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1 gennaio 2009

Petizione pro Israele

Con preghiera di massima diffusione, pubblicatelo nei vostri siti/blogs/forums ed inoltratelo alle vostre mailing-lists

Chi volesse ricevere questa mailing-list, può richiederla inviando un'email a: indifesadisraele@gmail.com avente per oggetto: "Adesione alla mailing-list"

Traduzione di In Difesa di Israele -indifesadisraele@gmail.com

Ricevo dall'ADL(Anti-Defamation League)

Negli ultimi giorni abbiamo dovuto lavorare duro per le critiche ingiuste e false contro Israele che sta lavorando per proteggere i suoi cittadini dal terrorismo di Hamas.

Israele ha bisogno del tuo aiuto adesso (
http://support.adl.org/site/PageServer?pagename=Gaza_Letter_to_UN_2008_2009 -Firmate e diffondete questa petizione, soltanto i campi nome,cognome ed email sono obbligatori, gli altri sono facoltativi )

Siamo particolarmente sconvolti dal fatto che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in un atto di volgare ipocrisia, ha fatto un comunicato suggerendo "uguaglianza" tra il terrorismo di Hamas ed i tentativi di Israele di eliminarlo. Il comunicato ignora il diritto fondamentale di Israele a difendersi ed a proteggere il suo popolo.

Abbiamo bisogno di migliaia di persone che firmino la nostra petizione (
http://support.adl.org/site/PageServer?pagename=Gaza_Letter_to_UN_2008_2009 ).

Il Consiglio di Sicurezza deve capire che sta incoraggiando Hamas e gli altri estremisti la cui ideologia mira a colpire lo Stato di diritto ed a contrastare la democrazia. Il Consiglio di Sicurezza deve capire che questo è un momento critico nella lotta contro il terrorismo islamico.

Il neo-Presidente Obama ha detto alcuni mesi fa: "Se qualcuno sparasse razzi nella mia casa mentre le mie due figlie dormono la notte, farei tutto quanto è in mio potere per impedirlo. E mi aspetto che gli israeliani facciano la stessa cosa". Ed il portavoce della Casa Bianca questo fine settimana ha detto: "Israele sta difendendo i suoi cittadini contro i terroristi come Hamas".

La Comunità internazionale e tutti quelli che vogliono lo Stato di diritto, la moderazione e la democrazia devono stare con Israele, così come fanno gli Stati Uniti, in questo sforzo di vincere contro gli estremisti, che non minacciano soltanto Israele, ma tutto il Medio Oriente e l'intero mondo civilizzato.

Il Consiglio di Sicurezza deve parlare forte e chiaro a sostegno del legittimo diritto di Israele di difendersi contro il terrorismo.

Sinceramente,
L'Anti-Defamation League

--
Traduzione di In Difesa di Israele - indifesadisraele@gmail.com - Facebook:
http://it-it.facebook.com/people/Difendere-Israele/1132177495 ; Myspace: http://www.myspace.com/indifesadisraele



16 dicembre 2008

Paesi Baschi: arrestati 4 sospetti membri ETA

La polizia spagnola ha arrestato questa notte 4 presunti membri dell’Eta. Secondo i servizi antiterrorismo i quattro sospetti, due uomini e una donna, avrebbero ricoperto un ruolo informativo per l’organizzazione indipendentista basca: raccoglievano dati da fornire al reparto operativo per la preparazione di attentati. Il blitz è avvenuto a San Sebastian e nella vicina località di Pasajes de San Juan, nei Paesi Basci spagnoli.
In poco più di 6 mesi sono finiti in manette ‘Txeroki’, capo militare dell’Eta, e Aitzol Iriondo, suo successore. Il 20 maggio è stato poi arrestato Javier Lopez Pena detto ‘Thierry’, considerato dalla polizia il capo politico dell’organizzazione indipendentista basca. Una vera offensiva dello Stato contro l’utlimo grande gruppo indipendentista armato d’Europa che in 40 anni d’attività ha fatto più di 850 morti. Ultimo in ordine di tempo l’omicidio di Ignacio Uria Mendizabal, imprenditore edile di 71 anni, ucciso il 3 dicembre vicino a San Sebastian.

(da Euronews)


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24 ottobre 2007

Turchia, bombardamenti in Irak

Ankara - Ai bombardamenti delle forze armate turche contro i "santuari" dei separatisti curdi turchi del Pkk in Nord IraK, domenica scorsa, ha partecipato anche l’aviazione con cacciabombardieri F-16. Lo ha detto un ministro turco, citato oggi dalla stampa nazionale. I bombardamenti sono stati decisi in rappresaglia per un nuovo attacco dei guerriglieri del Pkk contro una unità dell’esercito turco, in cui sono stati uccisi 12 soldati nel sud est dell’Anatolia, a qualche chilometro dalla frontiera irachena. Diversi cacciabombardieri F-16 hanno colpito prima obiettivi situati proprio sulla frontiera, poi sono penetrati fino a 50 km sopra il territorio iracheno per colpire ripetutamente basi dei ribelli, secondo quanto ha detto il vice primo ministro Cemil Cicek citato dal quotidiano Hurriyet. Le forze armate turche hanno detto di aver ucciso in combattimenti a partire da domenica 34 guerriglieri del Pkk.
Sconfinamento in Irak Forze di terra turche hanno inseguito tra domenica e ieri sera, sconfinando in Nord Iraq per circa 20 chilometri, i ribelli curdi del Pkk che avevano attaccato un contingente turco ad Hakkari, uccidendo 12 soldati turchi. Le fonti militari hanno chiarito che questi sconfinamenti per inseguimenti "a caldo", che sono esclusi dall’accordo di sicurezza turco-iracheno firmato a settembre, potranno ripetersi in futuro. Le fonti hanno chiarito che queste azioni non rappresentano l’attuazione di quella incursione massiccia in Nord Iraq, autorizzata il 17 ottobre dal Parlamento turco al fine limitato di distruggere i campi del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) in Nord Iraq, da dove secondo Ankara muovono i ribelli curdi per compiere sanguinose azioni armate in Turchia.
Esercito schierato Dopo diversi attacchi sanguinosi dei separatisti curdi contro soldati turchi, Ankara ha minacciato di fare una vasta operazione contro le basi del Pkk in Iraq settentrionale, una regione autonoma controllata da un governo curdo. Le forze armate hanno schierato 30mila soldati a ridosso del confine con il Kurdistan iracheno, e il parlamento di Ankara ha dato carta bianca al governo del premier Recep Tayyip Erdogan per lanciare, quando lo riterrà opportuno, la minacciata operazione in Iraq settentrionale. Per scongiurare questa eventualità, paventata da Baghdad e da Washington che temono una ancora più grave destabilizzazione dell’Iraq, la diplomazia americana e irachena è freneticamente all’opera da giorni.

(da
www.ilgiornale.it)


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5 settembre 2007

Germania, sventato attentato: "Preparavano l'11 settembre"

Berlino - Le autorità tedesche hanno sventato un «attacco massiccio» da parte di terroristi islamici in Germania: lo afferma il procuratore generale tedesco Monika Harms, mentre emergono sempre più dettagli sul piano che aveva come bersagli l’aeroporto internazionale di Francoforte e la base della americana di Ramstein. I tre arrestati, due tedeschi convertiti all’islam e un turco-tedesco, stavano preparando attacchi terroristici contro strutture americane in Germania, ha annunciato Harms in conferenza stampa a Karlsruhe. Sono stati addestrati in Pakistan e si erano procurati 700 chilogrammi di perossido di idrogeno per costruire gli ordigni. «Questo è un buon giorno per la sicurezza in Germania», ha commentato Harms. Secondo informazioni della «Welt online», gli attacchi erano pianificati per l’11 settembre, nell’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle a New York.
I tre presunti terroristi si chiamano Fritz G. (28 anni), un cittadino tedesco nativo di Monaco, Daniel Martin S. (22 anni), proveniente dal Saarland - entrambi convertiti all’islam - e Adem Y. (29 anni). Erano già stati arrestati la notte di Capodanno perchè avevano spiato una base militare americana. Allora raccontarono di voler ammirare da un punto privilegiato i fuochi d’artificio. La polizia iniziò a tenerli sotto controllo.


(da Il Giornale)


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31 agosto 2007

Un altro libro complottista sull'11 settembre

Il pilastro assassino

Andrea Marcenaro, sul “Foglio”, riferisce di un libro appena pubblicato (“Zero. Perché la versione ufficiale sull’11 settembre è un falso”, Piemme, pp. 412, 17,50 €) in cui si legge che, secondo  Giulietto Chiesa, “il cosiddetto terrorismo internazionale è emanazione diretta e indiretta dei servizi segreti israeliani e americani”; secondo Gianni Vattimo, sono gli stessi Stati Uniti che hanno deciso di autoterrorizzarsi nel nome dell’impero americano planetario; infine, secondo l’economista Modugno, la tragedia dell’11 settembre  è stata dovuta all’esigenza di “bloccare il precipitare della Borsa che stava per crollare e ridare vigore alla domanda”.
Marcenaro conclude mestamente: “E poi dicono che la rubrica di satira è questa”. Ma, a ben riflettere, non c’è nulla da ridere. La nevrosi è spesso caratterizzata da un disconoscimento della realtà. L’edipico affetto da eiaculazione precoce non riesce a convincersi, per così dire, che la donna che ha davanti non sia sua madre; il claustrofobico non riesce a credere alla sicurezza degli ascensori; il portatore d’ogni tipo di fobia non può essere guarito né da una dimostrazione scientifica né da una banale statistica: la caratteristica del suo atteggiamento è la sordità al messaggio della realtà. Questo rischio è anche più forte presso gli intellettuali. La conoscenza della realtà migliora con lo studio ma la cultura comporta un rischio: l’approfondimento fa allontanare dall’evidenza e può per ciò stesso favorire la nevrosi. È un circolo che merita spiegazione.
Quando gli scienziati cominciarono a capire che esistevano i microbi, e che questi esseri invisibili sono capaci di ucciderci, molti reagirono con scetticismo. “Io non li vedo neppure, peso ottanta chili e questi esseri tanto più piccoli dei pidocchi dovrebbero portarmi alla tomba?” Oggi sappiamo che i microbi uccidono eccome, ma molti intellettuali, sempre protesi a capire ciò che non è ancora chiaro, possono essere indotti, paradossalmente, a credere anche in qualcosa di fantastico o addirittura di delirante. Accettano facilmente l’idea che potrebbero essere i primi a vedere qualcosa che gli altri ancora non vedono e rischiano di mettere quasi sullo stesso piano il certo e l’ipotetico; ciò che si vede solo al microscopio e ciò che non si vede affatto; magari perché non esiste. Nell’ambito politico e storico questo fenomeno produce inverosimili ricostruzioni del passato. Spaccia le ipotesi più strampalate per rivelazioni.
Ci sono argomenti, come l’assassinio di Kennedy o la morte di Lady Diana, in cui il polverone sollevato dall’emozione non si posa mai. Perché molti non vogliono che si posi. Sono come i bambini che, arrivati al “vissero felici e contenti”, chiedono che la favola sia raccontata di nuovo, partendo dal principio. Il pubblico ingenuo da un lato e l’intellettuale sganciato dalla realtà non si saziano di rivelazioni che non sono tali, di ipotesi che nulla sostiene, di supposti complotti universali che nulla riesce a smentire. Semplicemente perché, come nel “Magnifico Cornuto” di Crommelynck, nulla si può dimostrare a chi è risoluto a non credere neppure all’evidenza. L’ideale degli ideali sarebbe dimostrare che Papa Ratzinger è l’amante segreto della Regina Elisabetta e che insieme hanno ucciso la principessa Diana con una mela avvelenata consegnata da Crudelia Demon.
Gli intellettuali rischiano di essere sordi ai messaggi della realtà perché si sono abituati a vivere su un piano parallelo rispetto all’esperienza quotidiana. Invece di riconoscere la genialità economica del negoziante al piano terra, che guadagna - e merita di guadagnare - tanto più di loro, lo schiacciano, nel loro intimo, con la propria cultura. Sognano un mondo in cui gli imprenditori, tutti, guadagnino meno di loro, perché loro sanno chi erano Archimede e Paolo Diacono, Machiavelli e Kutuzov, il Ghirlandaio e Max Weber. E per questo aderiscono alle teorie politiche più folli. Alle utopie più sconsiderate e dannose, come il comunismo. E quando il comunismo viene considerato dai più un’ipotesi smentita dalla storia, ecco che la loro fantasia anticapitalista e antiamericana ipotizza che gli Stati Uniti abbiano provocato loro stessi la tragedia dell’11 settembre 2001. In attesa di sostenere che un pilastro del Pont de l’Alma si è spostato dalla sua sede naturale per pararsi dinanzi alla Mercedes di Lady Diana e ucciderla, ipotesi alternativa a quella di Ratzinger e della Regina Elisabetta. Non è il caso di confutare Giulietto Chiesa o Vattimo. Non bisogna lasciarsi andare a diagnosi per le quali non si ha competenza.

(di Gianni Pardo su Il legno storto)



10 luglio 2007

Londra: prime sentenze per i falliti attentati del 21 luglio 2005

Gli attentati falliti alle metrolitane di Londra, a fine luglio 2005, ora hanno anche formalmente dei colpevoli: quattro dei sei arrestati sono stati ritenuti colpevoli da una giuria londinese, che deve ancora esprimersi sugli altri due. Uno partecipò ai preparativi ma se ne andò prima della messa in atto, l'altro, spaventato, gettò lo zaino-bomba a terra e fuggì.
Pochi giorni dopo, la polizia fece irruzione in un appartamento di New Southgate, nella zona nord di Londra. E arrestò i primi due sospetti, trovando anche del materiale interessante. Appena due settimane prima, attentati simili avevano causato oltre cinquanta morti, nel centro di Londra: i quattro condannati, per complotto mirato a commettere omicidi, avevano provato a difendersi dicendo di aver deliberatamente reso inoffensive le bombe, allo scopo di mettere in atto solo un gesto dimostrativo contro la guerra in Iraq. Ma uno dei quattro si è poi dissociato dalla linea difensiva, e ha accusato il proprietario dell'appartamento nel quale erano stati trovati video di Al Qaida e materiali per la realizzazione di ordigni: voleva replicare gli attentati di due settimane prima, ma più in grande, ha detto il pentito.


(da EuroNews)


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1 luglio 2007

La Turchia potrebbe invadere il Kurdistan iracheno

La Turchia ha il piano anti-PKK
Esercito pronto a invadere l'Irak


da Ankara

La Turchia è a un passo dall'intervento armato in Nord Irak. Da settimane nel Paese della Mezzaluna si rincorrono voci sulla possibilità di un attacco e, dopo il premier Recep Tayyip Erdogan, adesso è arrivata una conferma anche dal ministro degli Esteri Abdullah Gül, fino a questo momento molto cauto sull'argomento. Parlando con la Cnn Turk, il capo della diplomazia ha detto: «Ogni scenario a questo punto è possibile. Conosciamo il piano elaborato dai militari nei dettagli. Non me la sento di dire che dopo le elezioni (il 22 luglio prossimo ndr) non ci sarà un intervento armato».
La cosiddetta questione curda divide l'opinione pubblica nel Paese da alcuni mesi, insieme con una crisi politica senza precedenti e lo scontro fra istanze laiche e islamico-moderate. Una miscela che rende la Turchia simile a una polveriera sul punto di esplodere.
Le posizioni sull'intervento in nord Irak sono note da tempo. L'establishment militare e l'ultra laico presidente della Repubblica in carica, Ahmet Necdet Sezer, sono a favore di un'operazione oltre confine. L'obiettivo è scovare i circa quattromila militanti separatisti del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, considerato un'organizzazione terrorista sia in Europa sia negli Stati Uniti. Secondo l'esercito, debellare questi nuclei, che trovano protezione nella regione autonoma curda del Nord Irak, governata da Massoud Balzani, significherebbe porre la parola fine a una guerra intestina fra stato turco e militanti separatisti, un conflitto che dal 1984 ha provocato oltre 40mila vittime.
Diverso, almeno fino a un paio di settimane fa, l'atteggiamento del governo islamico moderato di Recep Tayyip Erdogan, favorevole a una mediazione con il governo iracheno, anche a causa dei contratti petroliferi che il Ministro dell'Energia turco Hilmi Guler stava cercando di chiudere nella zona di Kirkuk. L'attentato ad Ankara dello scorso 22 maggio, costato la vita a sei persone, gli attacchi alle località turistiche, che si ripetono con regolarità ogni estate, e soprattutto la campagna elettorale, hanno portato il primo ministro a tornare sulle sue posizioni.
Il 6 giugno scorso, circa duemila soldati hanno invaso il territorio iracheno per circa 30 chilometri. Un'operazione lampo, negata dal governo di Ankara ma confermata ai media dagli ufficiali presenti sul posto. Negli ultimi 14 giorni si sono tenuti due incontri fra Erdogan, Gül e il capo di Stato maggiore turco, generale Yasar Buyukanit. Fino a questa settimana sembrava che l'intervento militare potesse essere evitato. Era stata elaborata una proposta da presentare a Nouri al-Maliki, che ha promesso al governo turco una visita imminente per parlare della questione: una fascia di sicurezza in territorio iracheno, larga da 10 a 20 chilometri, lungo il confine con la Turchia e costantemente presidiata da truppe della Mezzaluna.
Poi, mercoledì, la svolta. Yasar Buyukanit ha convocato una conferenza stampa straordinaria, nella quale ha detto, senza mezzi termini che un attacco armato oltre il confine era necessario. Il giorno dopo dalla Casa Bianca, è arrivata una risposta secca, apertamente contro l'ipotesi di un intervento. Ma Washington sembra aver avuto un effetto negativo sulle intenzioni del governo. Gül ha parlato per la prima volta di incursione e Salih Kapusuz, capogruppo in parlamento dell'Akp, il partito di maggioranza, ha addirittura accorciato i tempi. Parlando con il quotidiano Zaman ha detto: «Possiamo ancora convocare in seduta straordinaria l'assemblea e approvare la mozione di intervento militare».
Intanto il 22 luglio si vota. Dopo la Turchia si troverà con una situazione incandescente non solo sul confine nord iracheno, ma anche al suo interno, con un nuovo governo, un nuovo presidente della Repubblica ancora da eleggere e una guerra fra parte laica e filoislamica. Quella si dice una lunga estate calda.


(Marta Ottaviani su Il Giornale del 1° luglio)


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16 giugno 2007

Ecco cosa è successo veramente

Rilancio l'invito di Deborah Fait a guardare questo video agghiacciante (in inglese) che racconta quello che non ci è mai stato detto sulla vera storia del conflitto mediorientale: http://www.terrorismawareness.org/what-really-happened/.


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12 novembre 2006

Nassiriya tre anni dopo

12 novembre: Nassiriya tre anni dopo

Silenzio! Tutti in piedi!
Oggi è il giorno degli eroi.
Di quei diciannove italiani
(poco importa se carabinieri,
militari, civili o che altro)
che tre anni fa, ma sembra ieri,
un’autobomba, o fors’erano due,
decise di far fuori,
perché amici della democrazia
e del popolo iracheno.
Le loro anime saranno volate
in Paradiso, dove finisce
chi ama il prossimo suo.
Ma ci sono sempre vicini
quegli angeli dell’inferno
e noi a loro perché
hanno fatto scattare in noi
una briciola d’orgoglio
e d’amore per quell’articolo
da stadio, il tricolore!
E così tre anni fa le nostre case
erano adornate con bandiere
listate a lutto intervallate
qua e là da qualche straccio
arcobaleno logoro e stinto
con su scritto PACE
come se loro fossero in guerra.
Li abbiamo onorati come
meritavano, ma la medaglia,
quella d’oro al civil valore,
ancora non arriva, grazie
alla solita itala burocrazia.
Oggi, nulla. Al governo ora
c’è chi loda Hezbollah,
chi odia l’America e
il mondo occidentale,
perché liberale e democratico,
preferendo l’oscurantismo
dei terroristi islamici.
Niente cerimonia solenne
dai comunisti e compagnia
solo un banale ricordo verbale,
ché un ricordo in pompa magna
la gente non lo sentirebbe.
Ma noi non scordiamo
chi muore per la libertà
né chi bercia contro un eroe.
Beati voi che, dal Paradiso,
vi risparmiate l’inferno
in cui stiamo piombando,
ormai schizofrenici, dicono.
Onore e gloria a chi la vita
al prossimo consacra,
anche se (o soprattutto se?)
a qualcuno non fa comodo.
Voi, così pochi, avete svegliato
milioni di coscienze sopite.
Allora eravamo tutti vicini,
tranne quelli con gli striscioni
e i passamontagna,
secondo cui diciannove vite
erano troppo poche.
Basta. Non voglio più
parlarvi del mondo di quaggiù.
È così laido, senz’anima ormai.
Non curatevi di chi
vuol farvi precipitare
nel perenne oblio
Gli italiani non lo faranno.
Voi avete il premio che
il Signore destina a chi
fa opere buone
e non buoni propositi
da non mantenere.
Volate, su su con gli angeli,
che vi rendano partecipi
della gloria eterna.
Perché voi eravate giusti,
puri di cuore agli occhi di Dio
che vi darà il Regno dei Cieli.

(Michele Bondesan, 12 novembre 2006)




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10 novembre 2006

I servizi segreti britannici tornano a lanciare l'allarme terroristimo

In Gran Bretagna ci sarebbero 200 gruppi che impiegano 1600 persone "attivamente coinvolte" in attività terroristiche. I numeri sono stati forniti direttamente dalla direttrice generale dell'Mi5, il servizio segreto interno. Eliza Manningham-Buller ha detto che sono stati scoperti 30 complotti miranti ad uccidere persone e a mettere in pericolo l'economia britannica.
"Lo vado ripetendo da diversi anni - ha detto il premier britannico Tony Blair dalla Nuova Zelanda - Le minacce terroristiche sono reali e stanno crescendo con il passare degli anni. E non solo nel nostro paese. La minaccia è cresciuta nell'ultima generazione e durerà un'altra generazione".
Dopo gli attentati del 7 luglio 2005, ha spiegato il direttore del servizio segreto, sono stati sventati 5 grandi progetti di attentato sul suolo britannico. I futuri piani terroristici, ha aggiunto la signora Manningham-Buller, potrebbero prevedere l'impiego di sostanze chimiche o di materiale nucleare.
Dagli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti, il personale dell'Mi5 è cresciuto del 50% arrivando a 2.800 unità. Fatto che non ha permesso però di prevenire le esplosioni ad opera di kamikaze nel trasporto pubblico londinese che provocarono la morte di 52 persone.


(da Euronews)




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5 novembre 2006

SADDAM HUSSEIN CONDANNATO A MORTE PER IMPICCAGIONE

(ANSA) - BAGHDAD - Al termine di un processo durato poco più di un anno, l'ex dittatore iracheno Saddam Hussein è stato oggi condannato a morte per crimini contro l'umanità. In piedi, e con il consueto tono di sfida, egli ha cercato di contrastare il giudice che annunciava la sentenza, scandendo ripetutamente ad alta voce "Allah Akbar" (Dio è grande), ma alla fine è stato costretto a lasciare l'aula, mentre il giudice completava la lettura del verdetto. Su otto imputati solo uno è stato prosciolto, un funzionario locale del partito Baath, mentre oltre a Saddam altri due sono stati condannati a morte: Barzan al Tikriti, suo fratellastro ed ex capo dei famigerati servizi segreti, e l'ex presidente del tribunale rivoluzionario Awad al Bander.
L'ex vice presidente Taha Yassin Ramadan è stato condannato all' ergastolo, mentre altri tre funzionari locali del Baath sono stati condannati a 15 anni di prigione. Per tutti l'accusa era di responsabilità a vario livello nella strage di 148 sciiti del villaggio di Dujail, compiuta, secondo quanto ha dimostrato l'accusa, per rappresaglia dopo un fallito attentato nel 1982 contro l'allora presidente Saddam Hussein.
Il giudice Abdul Rauf Rahman ha iniziato l'udienza, la numero 41 dall'avvio del procedimento il 19 ottobre dello scorso anno, chiamando gli imputati uno alla volta e leggendo loro la parte del verdetto che li riguardava. Particolarmente minaccioso è stato Ramadan, quando ha reagito affermando che il suo "destino non è nelle mani del tribunale, ma in quelle di Dio, e in quelle dei mujaheddin", vale a dire i combattenti nostalgici del deposto regime.
Barzan, che nel corso dell'intero procedimento ha tenuto un atteggiamento particolarmente burrascoso, oggi era invece apparentemente calmo e dopo avere appreso della sua condanna alla pena capitale si è limitato beffardamente ad esprimere i suoi "auguri e complimenti" al giudice. Meno calmo è stato invece Saddam: mentre il giudice iniziava la lettura, l'ex presidente, in piedi nella gabbia degli imputati, con un copia del Corano tra le mani, ha provato ad interromperlo proclamando ad alta voce "Allah Akbar", oppure "lunga vita all'Iraq e al popolo iracheno" e, rivolto ai giudici, "siete schiavi degli occupanti, siete traditori".
Nella zona dell'aula riservata ai giornalisti, alcuni hanno applaudito, quando il giudice ha pronunciato la sentenza, che però, in base alla legge irachena, per essere applicata deve ora essere confermata in un nuovo grado di giudizio. In caso di condanna alla pena capitale o all'ergastolo è previsto infatti che la richiesta di appello venga avanzata automaticamente e, nel caso di conferma, dopo la ratifica da parte del consiglio presidenziale formato dal capo dello Stato e dai suoi due vice presidenti, deve essere applicata entro 30 giorni.
L'emittente Tv di Stato al Iraqiya ha trasmesso come sempre le immagini dall'aula in differita di una ventina di minuti. Gli iracheni hanno appreso così con un leggero ritardo il verdetto. La prima reazione a Baghdad - dove da ieri era in vigore il coprifuoco - sono stati alcuni colpi di mortaio sparati contro il quartiere Adamiya a maggioranza sunnita. Nel grande sobborgo sciita di Sadr City, così come in altre zone della città, sono state udite continue raffiche di mitra esplose verso il cielo in segno di giubilo. A Tikrit, città natale di Saddam Hussein migliaia di persone sono invece scese in strada per denunciare come "traditori" i giudici del tribunale, e per chiedere vendetta contro gli abitanti di Dujail.
E mentre gli avvocati della difesa già affermano che la sentenza è "illegale" perché emessa da "un tribunale politico", il premier Nuri al Maliki ha affermato in una conferenza stampa che il verdetto "non rappresenta una condanna ad un individuo, ma bensì una condanna ad un intero periodo oscuro, che non ha uguali in tutta la storia".




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29 ottobre 2006

Il testo è stato diffuso oggi dal 'Sunday Telegraph'

Gb, documento segreto del governo ammette: la guerra in Iraq alimenta il terrorismo
Firmato da alti ufficiali dell'esecutivo di Londra, il memorandum smentisce Tony Blair che, nei suoi interventi pubblici, ha sempre negato la correlazione tra il conflitto iracheno e gli attacchi terroristici in Gran Bretagna

Nella foto Tony Blair (Infophoto)












Londra, 29 ott. (Adnkronos/Ign) - Gli interventi militari in Iraq e in Afghanistan hanno alimentato, e continuano ad alimentare il terrorismo di matrice islamica in Gran Bretagna. E' quanto sostiene un documento riservato firmato da alti ufficiali del governo di Londra e fatto circolare nelle recenti settimane nei diversi uffici coinvolti nella politica di sicurezza. Il testo, pubblicato oggi dal 'Sunday Telegraph', smentisce clamorosamente le parole del premier Tony Blair, che nei suoi interventi pubblici ha sempre negato una correlazione fra la politica estera adottata dal suo governo e gli attacchi terroristici in Gran Bretagna.
Il documento inoltre elenca una lista di priorità indispensabili per ridurre i rischi di terrorismo nel mondo. Tra queste, anche la riduzione delle attività militari britanniche. ''I musulmani - sostiene il documento - non devono percepire la Gran Bretagna e la sua politica estera come ostili''.
Nessun commento da Downing Street sul memorandum. Anche se, riferisce il 'Sunday Telegraph', il ministro degli Esteri britannico, Margaret Beckett, ha lasciato intendere che un discreto numero di truppe britanniche potrebbe rientrare dall'Iraq.




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28 ottobre 2006

Nuove iniziative per la lotta a terrorismo

(ANSA) - ALICANTE, 28 OTT - Nuove iniziative per rafforzare la cooperazione e la lotta al terrorismo sono state approvate dai Paesi del Forum mediterraneo.Si tratta di un organismo di dialogo informale che riunisce 11 Paesi della sponda Nord e di quella Sud del bacino mediterraneo. Riuniti ad Alicante, sotto presidenza spagnola, i ministri degli Esteri (per l'Italia ieri D'Alema e oggi Intini) hanno ribadito che la cooperazione regionale rimane un 'elemento chiave' in ogni sforzo per la lotta al terrorismo.




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27 ottobre 2006

SPAGNA: ETA; PARLAMENTO BASCO FA SUA RISOLUZIONE STRASBURGO

(ANSA) - MADRID, 27 OTT - Il parlamento basco ha oggi deciso di far propria la risoluzione approvata nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo che appoggia il processo di pace avviato dal premier Jose' Luis Rodriguez Zapatero. La decisione, informa l'agenzia Efe, e' stata approvata con il solo 'no' del Partito Popolare (PP, opposizione di centrodestra) e qualche astensione. (ANSA). UR




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27 ottobre 2006

SPAGNA: GOVERNO, NO A SOSPENSIONE PROCESSO DI PACE SE L'ETA RISPETTA REGOLE

VICEPREMIER, NECESSARIO ACCERTARE VOLONTA' SEPARATISTI DI SEGUIRE ROADMAP

Madrid, 27 ott. - (Adnkronos/Dpa) - Il governo spagnolo sta valutando la possibilita' di sospendere il processo di pace con l'organizzazione separatista basca dell'Eta, dopo che martedi' la polizia francese ha indicato la pista dell'Eta per il furto di circa 350 pistole nel magazzino di una compagnia specializzata nell'import d'armi, in Francia.




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27 ottobre 2006

Sicurezza aerea, da novembre nuove norme sui liquidi a bordo

MILANO (Reuters) - Entreranno in vigore dal mese prossimo le nuove regole per tutta l'Unione europea relative agli oggetti ammissibili nel bagaglio a mano di chi viaggia in aereo, riguardanti soprattutto i liquidi, che occorrerà trasportare separatamente in appositi contenitori. Lo ha riferito l'Enac in una nota
Le nuove norme saranno valide da lunedì 6 novembre in tutti gli aeroporti della Ue, oltre che di Norvegia, Islanda e Svizzera, dopo la loro approvazione all'inizio del mese in risposta allo sventato piano di attentati su aerei tra Gran Bretagna e Usa proprio con esplosivo liquido, scoperto dall'intelligence britannica ad agosto.
Secondo il nuovo regolamento, si potrà portare a bordo solo una piccola quantità di liquidi, "in recipienti ciascuno di capacità massima di 100 millilitri o di misura equivalente, che dovranno essere inseriti in sacchetti di plastica trasparente e risigillabili con capienza massima di un litro oppure di dimensioni, ad esempio, di circa 18 cm x 20 cm", spiega la nota, aggiungendo che i sacchetti dovranno essere trasportati separatamente dal bagaglio a mano e che per ogni passeggero sarà consentita solo una busta.
Tra gli articoli liquidi che sarà possibile portare a bordo solo in piccole quantità vi sono acqua ed altre bevande, profumi, gel (sia quello per capelli che per la cura del corpo come bagno schiuma e doccia schiuma), sostanze in pasta (incluso il dentifricio), mascara, creme, lozioni ed oli, spray, contenuto di recipienti pressurizzati (incluse schiume da barba, altre schiume e deodoranti), miscele di liquidi e solidi e qualsiasi altro prodotto di consistenza analoga.
Nel bagaglio a mano, al di fuori della busta risigillabile, si potrà continuare a trasportare medicinali, sostanze dietetiche, alimenti per bambini per l'utilizzo durante il viaggio, aggiunge la nota, precisando che potrebbe essere richiesto di dimostrare la reale necessità degli articoli.
Bevande e profumi acquistati nei punti vendita aeroportuali oltre i controlli di sicurezza e sugli aeromobili potranno essere portati a bordo solo all'interno di apposite buste sigillate dal venditore che devono rimanere chiuse, aggiunte la nota, precisando che le nuove norme non riguardano il bagaglio che viene imbarcato sull'aereo al momento del check-in.




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27 ottobre 2006

Bombe Madrid, chiesti 14 anni per presunto reclutatore

MILANO (Reuters) - Il pm di Milano Maurizio Romanelli ha chiesto oggi che l'egiziano accusato di aver partecipato alla progettazione degli attentati alle stazioni ferroviarie di Madrid del 2004 sia condannato a 14 anni di carcere.
Nella sua requisitoria, Romanelli ha detto che Rabei Osman Sayed Ahmed, meglio noto come "Mohamed l'egiziano", ha "rivendicato di fatto" le stragi durante alcune conversazioni telefoniche ed "era strettamente legato alle persone coinvolte negli attentati".
Rabei, insieme al suo presunto seguace Yahia Mouad Mohamed Rayah, è accusato dalla procura milanese dei reati di associazione eversiva finalizzata al terrorismo internazionale, secondo la legge speciale approvata dopo gli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti.
"Tutte le persone coinvolte negli attentati di Madrid erano strettamente legate a Rabei", ha detto oggi Romanelli, ripercorrendo tutte le fasi che hanno portato all'arresto dei due imputati, i contatti telefonici avuti da Rabei in Spagna e i suoi spostamenti in Europa dal 2001 fino al suo arresto in Italia nel 2004, tre mesi dopo gli attentati che hanno ucciso 191 persone.
Il pm ha sottolineato che il numero di telefono di Rabei è stato trovato nella memoria del telefono di uno degli arrestati per la strage di Atocha e che quando l'uomo è rientrato dalla Spagna all'Italia nell'aprile 2004 "nelle conversazione intercettate con microspie ha rivendicato di fatto le stragi di Madrid".
"Il quadro indiziario nei suoi confronti è gravissimo", ha aggiunto Romanelli, che nel pomeriggio dovrebbe fare le richieste di pena per i due.
Rabei nega ogni connessione con gli attentati di matrice fondamentalista islamica alle stazioni ferroviarie di Madrid, per i quali finora 116 persone sono state incluse fra i sospetti.




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27 ottobre 2006

Bombe Madrid, pm su presunto reclutatore: legato a attentati



MILANO (Reuters) - L'egiziano accusato di aver partecipato alla progettazione degli attentati alle stazioni ferroviarie di Madrid del 2004 e a processo oggi a Milano ha "rivendicato di fatto" le stragi durante alcune conversazioni telefoniche ed "era strettamente legato alle persone coinvolte negli attentati".
A dirlo oggi è il pm della procura milanese Maurizio Romanelli nella requisitoria del processo -- iniziata alle 9:30 -- che vede imputati Rabei Osman Sayed Ahmed, meglio noto come "Mohamed l'egiziano", e il suo presunto seguace Yahia Mouad Mohamed Rayah.
I due sono accusati dei reati di associazione eversiva finalizzata al terrorismo internazionale, secondo la legge speciale approvata dopo gli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti.
"Tutte le persone coinvolte negli attentati di Madrid erano strettamente legate a Rabei", ha detto oggi Romanelli, ripercorrendo tutte le fasi che hanno portato all'arresto dei due imputati, i contatti telefonici avuti da Rabei in Spagna e i suoi spostamenti in Europa dal 2001 fino al suo arresto in Italia nel 2004, tre mesi dopo gli attentati che hanno ucciso 191 persone.
Il pm ha sottolineato che il numero di telefono di Rabei è stato trovato nella memoria del telefono di uno degli arrestati per la strage di Atocha e che quando l'uomo è rientrato dalla Spagna all'Italia nell'aprile 2004 "nelle conversazione intercettate con microspie ha rivendicato di fatto le stragi di Madrid".
"Il quadro indiziario nei suoi confronti è gravissimo", ha aggiunto Romanelli, che nel pomeriggio dovrebbe fare le richieste di pena per i due.
Rabei nega ogni connessione con gli attentati di matrice fondamentalista islamica alle stazioni ferroviarie di Madrid, per i quali finora 116 persone sono state incluse fra i sospetti.




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26 ottobre 2006

TERRORISMO: MINISTRI INTERNO UE CONCORDANO NUOVE MISURE

(AGI) - Statford-upon-Avon (Inghilterra), 25 ott. - Il G6, il gruppo dei sei Paesi piu' grandi dell'Unione europea, ha concordato oggi un pacchetto di nuove misure per prevenire attacchi terroristici, rafforzando la cooperazione e i controlli su internet. Tra le proposte vagliate dai rappresentanti dei ministri dell'Interno di Gran bretagna, Francia, Germania, Spagna, Italia e Polonia, riuniti a Stratford-upon-Avon, e' prevista la condivisione della ricerca in materia di esplosivo, in particolare di quelli liquidi.




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26 ottobre 2006

TERRORISMO: CIA HA CERCATO DI METTERE A TACERE PROTESTE UE SU VOLI SEGRETI



'THE GUARDIAN', OFFERTO LO SCORSO FEBBRAIO UN ACCORDO A BERLINO

Londra, 26 ott. - (Adnkronos) - La Cia ha cercato di ottenere l'aiuto della Germania per mettere a tacere le proteste in seno ai paesi dell'Unione Europea sui voli segreti con cui l'agenzia americana ha trasferito centinaia di sospetti terroristi in paesi dove si pratica la tortura. Lo rivela oggi il Guardian che ha ottenuto un rapporto segreto dei servizi, secondo il quale Washington ha offerto a Berlino la possibilita' di avere accesso ad un proprio cittadino sospettato di aver partecipato alla preparazione degli attacchi dell'11 settembre e detenuto in un carcere marocchino.




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26 ottobre 2006

Il processo di pace per il Paese basco spagnolo riceve l'appoggio dell'Unione europea



L'europarlamento ha adottato a maggioranza, 321 voti a favore e 311 contro, una mozione che incoraggia il governo spagnolo a proseguire il dialogo con i separatisti baschi dell'Eta per mettere fine a quasi quarant'anni di conflitto. La mozione era stata presentata dai gruppi parlamentari della sinistra e dai liberali. Una mozione di segno opposto, che è stata bocciata dall'assemblea, era stata presenta dal partito popolare europeo.
Il presidente dell'europarlamento, il socialista spagnolo Josep Borrel: "La Commissione e il Consiglio hanno lanciato un messaggio d'unione contro il terrorismo e a sostegno del processo di pace. Il consiglio ha ripetuto quello che aveva gia detto e tutti hanno ricordato le vittime del terrorismo".
Per l'eurodeputato popolare spagnolo Jaime Mayor Oreja è uno sbaglio internazionalizzare il conflitto:
"Questo è un giorno nel quale l'Eta può essere soddisfatta perché vede che questo tema divide anche gli europei, non solo gli spagnoli. E perché l'Eta ha sempre voluto internazionalizzare il conflitto. Un risultato che adesso è stato ottenuto".
Già nel 94 il premier britannico John Major chiese il sostegno dei deputati europei per rivitalizzare le trattative sullo statuto dell'Irlanda del Nord.


(EuroNews)




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26 ottobre 2006

A Strasburgo due manifestazioni hanno datto eco alla questione basca



Circa cinquecento militanti baschi sono giunti in autobus di fronte all'edificio del Parlamento per chiedere la liberazione dei detenuti nelle carceri spagnole per appartenenza all'Eta e che vengono considerati prigionieri politici.
L'approvazione della mozione è stata salutata da un applauso. I militanti si sono rallegrati per il fatto che il Paese basco abbia raggiunto una dimensione europea. Ma hanno giudicato il testo troppo di retroguardia.
Un'altra manifestazione alla quale hanno partecipato appena 50 persone è stata organizzata a sostegno dell'unita della Spagna e contro il terrorismo dell'Eta.


(EuroNews)




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26 ottobre 2006

SPAGNA: SI TEME RIARMO ETA MENTRE PE APPOGGIA ZAPATERO

(ANSA) - MADRID, 25 OTT - Il timore di un ''riarmo dell'Eta'' grazie al furto di centinaia di armi in Francia da parte di presunti uomini dell'organizzazione basca, preoccupa il governo ed ha gettato un'ombra sul processo di pace nel giorno in cui il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione di appoggio al premier Jose Luis Rodriguez Zapatero affinche' negozi la fine del conflitto. Il ministro della giustizia Juan Fernando Lopez Aguilar ha oggi affermato che se si conferma che il furto di armi in una fabbrica della Francia meridionale e' opera dell'Eta, come crede la polizia, ''cio' non va in nessuna buona direzione''. Ed ha assicurato che il governo manterra' ''la guardia alta'' sino a quando la tregua da ''permanente'' si trasformera' in ''irrevocabile e definitiva''. E se il timore che l'Eta possa costringere a paralizzare il processo di pace percorre i palazzi del potere, l'appoggio venuto oggi da Strasburgo ha mostrato un'Europa divisa su come giungere alla fine dell'ultima rivolta armata nella parte occidentale del continente. Una divisione quella europea che non impedisce la conferma dell'internazionalizzazione del processo di pace, voluto sia da Zapatero che dall'Eta per tentare di renderlo irreversibile. Una divisione che e' la proiezione di una Spagna spaccata fra chi vede nella tregua dichiarata un'occasione irripetibile per giungere ad una pace a lungo desiderata, e chi non vuole o non puo' dimenticare i morti e teme che il governo sia pronto a fare concessioni ai ''terroristi''. Non a caso lo scontro a Strasburgo non ha favorito l'unita' auspicata dal Commissario Franco Frattini, e a Madrid i vescovi hanno voluto ribadire che la chiesa cattolica considera ''immorale il negoziato politico'' con l'organizzazione armata. Una posizione che si somma a quella contraria sia al negoziato che alla ''internazionalizzazione'' del conflitto rappresentata dal Partito Popolare (PP) e da associazioni di vittime del terrorismo. E il furto di centinaia di armi aveva oggi fatto unanimemente dire ai giornali che ''l'Eta sfida il parlamento europeo rubando 350 pistole''. E lo stesso quotidiano filogovernativo El Pais in un editoriale affermava che il dibattito a Strasburgo avrebbe dovuto tener conto di questa ''sfida'' e che si sarebbe dovuta proporre ''una nuova risoluzione'' per ottenere l'appoggio di tutte le forze politiche. Senza il quale, affermava il quotidiano socialista, il peso della risoluzione sarebbe stato ''al di sotto di quanto richiede la sfida''. El Pais faceva notare infatti che il furto di armi se confermato opera dell'Eta potrebbe esser considerato una rottura parziale della tregua del marzo scorso. Il timore, sempre manifestato dall'opposizione che l'Eta possa approfittare della tregua per riarmarsi, trapelava da un editoriale di Abc intitolato ''Tregua con pistole''. Secondo il giornale l'organizzazione indipendentista con il furto delle armi ''ha sequestrato il dibattito'' a Strasburgo. E la Razon titolava ''Eta fa pressione sul governo'' di Zapatero. Ma e' vero che se l'Eta ha lanciato guanti di sfida con il furto d'armi e con la recente dichiarazione di alcuni incappucciati secondo cui non intende disarmare sino ad aver raggiunto i suoi obiettivi negoziali, e' anche vero che la magistratura spagnola ha risposto o l'ha addirittura anticipata con durezze sul problema dei prigionieri baschi, con gli ostacoli alla riunione di una 'tavola rotonda' dei partiti politici baschi, imputazioni contro i leader di Batasuna, incluso Joseba Alvarez oggi a Strasburgo, e con irruzioni nelle 'taverne del popolo' indipendentiste. Prove di forza, insomma, in un negoziato non ancora cominciato e che, come ha detto e ripetuto Zapatero, sara' ''lungo, arduo e difficile''. (ANSA). GEL




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25 ottobre 2006

Lo ha confermato il sottosegretario con delega ai servizi segreti Micheli

Sequestro Abu Omar: «Segreto di Stato»
Segreto di Stato apposto sul fatto se le autorità Usa avessero avvertito il governo italiano del presunto  rapimento

Il sottosegretario con delega ai servizi segreti Micheli (Ansa)









Il sottosegretario con delega ai servizi segreti Micheli (Ansa)

ROMA - Sul cao del rapimento dell'imam di Milano Abu Omar a opera della Cia, anche il governo Prodi ha imposto il segreto di Stato. «Alle nostre domande precise se le autorità americane avessero avvertito il governo italiano prima, dopo o durante il presunto rapimento di Abu Omar, il sottosegretario Micheli ha risposto che su questo tema esiste il segreto di Stato». Lo ha detto Claudio Scajola, presidente del Copaco (Comitato di controllo dei servizi segreti), al termine dell'audizione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti Enrico Micheli. Su questo tema il segreto di Stato era già stato posto dal goverrno Berlusconi.
Quanto al giorno del sequestro di Abu Omar, il 17 febbraio 2003, ha proseguito Scajola, «Micheli ha detto che non risulta nulla su quel giorno che coinvolga responsabilità di organi o strutture dello Stato italiano». Il governo ha inoltre dato piena fiducia ai vertici del Sismi, definiti da Micheli «una rete di alta efficienza».
RELAZIONE AL PARLAMENTO - «Con l’audizione di Micheli abbiamo raccolto tutti gli elementi che sono necessari al Copaco per una relazione al Parlamento che credo verrà depositata nella prima decade di novembre». Lo ha detto il vice presidente del Copaco, Massimo Brutti. «Offriremo al Parlamento, e credo anche al governo, elementi concreti di giudizio». Ma il segretario del Copaco, Emanuele Fiano, ha avvertito che «non sarà facile» arrivare a una valutazione all'unanimità sulla vicenda.

(Corriere.it)




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25 ottobre 2006

Spagna-Usa: intesa lotta terrorismo

(ANSA-AFP) - MADRID, 25 OTT - Spagna e Stati Uniti hanno concordato di rafforzare la cooperazione nella lotta contro il terrorismo e la criminalita' organizzata.L'intesa e' stata accordata nel corso di un incontro a Madrid tra i ministri dell'Interno Perez Rubalcaba e Gonzales. Il ministero dell'Interno spagnolo ha annunciato che i due Paesi aumenteranno la cooperazione in merito a questioni come l'immigrazione illegale, e che Washington propone di mettere a disposizione della polizia spagnola la tecnologia.




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25 ottobre 2006

SPAGNA: ETA, EUROPARLAMENTO SOSTIENE PROPOSTA DI DIALOGO

(ANSA)-STRASBURGO - Il Parlamento europeo ha dato oggi il suo sostegno alla decisione del governo spagnolo di intavolare un dialogo con l'Eta per cercare di metter fine al conflitto che per anni ha insanguinato il paese.
Al termine di una votazione caotica, che ha richiesto anche una ripetizione, e' stata approvata la risoluzione sostenuta da socialisti, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria favorevole alla proposta di negoziato a determinate condizioni ed e' stata respinta quella presentata dai popolari e dalla destra che sosteneva una posizione contraria. La risoluzione approvata ha ottenuto 321 voti. I contrari sono stati 311 e gli astenuti 24.

La risoluzione presentata dai gruppi del centrodestra, contraria al negoziato, aveva ottenuto 322 voti contro e 302 a favore in una votazione-bis richiesta dai suoi sostenitori secondo i quali nel primo voto - conclusosi con 320 no e 276 si' - molti deputati credevano che il pronunciamento fosse su un emendamento e non sulla risoluzione. Consiglio europeo e Commissione avevano dato il loro sostegno a qualsiasi iniziativa utile a combattere il terrorismo. Il vicepresidente della Commissione Franco Frattini aveva rivolto un appello al Parlamento europeo all' unita'. ''Non dobbiamo dividerci, il nemico e' comune per la Spagna e per l'Europa'', aveva detto. La tensione e la polemica che hanno caratterizzato la votazione si sono estese anche alla presunta presenza nelle tribune del pubblico di persone rappresentanti di movimenti vicini ad Henri Batasuna, il partito considerato il braccio politico dell'Eta. La presidenza del Parlamento ha chiarito che e' stato il governo spagnolo a fornire i nomi delle persone incluse nella lista nera dei gruppi considerati dall'Ue terroristi.''Le persone presenti non facevano parte di nessuna lista e non potevamo sostituirci al governo di Madrid nel decidere che non avevano diritto di assistere al dibattito'', ha detto il presidente Josep Borrell il quale, in una conferenza stampa, ha ricordato che l'europarlamento si e' occupato anche dell'Ira irlandese senza che il fatto abbia suscitato polemiche. (ANSA) VS




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25 ottobre 2006

SPAGNA: ETA SI RIARMA E SFIDA STRASBURGO, DENUNCIA STAMPA



(ANSA) - MADRID, 25 OTT - Il ''riarmo dell'Eta'' grazie al furto di centinaia di armi in Francia da parte di presunti uomini dell'organizzazione basca, rappresenta ''una sfida'' al dibattito odierno al Parlamento Europeo sul negoziato di pace: lo afferma la stampa spagnola mentre la Conferenza episcopale respinge qualsiasi ''negoziato politico'' con l'organizzazione armata. ''L'Eta sfida il parlamento europeo rubando 350 pistole'' titola stamane in prima il conservatore El Mundo riferendo di quanto emerso dalle indagini della polizia francese che punta sulla pista dell'Eta, mentre il socialista El Pais avverte che il dibattito odierno a Strasburgo deve tener conto di questa ''sfida'' e che e' necessario proporre ''una nuova risoluzione'' che ottenga l'appoggio di tutte le forze politiche. Il giornale vicino al governo fa notare che il furto di armi, se confermato essere opera dell'Eta, potrebbe esser considerato una rottura parziale della tregua del marzo scorso. Il portavoce della Conferenza episcopale Antonio Martinez Camino ha ribadito che ''e' immorale il negoziato politico con l'Eta''. Il timore, sempre manifestato dall'opposizione che l'organizzazione basca possa approfittare della tregua per riarmarsi, trapela da un editoriale di Abc intitolato ''Tregua con pistole''. Secondo il giornale l'organizzazione indipendentista ''ha sequestrato il dibattito'' a Strasburgo. La Razon titola infine che l'''Eta fa pressioni il governo'' di Jose' Luis Rodriguez Zapatero. (ANSA). GEL

SPAGNA: ETA; FRATTINI, TERRORISMO NEMICO DI TUTTA L'UE

(ANSA) - STRASBURGO, 25 OTT - Il terrorismo e' la minaccia peggiore per una societa' democratica e l'Eta ''e' un nemico comune della Spagna e dell'Europa''. E' la tesi sostenuta dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini intervenendo, quale responsabile della giustizia, liberta' e sicurezza, nel dibattito svoltosi questa mattina al Parlamento europeo sulla proposta di dialogo con i separatisti baschi. Frattini e' stato molto applaudito ed alla fine il gruppo socialista ha proposto di utilizzare le sue parole per superare l'impasse che divide l'assembloea di Strasburgo sul documento da adottare. Da una parte socialisti, liberaldeocratici, verdi e sinistra unitaria, favorevoli a sostenere il dialogo proposto dal governo spagnolo del primo ministro Jose' Luis Zapatero e dall'altra i popolari e altri gruppi della destra che sostengono una risoluzione piu' prudente e piu' vicina all'associazione dei parenti delle vittime contraria al negoziato con l'Eta. La presidenza europea, rappresentata dalla Finlandia, e la Commissione per bocca di Frattini hanno dato il loro sostegno alla proposta di dialogo, rendendo peraltro omaggio alle vittime e difendendo un accordo che preveda il disarmo totale del gruppo separatista e la fine del terrorismo. I popolari, tramite il capogruppo Hans-Gert Poettering hanno sostenuto la necessita' che l'Eta e soprattutto Henri Batasuna, considerato il suo braccio politico, facciano prima ammenda e chiedano formalmente scusa alle famiglie delle circa 800 vittime del lungo conflitto. Martin Schulz, capogruppo dei socialisti, ha ricordato una frase dell'allora primo ministro spagnolo Jose' Aznar, del 1998, completamente favorevole al negoziato con l'Eta. Il dibattito si e' allargato all'esperienza fatta con l'Ira in Irlanda del nord ed al furto avvenuto ieri a Nimes di armi per il quale i sospetti sono caduti proprio sull'Eta che avrebbe organizzato l'azione quale gesto dimostrativo proprio in vista della discussione odierna all'europarlamento. In coincidenza con la votazione della risoluzione e' prevista davanti alla sede del Parlamento europeo, che per la prima volta nella sua storia dibatte la questione dell'Eta, una concetrazione di simpatizzanti di Henri Batasuna. All'esterno e all'interno del palazzo sono state prese misure di sicurezza per timore di manifestazioni da parte di simpatizzanti dei gruppi baschi. (ANSA)




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25 ottobre 2006

Risoluzione sull'Eta, domani il voto a Strasburgo

Le divisione all'interno dell'emiciclo di Strasburgo permangono anche alla vigilia del voto della risoluzione sull'Eta. La risoluzione per sostenere il processo di pace nei Paesi baschi spagnoli, dopo il cessate il fuoco dei separatisti dell'Eta, sarà votata dal gruppo socialista e dai liberali, ma non dai popolari, che si sono allineati sulle posizioni del partito popolare spagnolo, contrario a portare a Strasburgo la questione basca.
Un errore per Graham Watson, presidente dei Liberali, che sostiene invece l'internazionalizzazione del dibattito. Condivide, spiega, le scelte del governo di Madrid. L'appoggio europeo, conclude, è servito per il processo di pace in Irlanda del Nord e sarà di utilità anche per quello spagnolo. Il partito popolare pretende le scuse di Batasuna, braccio politico del gruppo armato Eta, ai parenti delle vittime.
Come spiega l'eurodeputato Alain Lamassoure, il Ppe respinge la risoluzione, perché sarebbe un primo passo verso il riconoscimento dell'occupazione spagnola e francese dei Paesi Baschi".
Il Ppe presenta una risoluzione alternativa che quasi sicuramente non sarà adottata, in cui si si giudicano contrarie alla dignità tutte le concessioni politiche a organizzazioni terroristiche in Spagna, e conclude dicendo che l'Eta non ha effettuato i cambiamenti richiesti
.


(EuroNews)




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24 ottobre 2006

TERRORISMO: TRE EGIZIANI CERCARONO DI ENTRARE IN CABINA DI AEREO CECO

SERVIZI DI PRAGA RIVELANO ORA INCIDENTE AVVENUTO NEL 2005

Praga, 24 ott. (Adnkronos/Dpa) - I servizi cechi rivelano solo oggi un incidente che potrebbe essere stato parte della preparazione di un attacco terroristico da parte di tre egiziani che cercarono di entrare nella cabina di pilotaggio di un volo da Oslo e Praga. E' quanto si legge nel rapporto annuale, relativo al 2005, pubblicato dall'agenzia di intelligence Bis che specifica che ''il sospetto che si trattasse di un test delle misure di sicurezza dell'aereo non e' stato confermato ne' confutato''. L'aereo atterro' senza problemi ed i tre furono ''arrestati e scortati in Egitto''.




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24 ottobre 2006

Spagna, Eta: Batasuna a processo

Parigi, 24 ott. - (Adnkronos) - I francesi saranno chiamati alle urne per eleggere il successore del presidente Jacques Chirac domenica 22 aprile, per il primo turno delle presidenziali, e domenica 6 maggio per il secondo turno. Lo ha comunicato il ministro dell'Interno francese, Nicolas Sarkozy, durante l'odierna riunione del Consiglio dei ministri. Il ministro ha inoltre annunciato che le elezioni legislative si terranno il 10 e 17 giugno.




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