è che dietro quel velo imposto politicamente si nasconde un’ideologia oscurantista e totalitaria che non ha alcun rispetto dei principi di libertà, di opinione e di scelta delle persone».
Il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, la pensa diversamente e continua a sostenere che il «velo non è un problema».
«È un virgolettato pericoloso, quello del ministro Ferrero. Come si può pensare che il velo non sia un problema? È davvero preoccupante ma non mi stupisce: infatti, è sempre il frutto di quel silenzio assordante di una sinistra indulgente e buonista che non s’accorge dell’evidenza, della condizione di sudditanza delle donne islamiche».
Tema messo a nudo nelle 118 pagine del suo libro, «La donna negata»...
«Libro criticato, messo alla berlina e condannato sia su siti islamici che dagli schermi della tv di Stato iraniana. Motivo? Scrivo delle donne islamiche e di quell’ideologia che non le rispetta e che si nasconde dietro il velo. Ma questo non mi ferma, non ci deve fermare: bisogna liberare le donne dal velo e noi siamo al loro fianco».
Con lei c’è sicuramente anche il ministro Barbara Pollastrini, che, infatti, le invia un messaggio di solidarietà.
«Ne sono felice. La telefonata del ministro Pollastrini è davvero importante soprattutto perché insieme daremo vita a un Forum per affrontare questo e altri problemi, questo e altri drammi e trovare soluzioni. La condizione delle donne musulmane dev’essere al centro dell’attenzione della politica. Non credo che la scelta francese sia quella da replicare in Italia. Ma credo però che la civiltà di un Paese si misura dal rispetto nei confronti delle donne».
Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha suggerito alle immigrate musulmane di «non nascondersi dietro il velo».
«Considerazione di buon senso, che coglie solo un particolare del problema e che, attenzione, bisogna affrontare nel Paese con un dibattito perché io voglio che mio figlio cresca in un Paese libero e che sia un uomo libero».
Come dire: la minaccia dell’imam Abu Alì Shwaima è un’espressione fondamentalista.
«Sostenere “io sono un Imam e non permetto a un ignorante di parlare del Corano”, come il sedicente Imam ha fatto su Sky, è un’aggressione verbale di chi vuole mortificare la donna, di chi pensa che il corpo femminile sia qualcosa di impuro da nascondere. È un segno pericoloso perché per queste persone l’integrazione non è una priorità».
Integrazione significa anche scuola pubblica. A Milano vogliono aprire a tutti i costi una scuola araba, con il benestare del ministro Giuseppe Fioroni.
«È una vergogna. È una vergogna perché in quelle aule non c’è traccia di un programma in italiano. Quella non è l’integrazione che vogliamo ma la creazione di un ghetto nella periferia milanese. Ho visto nelle fotografie e nei servizi televisivi che le bambine di quella scuola portano il velo, mi dispiace per loro. Ed è anche per loro che vado avanti in questa battaglia contro la discriminazione e contro la violenza consumata pure contro quelle donne che non portano il velo».
Nessuna paura?
«Mi batto da anni per l’affermazione di un Islam moderato e per la dignità delle donne musulmane. So che bisogna isolare politicamente e culturalmente tutti i fanatici, gli intolleranti e gli integralisti che cercano di alimentare lo scontro di civiltà, mentre è necessario lavorare per l’integrazione e il dialogo».

(di Paolo Bracalini, sul Giornale)




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22 ottobre 2006

SANTANCHE', IMMINENTI MISURE DI SICUREZZA

(AGI) - Roma, 22 ott. - La parlamentare di An, Daniela Santanche', non ha ancora a disposizione le misure di sicurezza che, con ogni probabilita', saranno attivate a partire da domani. Sentita telefonicamente dall'Agi, la parlamentare ha confermato di essere appena rientrata a Milano, proveniente da Roma, e di non avere al momento alcun tipo di protezione. La Santanche' ha, tuttavia, aggiunto di essere stata contattata dal prefetto e dal questore di Milano che le hanno anticipato l'attivazione delle misure di sicurezza a seguito dell'attacco subito dall'imam Abu Shwaima nel corso di una trasmissione televisiva.




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22 ottobre 2006

BENEDETTO XVI: AUGURO SERENITA' E PACE A TUTTO L'ISLAM















CITTA' DEL VATICANO - "Sono lieto di inviare un cordiale saluto ai musulmani del mondo intero che, in questi giorni, celebrano la conclusione del mese di digiuno del Ramadan". Benedetto XVI nel post Angelus rivolge "un augurio di serenità e di pace" a tutto l'Islam.
APPELLO A LEADER POLITICI IRACHENI,FERMATE VIOLENZE Benedetto XVI lancia un appello ai leader politici e religiosi iracheni ed alla comunità internazionale affinché possano trovare una soluzione alla "gravissima situazione di insicurezza" dell'Iraq. Il Papa denuncia le "efferate violenze cui sono esposti moltissimi innocenti solo perché sono sciiti, sunniti o cristiani" manifestando vicinanza alla comunità cristiana alla quale assicura la sua vicinanza "come pure a tutte le vittime. Per tutti chiedo forza e consolazione".
CARITA' SENZA AMORE DIO DIVENTA ATTIVITA' FILANTROPICA "La missione, se non é animata dall'amore, si riduce ad attività filantropica e sociale". In occasione dell'80ma Giornata Missionaria Mondiale, Papa Ratzinger nell'Angelus da piazza San Pietro torna a parlare di carità, virtù teologale al centro della sua prima enciclica Deus Caritas Est.
"La missione parte dal cuore", ha detto il pontefice dalla finestra del suo studio, ricordando le parole dell'Apostolo Paolo: "L'amore del Cristo ci spinge". "La carità che mosse il Padre a mandare il suo Figlio nel mondo, e il Figlio ad offrirsi per noi fino alla morte di croce, quella stessa carità é stata riversata dallo Spirito Santo nel cuore dei credenti Ogni battezzato, come tralcio unito alla vite, può così cooperare alla missione di Gesù, che si riassume in questo: recare a ogni persona la buona notizia che Dio è amore e proprio per questo vuole salvare il mondo".
La missione, ha aggiunto, scaturisce sempre da "un cuore trasformato dall'amore di Dio, come testimoniano innumerevoli storie di santi e di martiri che con modalità differenti hanno speso la vita al servizio del Vangelo". Tutti possono diventare missionari, ha proseguito, non solo coloro che si "consacrano e partono per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono", ma anche chi vive "con spirito cristiano il lavoro professionale".
RUINI, ISLAM NON FA PAURA MA DEVE RISPETTARE LE LEGGI L'Islam non fa paura, ma deve restare nella cornice delle leggi dello Stato. Lo ha precisato il cardinale Camillo Ruini a proposito del "risveglio dell'Islam" da lui citato nella relazione conclusiva al convegno di Verona. "Ho citato il risveglio dell'Islam - ha detto in un' intervista al programma di Raiuno 'A sua immagine' - e anche di grandi nazioni e civilta , come la Cina e l'India e i problemi di ordine politico, economico, sociale che pone; a noi credenti in Cristo naturalmente pone anche un problema di ordine religioso e ho detto che questo si affronta attraverso il dialogo cordiale nel rispetto reciproco, e che in questo noi dobbiamo proporre i contenuti nostri specifici" e la nostra identità. Alla domanda se l'Islam faccia paura, il presidente dei vescovi ha risposto: "l'Islam non fa paura, naturalmente deve stare dentro la cornice delle leggi di tutti".

(Ansa)




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21 ottobre 2006

Turchia: via Delacroix dai manuali?


Il quadro raffigura una donna con i seni scoperti

(ANSA) - ANKARA, 21 OTT - Via dai manuali il dipinto di Delacroix che raffigura una donna seminuda: lo ha chiesto il Ministero dell'Istruzione in Turchia. La riproduzione de 'La liberta' che guida il popolo' del pittore francese e' presente nei libri di scuola destinati ad alunni di 13 anni, ma la raffigurazione della liberta', la donna con il busto scoperto, fa discutere. Ozgur Bozdogan, il capo del sindacato degli insegnanti, definisce la decisione ministeriale 'inaccettabile'.




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20 ottobre 2006

Maestra inglese islamica perde causa sul velo

LONDRA - Aishah Azmi, la giovane maestra britannica di religione islamica sospesa per aver rifiutato di togliersi il velo che le copriva il viso, lasciando vedere solo gli occhi, ha perso la causa intentata contro le autorità scolastiche per "discriminazione" e "molestie". Un tribunale del lavoro si è limitato oggi a riconoscerle un risarcimento per "danni morali".
Insegnante di sostegno presso la Headfield Church of England Junior School, a Dewsbury (West Yorkshire), Aishah Azmi, 24 anni, è stata sospesa dal Consiglio di Kirklees, da cui dipende la sua scuola. La direzione della scuola le aveva ingiunto di togliersi il velo quasi integrale, il niqab, dopo aver ricevuto lamentele dalle famiglie di alcuni alunni secondo cui quell'indumento non permetteva loro di capire bene l'insegnante. Nel corso di una conferenza stampa tenuta dopo la sentenza, la donna ha dichiarato che il niqab non le ha mai impedito di insegnare.
La sospensione della maestra ha alimentato il dibattito avviato in precedenza da Jack Straw, ministro per i rapporti con il Parlamento, che si era detto personalmente contrario al velo islamico, nel quale vede il simbolo della separazione fra le comunità. Dopo una serie di prese di posizione di ministri e rappresentanti della comunità islamica, due giorni fa è intervenuto anche il primo ministro Tony Blair, affermando che il velo islamico è "un segno di separazione".

(da Ticinonline.ch)




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19 ottobre 2006

Il vescovo difende la moschea, la chiesa si divide

Il progetto di Genova. Don Baget Bozzo: un'occupazione. Don Gallo: nessuna paura


GENOVA — «Ma una moschea ce l'hanno sempre avuta, i genovesi!...». Cinque secoli che ce l'hanno, dice don Andrea Gallo. Ci passano davanti tutti i giorni, senza saperlo. E la chiamano tutti così, probabilmente ignari. La Moschea oggi è solo un bel palazzotto sulla Darsena — parola araba, guarda un po' — e ormai serve da biblioteca della facoltà di Economia, più Pareto che Profeta. Però nel '500 era la porta d'accoglienza di questa città, racconta il prete del porto: «E i musulmani sbarcavano e trovavano subito un posto dove pregare. Era una Genova che sapeva aprirsi al mondo, quella. Adesso invece leggo don Gianni...». Don Gianni chi? «Il mio amico Baget Bozzo. Grida che c'è un progetto per islamizzarci tutti. Ma è fuori dalla storia! Noi siamo cristiani. E i cristiani non devono avere paura di scoprire l'altro».
Preti contro. Minareti minacciosi. Campanili campali. La quarta moschea d'Italia è la prima grana di monsignor Angelo Bagnasco, da 26 giorni arcivescovo di Genova. Che da una sedia gestatoria e di difficile gestione com'è questa ereditata dal cardinal Bertone, è costretto a scendere in campo nella vecchia periferia industriale di Ponente, per mettere in riga i quattro parroci di Cornigliano e dintorni che non vogliono l'erigenda moschea e soprattutto non accettano che sorga su un terreno ceduto proprio dai confratelli Cappuccini: dietro quel progetto c'è l'Ucoii che predica il Corano dei fanatici, ha denunciato Magdi Allam sul Corriere; «vogliamo sapere chi veramente gestirà quel luogo di culto», protestano dal centrodestra; «faremo un referendum», annuncia An... Sua Eminenza ha ascoltato, vagliato, chiesto obbedienza al clero più riottoso. Infine, ha dato l'imprimatur a quel che già Bertone aveva approvato otto mesi fa, prima di diventare segretario di Stato vaticano: il progetto «per me va bene — ha detto monsignor Bagnasco —, mi pare una cosa positiva che va nel segno della pacificazione e della convivenza».
Qualcuno scagli la prima pietra, adesso. Perché la faccenda non si chiude qui e molte mani prudono, aspettando la prima posa. C'è l'irato Borghezio leghista che attacca «la scelta demenziale dei francescani» di cedere il terreno alla comunità islamica e di costruire i due piani della moschea, sia pure in cambio d'una vecchia fabbrica che vale 300mila euro e ospiterà un centro cattolico. C'è il malumore di genovesi come Davide Quattrocchi, fratello di Fabrizio, che cacciano i giornalisti: «Proprio a noi chiedete che cosa ne pensiamo? Cosa volete che pensiamo, d'una moschea a Genova...». C'è un quartiere, Cornigliano, che un tempo accoglieva gli immigrati del Sud ma oggi, nelle sue acciaierie Ilva da 2.700 operai, non dà lavoro a più di 5 o 6 extracomunitari. E poi ci sono questi preti del Ponente, uno è don Valentino Porcile, cognome poco islamico, che contestano «il comportamento scellerato del sindaco di Genova, Pericu, che come Ponzio Pilato se ne lava le mani e considera la moschea un fatto esclusivamente urbanistico: dice che il problema, per lui, è solo la viabilità nella zona della nuova moschea» (replica dell'interessato: «Io Pilato? Mi sorprende. Anche perché non vedo in giro persone da crocifiggere, ma solo molti farisei...»).
Moschee come mosche. Per i preti divisi, il vero problema è qui. «Né i parroci, né i francescani che in buona fede hanno ceduto il terreno sapevano che dietro ci fosse l'Ucoii — dice don Baget Bozzo —. I frati hanno fatto uno scambio commerciale un po' spregiudicato, a pochi mesi dal voto hanno tolto le castagne dal fuoco alla giunta di sinistra che aveva già concesso la licenza per la moschea. Siccome a Cornigliano protestavano, loro hanno proposto lo scambio per spostare il minareto in una zona più defilata. Ma dopo la denuncia di Magdi Allam, è tutto da rivedere. Il disegno è chiaro, piaccia o no a don Gallo: qualcuno vuole aprire a Genova una succursale dei Fratelli Musulmani, risvegliare anche qui un sentimento anticristiano». Quante divisioni hanno Baget Bozzo e don Porcile? «Ma no, questa cosa dei preti contro i frati è una notizia di sapore medievale — abbassa i toni padre Giampiero Gambaro, direttore del Sorriso Francescano —. È stato il cardinal Bertone ad approvare il baratto. Ci disse: "Se noi possiamo aprire in cambio un centro per i giovani, vuol dire che da una cattiva notizia ne può nascere una buona"». Dice don Gallo: «Bloccare tutto adesso, sarebbe un danno enorme. Mi sa che i quattro preti si sono fatti un po' strumentalizzare. In vent'anni, i musulmani di Genova non hanno mai dato problemi. Se ce ne saranno in futuro, è una cosa che riguarda la questura». Meglio prevenire, forse, e girare la domanda di fondo a Hamza Piccardo, il leader nazionale dell'Ucoii: «Ma quali finanziamenti! L'Ucoii non ha una lira! C'è chi ci fa una guerra totale. Noi siamo solo i garanti che l'immobile non sia alienato. La moschea di Genova sarà costruita con le offerte, noi cederemo il possesso per cent'anni alla comunità islamica locale, affitto simbolico di un euro all'anno. E Hussein Salah, quello che voi chiamate l'imam di Genova, è un tranquillo ingegnere padre di cinque figli...». E le prediche violente? «Le moschee sono luoghi aperti, venite e ascoltate. Perché la Germania, che di moschee ne ha 300, ci sopporta meglio?». Forse c'è più controllo... «La vecchia moschea di Genova è piena di microspie, da anni. Ma non importa. Noi siamo un'onda che cresce. Costruiremo tante moschee quante ne saranno necessarie. Ho un sogno: una in ogni città italiana».


(Francesco Battistini, Erika Dellacasa su Corriere.it)
 




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18 ottobre 2006

ISLAM: GRECIA; ANCHE MUSULMANI DI ATENE AVRANNO MOSCHEA

ATENE - Dopo 30 anni di proposte e progetti discussi e mai approvati, finalmente una moschea sara' costruita anche ad Atene, l'unica capitale europea che sinora non ospita un luogo di culto per i fedeli musulmani. Questa, infatti, con grande soddisfazione dei circa 200.000 islamici (greci e stranieri) che vivono nella capitale ellenica sembra proprio la volta buona: 10 giorni fa il governo greco si e' impegnato a sborsare 15 milioni di euro per la sua costruzione e tra pochi giorni il relativo progetto di legge sara' sottoposto al Parlamento per l'approvazione.
La costruzione della moschea, che sorgera' nel quartiere di Elaionas, vicino al centro, mettera' cosi' fine ai disagi di migliaia di musulmani che per cinque volte al giorno - tante sono le volte che un buon fedele deve prostrarsi per rivolgere le proprie preghiere in direzione della Mecca - si riuniscono tuttora in piccoli appartamenti, garage o addirittura scantinati sparsi un po' in tutti i quartieri della capitale.
E' opinione comune che alla base della sinora mancata realizzazione della moschea vi sia stata l'opposizione dei residenti di vari quartieri ateniesi che non volevano un luogo di culto musulmano nella loro zona nel timore che esso potesse divenire un punto di raccolta di fondamentalisti islamici. Di recente l'ex sindaco di Atene Dora Bacoyannis, oggi ministro degli esteri, aveva proposto di riabilitare una moschea ottomana del 18.mo secolo che sorge nel centralissimo quartiere di Monastiraki, proprio ai piedi dell'Acropoli, e che ospita oggi un museo di arte popolare. Ma, pur apprezzando la proposta, l'imam Munir Abdelrasul la rifiuto' affermando che l'edificio e' ormai in sfacelo e sarebbe comunque troppo piccolo per ospitare anche solo una parte dei fedeli ateniesi.
A superare l'impasse e' stato proprio il leader della potente Chiesa greco-ortodossa, l'arcivescovo Christodoulos, il quale ha suggerito di costruire la nuova moschea su un terreno di sette ettari della Marina Militare, appunto nel quartiere di Elaionas, che si trova a meno di un chilometro da una stazione della metropolitana gia' in costruzione. L'arcivescovo ha inoltre offerto tre ettari di terreno di proprieta' della Chiesa nella localita' di Schisto, a Nord-est della capitale, per costruirvi il primo cimitero islamico di Atene.
Il suggerimento di Christodoulos e' stato recepito dal governo il quale ha detto si' alla moschea ad Elaionas. Soddisfazione per questi ultimi sviluppi della vicenda della moschea e' stata espressa da Maazen Rassas, presidente dell'Unione musulmana di Grecia, secondo il quale ''si tratta di una buona notizia, almeno finche' ci saranno i fatti e non solo le parole''. Comunque ha detto di aver apprezzato la scelta dell'area perche' ''e' centrale e sara' facilmente raggiungibile con il metro' ''.
In base al progetto di legge che sara' esaminato la settimana prossima in Parlamento, la moschea - che dovra' essere ultimata entro il 2009 - verra' gestita da un'agenzia senza fini di lucro i cui componenti saranno funzionari del governo greco e rappresentanti di spicco delle comunita' musulmane di Atene. Il progetto non prevede comunque la realizzazione di un centro culturale. L'imam della nuova moschea verra' nominato da un apposito comitato di cui faranno parte anche funzionari governativi e ricevera' uno stipendio dal ministero dell'istruzione pubblica e degli affari religiosi.

(Ansa Balcani)




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17 ottobre 2006

GB: BLAIR, IL VELO SEGNO DI SEPARAZIONE DAL RESTO DELLA SOCIETA'



Londra, 17 ott. - (Adnkronos) - Tony Blair ribadisce che il velo indossato dalle donne musulmane e' ''un segno di separazione'' dal reso della societa'. Nella conferenza stampa mensile, il premier britannico ha sottolineato come le persone che non fanno parte della comunita' musulmana si sentano a ''disagio'' dinanzi a una donna velata. Tuttavia, ha chiarito Blair, ''nessuno vuole dire che (le donne) non abbiano il diritto di indossarlo''.




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16 ottobre 2006

Dura reazione della Comunità islamica: «Grave violazione dei diritti»

«I prof controllino gli studenti musulmani»
Il Dipartimento dell'educazione britannico: «I campus sono terreno fertile per l'estremismo, i docenti collaborino con le autorità»

LONDRA - I campus possono essere terreno fertile per il reclutamento di estremisti islamici. Per questo è necessario che le Università controllino il comportamento degli studenti «sospetti». In particolare i musulmani e quelli di «aspetto asiatico». Ne sono convinte le autorità britanniche, tanto che il Dipartimento per l'educazione ha messo a punto un documento di 18 pagine che dovrebbe essere diffuso entro la fine dell'anno. Una proposta che ha già causato la dura reazione della comunità islamica: «Sarebbe la più grave violazione ai diritti degli studenti musulmani che si sia mai verificata in questo Paese - sostiene Wakkas Khan, presidente della Federazione degli studenti islamici - È come se accusassero ogni universitario musulmano di essere colpevole fino a prova contraria».
NEI CAMPUS - Il documento messo a punto dal ministero riconosce che le direttive indirizzate alle Università potrebbero provocare serie preoccupazioni. Ma afferma che l'attività politica da parte delle organizzazioni islamiche è in continua crescita all'interno dei campus e, dunque, c'è bisogno di un attento monitoraggio. Con un occhio particolare agli studenti musulmani meno integrati, più inclini ad abbracciare l'ideologia estremista. Per questo, si legge nel documento, il personale universitario dovrebbe volontariamente informare le autorità, e non attendere di essere contattato per fornire informazioni utili.
RECLUTAMENTO - «Abbiamo motivo di credere che alcuni studenti possano essere coinvolti in attività legate al terrorismo - si legge nel documento - ma la cosa più importante è che i campus universitari sono diventati terreno fertile per il fondamentalismo». Il Dipartimento spiega che ci sono diverse tipologie di giovani musulmani che possono essere attirati dall'ideologia estremista: si va da quelli appena iscritti all'Università, più vulnerabili perché in cerca di un gruppo sociale di riferimento, a quelli già «attivi», che vogliono semplicemente formare nuove «reti», o allargare quelle esistenti. Non solo: il pericolo arriva anche dai predicatori che, sempre più frequentemente, vengono invitati all'interno dei campus. Motivazioni che però non convincono affatto Gemma Tumelty, presidente dell'Unione nazionale degli studenti: «In questo modo ogni studente musulmano sarà trattato con sospetto a causa della sua fede».

(Corriere.it)




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16 ottobre 2006

PAPA IN TURCHIA DAL 28 NOVEMBRE

(ANSA) CITTA' VATICANO, 16 OTT - Il Vaticano annuncia il viaggio di Benedetto XVI in Turchia: il Papa sara' ad Istanbul, Efeso ed Ankara dal 28/11 al 1/o dicembre. Il programma della visita sara' pubblicato, nel dettaglio, nei prossimi giorni. La partenza per Ankara e' prevista per martedi' 28 novembre; mercoledi' il pontefice si trasferira' a Smirne ed Efeso per poi proseguire, in serata, ad Istanbul dove restera' fino al primo dicembre.




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11 ottobre 2006

Blair appoggia a sorpresa il dibattito sul velo islamico

Il premier britannico Tony Blair rompe il tabù del velo islamico, esprimendo il suo appoggio a Jack Straw. L'ex ministro dell'interno nei giorni scorsi aveva invitato le donne musulmane ad abbandonare il velo integrale, considerandolo un ostacolo al dialogo tra persone di culture diverse.A sorpresa, in un'intervista Blair ha di fatto ammesso che il problema esiste e ha elogiato le parole "misurate e consapevoli" di Straw, pur invitando a non scadere nell'isterismo. L'importanza che si apra un dibattito è stata anche sottolineata dal successore designato Gordon Brown. Insomma, un piccolo terremoto nella politicamente corretta Gran Bretagna, tradizionalmente timida nell'affrontare temi come questi. Ma se quello di Straw appare come un invito a riflettere, l'autore Salman Rushdie, già condannato a morte da un editto islamico, ha tagliato corto affermando: il "velo fa schifo".

(EuroNews)




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10 ottobre 2006

GB: SALMAN RUSHDIE, IL VELO ISLAMICO 'FA SCHIFO'


SCRITTORE IRROMPE IN POLEMICA LANCIATA DA STRAW, 'INDICA SOTTOMISSIONE DONNE'

Londra, 10 ott. - (Adnkronos/Dpa) - Lo scrittore britannico d'origine indiana Salman Rushdie e' entrato a gamba tesa nel dibattito in corso in Gran Bretagna sull'utilizzo del velo islamico, dopo che alcune dichiarazioni dell'ex ministro degli Esteri Jack Straw hanno innescato una ridda di polemiche. L'autore di ''Versetti satanici'' non ha badato a mezzi termini o all'autocensura affermando, durante un'intervista radiofonica rilasciata alla 'Bbc', che il velo islamico ''fa schifo'', essendo strumento, a suo avviso, per indebolire la posizione delle donne nelle societa' musulmane.




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10 ottobre 2006

Turchia, 18 anni di carcere all'assassino di Don Santoro

ANKARA (Reuters) - Un tribunale turco ha condannato oggi un sedicenne a 18 anni di carcere per l'omicidio del sacerdote italiano Andrea Santoro, in un agguato otto mesi fa che ha scioccato la nazione musulmana.
Padre Santoro, 61 anni, è stato ucciso mentre stava pregando nella sua chiesa a Trebisonda, sul Mar Nero, a febbraio. Papa Benedetto XVI, che ha in programma una visita in Turchia a novembre, ha reso omaggio personalmente a Santoro in una messa in Vaticano.
L'agenzia di stampa di stato Anatolian ha citato la decisione del tribunale di Trebisonda, secondo cui il ragazzo è colpevole di "omicidio premeditato, possesso illegale di armi e minaccia per la sicurezza pubblica".
Testimoni hanno detto che il giovane ha gridato "Allahu Akbar" ("Allah è il più grande") prima di sparare al prete. Il nome del ragazzo non è stato reso noto in quanto minorenne.
Il governo turco, che ha radici islamiche, ha duramente condannato il fatto, che è coinciso con le crescenti tensioni religiose in tutto il mondo a seguito della pubblicazione di vignette satiriche nei confronti del profeta Maometto sui quotidiani danesi.




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9 ottobre 2006

Il commissario Frattini interviene in difesa di Jack Straw

Il responsabile di Giustizia e Immigrazione con Straw sul velo: "Dobbiamo difendere la libertà d'espressione"
Frattini: "Da noi non c'è la sharia"
Il commissario: nella Ue le donne islamiche si dicano europee

BRUXELLES - "Vorrei sentire le stesse donne musulmane affermare: prima siamo europee e poi islamiche. Vorrei vedere i moderati dell'Islam guidare le proprie comunità verso l'integrazione".
Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue con delega alla Giustizia e all'Immigrazione, non ci sta. Si oppone a chi attacca i valori occidentali e propone un nuovo modello di integrazione: la concertazione tra i rappresentanti islamici e le istituzioni locali. Per diffondere queste idee il commissario europeo ha organizzato il Forum europeo dell'integrazione che è iniziato venerdì a Rotterdam, in Olanda, e che tra le altre città toccherà anche Milano.

Le dichiarazioni dell'ex ministro degli Esteri britannico, Jack Straw, hanno riaperto le polemiche sul velo islamico e, più in generale, sull'integrazione dei musulmani. Cosa ne pensa?
"Innanzitutto vorrei sottolineare la grande amarezza che provo per come si reagisce alla libera espressione del pensiero. È del tutto inaccettabile che le affermazioni di una persona vengano puntualmente attaccate. Quando la libertà di pensiero del Santo Padre è stata messa in discussione dalle minacce dei terroristi avrei voluto vedere i moderati islamici prendere la parola. Ma non l'hanno fatto".

Ma, nel merito, il velo è inaccettabile?
"Beh, io su questo punto vorrei una presa di posizione da parte delle donne islamiche. Vorrei sentire le donne musulmane affermare di sentirsi innanzitutto europee. Credo ce ne siano moltissime che, ad esempio, si considerano prima italiane e poi islamiche. Sono queste le donne che vorrei sentir parlare. D'altronde come si può parlare di integrazione se poi si vuole segregare la donna?"

Integrazione e identità sono due spinte inconciliabili?
"L'identità religiosa e delle tradizioni non si mantiene segregandosi, ma aprendosi. Questo è un concetto che dovrebbe essere spiegato dalle leadership culturali e religiose mentre ci siamo ritrovati di fronte al silenzio quando sono esplosi i casi della ragazza di Palermo chiusa in casa e della ragazza di Brescia uccisa dal proprio clan. Insomma, tra i pilastri della società europea ci sono l'eguaglianza tra uomo e donna e la libertà d'espressione e non si toccano. Da noi mica vige la sharia".

Ma neanche i leader politici hanno preso posizioni nette...
"Ho già criticato la mancanza di prese di posizione su questi due casi e sono stato il primo italiano a reagire contro le minacce al Papa. Io dico che i valori fondamentali dell'Europa devono essere garantiti. Se noi non manteniamo un'identità forte, se non siamo chiari sui nostri principi come facciamo ad integrare gli altri? Possiamo garantire il rispetto delle tradizioni delle comunità musulmane solo se queste non sono in contrasto con alcune regole di base, anche quelle non scritte".

Regole non scritte. E se invece le scrivessimo come hanno fatto in Francia proibendo il velo?

"Sinceramente per legge avrei difficoltà a farlo, sennò domani dovrei accettarne una che impone la lunghezza delle minigonne".

Se dovesse scegliere tra i due modelli di integrazione, l'assimilazione e il multiculturalismo, quale preferirebbe?

"Hanno fallito entrambi. Ora il nostro lavoro parte con questa premessa: puntiamo sull'integrazione concordata in cui chi rappresenta le diverse comunità concerta le linee e stabilisce i punti che non possono essere valicati. A Rotterdam, per esempio, esiste un contratto municipale sottoscritto dalle comunità musulmane a nome dei loro membri. Un piccolo esempio di integrazione concertata che è l'unico modo di evitare l'avvento degli estremisti".

(di Alberto d'Argenio, "La Repubblica", 9 ottobre 2006)




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