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14 dicembre 2008

Israele, problemi nel Likud

L’analisi Israele, Netanyahu troppo «a sinistra» per il suo Likud

Israele è spesso un Paese di paradossi, elesse Ariel Sharon per essere difeso dal terrorismo e si ritrovò Gaza in mano ad Hamas; elesse Olmert perché era l’erede di Sharon e se l’è ritrovato alla sinistra dei laburisti a trattare con i siriani e a promettere Gerusalemme ai palestinesi. Adesso, mentre tutto il mondo paventava l’ascesa di Netanyahu come leader di destra, il suo Likud alle primarie del partito ha dimostrato di considerarlo invece troppo di sinistra e di volergli mettere alle costole un personaggio dalle labbra sottili e la determinazione messianica, Moshe Feiglin, un colono tagliato coll’accetta, molto religioso, al contrario di Bibi, che è laico, molto determinato a non spostarsi di un centimetro, mentre Bibi e la gran parte dei coloni sono ormai pronti a sacrificarsi per la pace. A Netanyahu va la simpatia del 31% dell’elettorato israeliano, mentre Tzipi Livni ha soltanto il 24. Se vincerà le elezioni, sarà un primo ministro molto contrastato dall’interno: dopo le primarie conclusesi martedì, potrebbe infatti essere assediato dai 19 probabili parlamentari legati agli «slot» concessi a Feiglin (anche se quest’ultimo è stato retrocesso agli ultimi posti della lista) contro i suoi 17. Bibi vuol fare un governo di coalizione e Feiglin esclude ogni rapporto col centro e con la sinistra; Bibi vuole portare nuova vita, concessioni e scambi territoriali, nei rapporti con i palestinesi e vuole anche andare a vedere cosa intendono dire i siriani quando fanno balenare la pace in lontananza; Feiglin intende evitare ogni contatto con i palestinesi; quanto al mondo arabo, ne esclude non a torto, ma qui in maniera totalizzante, la praticabilità effettiva per la pace. Netanyahu manda di nascosto in questi giorni di campagna elettorale messaggi rassicuranti sia agli americani che agli arabi.
Tutti sanno che Bibi è quello che in definitiva ha firmato con Arafat gli accordi di Wye Plantation e ha sgomberato Hebron riducendo la presenza ebraica a un piccolo gruppo che vive sulla tomba dei Patriarchi. Ma la sua intensa ripulitura a sinistra, atta anche a conquistare la simpatia internazionale per il giorno in cui sarà un primo ministro, non ha convinto buona parte del Likud. La minaccia iraniana innanzitutto, le alleanze degli Hezbollah e di Hamas con Iran e Siria, l’accanimento di Hamas su Sderot con i missili, il crudele rapimento di Gilad Shalit, ha condotto Feiglin un uomo che ha parlato dell’assassinio di Rabin in termine di cospirazione dei servizi segreti e della sinistra, che sul suo sito dice di volere uscire dall’Onu e che non ha mai voluto condannare l’assassino Baruch Goldstein, ad allargarsi nel Likud in maniera tale da rendere la gestione Netanyahu assai problematica. Nelle primarie la scelta di usare un complicato sistema di voto elettronico ha causato un calo degli elettori, e solo i motivati militanti di Feiglin hanno resistito in coda fino all’una di notte, ora di chiusura dei seggi. Tra gli eletti legati a Feiglin ci sono personaggi, però, come Benny Begin o Reuven Rivlin che con tutta probabilità recupereranno rapidamente la propria autonomia e sceglieranno di nuovo Netanyahu sull’estremista Feiglin.


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5 novembre 2007

Un altro successo per Sarkozy

Sarkozy risolve anche la crisi del traffico di bimbi

Dopo le infermiere bulgare anche tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole devono ringraziare l’Eliseo di Nicolas Sarkozy per la libertà ritrovata. Con Idriss Deby, presidente del Ciad, l’operazione è stata più agevole e rapida che con Muammar Gheddafi, ma il presidente francese ha voluto dimostrare anche in questa situazione che la diplomazia che lui preferisce è quella personale. La diplomazia dei colpi a effetto, che sembra la variante internazionale di quella politica-spettacolo che ha esaltato e spaccato l’opinione francese all’interno.
«Rambo-Sarko», come è stato chiamato in altre occasioni, ha piazzato così ieri un altro colpo mostrando che la mancanza della ex moglie Cecilia che lo aveva rappresentato a Tripoli nel luglio scorso non costituisce un handicap per l’Eliseo e che dove altri non arrivano, arriva lui. Che il dossier stesse a cuore al presidente francese lo si era capito fin dall’inizio con la decisione di scavalcare il Quai d’Orsay e avviare un confronto telefonico diretto con il suo omologo a N’djamena, Idriss Deby.
Il settore è delicato; la vicenda dell’Arche de Zoé potrebbe, secondo alcuni osservatori, essere strumentalizzata dal presidente africano che avrebbe subìto a malincuore le pressioni del protettore francese perché accettasse la presenza nella regione della forza internazionale Eufor che si dovrà dispiegare prossimamente. Inoltre il pressing compiuto da Sarkozy ha alle spalle un largo appoggio anche militare all’esercito del Ciad: sono aerei militari francesi a trasportare le truppe di N’djamena, sono gli stessi aerei che recuperano i feriti e li trasportano verso centri di cura; sono ancora francesi le fonti che avvertono l’esercito del presidente Deby sugli spostamenti dei ribelli.
È anche per questo che Sarkozy ha potuto esporsi dicendosi fin dall’inizio fiducioso, fin dal suo primo colloquio telefonico. Ieri da N’djamena ha negato che vi siano collegamenti tra le inchieste ciadiane e il dispiegamento dell’Eufor, ha detto di credere nella giustizia dell’ex colonia, ma ha chiesto che i francesi vengano giudicati in patria, come prevede un trattato bilaterale tra i due Paesi. Sullo sfondo il malumore della magistratura del Ciad che si sarebbe sentita asfissiata dal pressing politico. 
Non è una coincidenza che l’annuncio della partenza di Sarkozy da Parigi a bordo di un Airbus A319 sia avvenuta quasi contemporaneamente alle notizie del rilascio dei tre giornalisti francesi e delle quattro hostess dell’aereo spagnolo che doveva trasportare 103 bambini provenienti dall’area di confine tra Ciad e Darfur verso la Francia. Poco dopo si è inoltre saputo che il volo avrebbe fatto scalo a Madrid, nonostante la cosa non fosse vista con favore dal governo spagnolo, per accompagnare fino in patria le hostess che in un primo momento si diceva sarebbero arrivate a Parigi e poi ripartite.

(da
www.ilgiornale.it)


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18 maggio 2007

Petizione contro i cani da carne nelle Filippine

Anche se non c'entra con il tema di questo blog, vorrei diffondere la seguente petizione, che si può leggere e sottoscrivere a partire dal sito http://www.dogmeattrade.com/history_italian.html

Salviamo il miglior amico dell'uomo dal commercio di carne
di cane. Di SI' al Progetto di Legge 2991

ABBIAMO BISOGNO DI OLTRE 50.000 FIRME ENTRO
IL 30 GIUGNO 2007

Questo aiuterà a mettere il governo Filippino sotto pressione mondiale
nell' approvare il progetto di Legge 2991 nel Luglio 2007
per fermare il commercio di carne di cane.

 

Breve storia del commercio di Carne di Cane

Tradizionalmente, i cani erano sacrificati e la loro carne mangiata quando una famiglia si trovava in cattive acque, o quando si trovava di fronte alla morte. Si credeva che lo spirito del cane proteggesse e guardasse gli spiriti della famiglia in vita Tuttavia questa non era una pratica frequente. Avidità e corruzione hanno trasformato il rituale in un'industria commerciale che massacra più di 500.000 cani all'anno nelle Filippine. Sebbene molti Filippini detestino questa pratica e non mangino carne di cane, è ancora praticata nella città e nei dintorni di Baguio e nella Regione delle Cordilleras.

Qual è la legge attuale?

L'Atto del 1998 sul Bene degli Animali Filippini (sezione 8 del Atto della Repubblica N.8485) proibisce la tortura degli animali con l'eccezione del bestiame. Inoltre prevede un'eccezione per l'uccisione per scopi religiosi. Sfortunatamente, l'Atto fallisce per tre ragioni: (1) non c'è un divieto diretto contro il commercio di carne di cane; (2) le multe sono irrisorie; e (3) C'è una mancanza di rispetto della Legge dovuta alla depravazione e corruzione di funzionari e poliziotti.

Quanto costa ad un commerciante mantenere questo massacro di cani per avere profitto:

  • I commercianti si dichiarano colpevoli e pagano una multa da un minimo di 1000 pesos (P1.000=C16,00 euro) ad un massimo di 5000 pesos (P5.000=C79,00 euro).
  • E' più conveniente per i Commercianti pagare una multa perché è inferiore alla corruzione di un poliziotto.
  • E' un'industria di 3 milioni di Euro ed il pagamento di una multa è un piccolo costo nel commercio.

Che cosa deve essere cambiato?

Siccome questa crudele industria commerciale procura un flusso fisso di entrata non solo ai commercianti ma anche a funzionari e poliziotti, il commercio di carne di cani resta incolume dall'Atto Sociale. Tuttavia, il progetto di Legge 2991 che procura una pena più severa ai commercianti di carne di cane, è in sospeso alla Commissione di revisione delle Leggi. Introdotta dal Rappresentante Francis Escudero,la creazione del progetto era basato sulla necessità di aggiornare un Atto, nobile come gli obiettivi della legge, ma dove i commercianti rimangono inafferrabili perchè le pene non sono realistiche. Le Pene devono essere incrementate.

Che cosa puoi fare?

Il NOSTRO SCOPO è ottenere PIU' di 50.000 firme entro il 30 GIUGNO 2007. L'atto sarà portato al Congresso in Luglio 2007. E' ovvio che l'unico modo che abbiamo per essere sicuri che i cani nelle Filippine siano protetti è mettere il Governo Filippino sotto gli occhi del mondo. 




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15 novembre 2006

Caro Massimo, Lei ha presente i diritti umani?

Egregio On. D’Alema,
nella missione commerciale in Cina Lei non ha mancato di attaccare nuovamente il governo di Israele (le vittime civili non sarebbero, per Lei, un «errore», ma il «frutto di una strategia politica»). La Sua intransigenza politica ha però lasciato spazio a più problematiche considerazioni sulla questione dei diritti umani in Cina. A Lei sembra più tollerabile e comprensibile la (per carità, ingiusta...) persecuzione cinese del Dalai Lama e della dissidenza nonviolenta tibetana, della reazione militare israeliana al terrorismo assassino di Hamas. Le bordate contro Israele e la condiscendenza verso Pechino si qualificano e si giustificano reciprocamente e danno, purtroppo, la cifra della Sua politica estera.
Eppure, la violazione delle libertà fondamentali non è una fisima umanitaria, ma attiene alla sostanza, anche economica, del «modello cinese». Il legame fra repressione politica ed espansione economica è il tratto caratteristico del «capitalismo di Stato» cinese; converrà che questa caratteristica - per il bene di tutti, anche dei produttori italiani ed europei - dovrebbe essere superata e non consolidata con l'avallo plaudente delle cancellerie occidentali. A meno di non ritenere - ma non La facciamo così cinico o ingenuo - che le persecuzioni personali (per qualunque forma di dissidenza civile, politica e religiosa) siano strumenti adatti e «proporzionati» all'obiettivo di assicurare la stabilità del regime cinese e l'espansione del mercato globale.
Oggi, in Cina, c'è più censura, più violenza e meno libertà di quanta ve ne fosse due o tre anni fa. Lei ha sostenuto esattamente il contrario. Altri suoi colleghi di governo europei, a partire dalla signora Merkel, hanno usato parole più dirette e veritiere, denunciando la violazione del diritto di espressione e della libertà di culto, e perfino esigendo di incontrare un vescovo cattolico «dissidente» nell'ambito di una visita ufficiale. E, nonostante questo, la Germania, ha (per usare le sue parole) «quagliato» in Cina assai più di noi, sul piano commerciale.
Quando Prodi e la sua mastodontica delegazione sbarcarono a Pechino, dicemmo al Presidente del Consiglio che il modo più serio per sollevare la questione dei diritti umani in Cina sarebbe stato quello di partire da casi concreti. E il più concreto era allora, e continua ad apparirci ora, quello dell'avv. Gao Zhisheng, arrestato qualche mese fa dopo avere sfidato il regime con azioni nonviolente e cause giudiziarie, che lo avevano proposto all'attenzione di tutto il mondo come il più temibile dissidente cinese. Da Prodi non venne alcuna risposta. Anzi, forse la risposta più esplicita e sprezzante: lo zelante sostegno alla revoca dell'embargo sulle armi, richiesta a gran voce da Pechino.
Signor Ministro, vorrà stupirci e smentirci nella nostra sfiducia, spendendo con i suoi interlocutori cinesi (magari prima dell'arrivederci) qualche non pelosa parola sul caso di Gao Zhisheng?


(di Benedetto della Vedova, Riformatori Liberali, sul Giornale)




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7 novembre 2006

Cronache dall'Asia centrale

Kirghizistan, al vaglio una nuova costituzione
Una nuova Costituzione che limiti i poteri del Presidente Bakiev. Ci sta lavorando in Kirghizistan l'opposizione che ha appena creato per questo una Assemblea costituente, dando corpo alle proteste della piazza che ha chiesto le dimissioni del Presidente. Bakiev, d'altro canto, ha già ceduto su due punti: ha licenziato il ministro dell'Interno e ha concesso all'opposizione uno spazio nella tivù nazionale.
Uno dei rappresentanti dell'opposizione in parlamento, Melis Shinkanov, promette che nel giro di due giorni il Kirghizistan sarà un paese diverso, un paese senza Bakiev. "La vittoria sarà nostra!" grida.
Salito al potere nel 2005 con la Rivoluzione dei tulipani in questa repubblica ex sovietica, Bakiev è accusato di corruzione. E a causa delle tensioni in atto ieri non si è neppure presentato al parlamento per proporre le sue modifiche alla costituzione, come inizialmente previsto.
Le proteste in Kirghizistan si susseguono da giovedì. E anche se la partecipazione è in calo, diverse centinaia di persone anche durante la notte rimangono accampate poco lontano dalla piazza centrale di Bishkek.

In Tagikistan riconfermato Rachmonov
Come da previsioni il Tagikistan ha riconfermato Presidente per la terza volta Imomali Rakhmonov con il 76,4 % dei voti. Il suo rivale più temuto Olimzhon Boboyev ha ricevuto solo il 7,2 % delle preferenze. L'opposizione ha deciso di non candidarsi per boicottare una campagna elettorale definita a senso unico.
Teatro di una brutale guerra civile negli anni '90 il Tagikistan non ha mai avuto elezioni trasparenti. E' per questo che sono giunti a decine nel paese gli osservatori internazionali. Che hanno denunciato irregolarità nelle procedure di voto. Perfino il dato dell'affluenza, ufficialmente dichiarato al 91%, sembrerebbe essere stato alterato.
Il Tagikistan gode dell'appoggio di Mosca e di alcuni paesi occidentali per il suo ruolo di mediazione nei punti caldi dell'Asia centrale.


(da Euronews)




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6 novembre 2006

Elezioni presidenziali in Tagikistan

Il Tajikistan va alle urne oggi per eleggere il suo presidente, in uno scrutinio dal risultato scontato. L'opposizione ha deciso di non presentarsi. Il presidente Imomali Rakhmonov, si prepara a vincere un terzo mandato, dopo avere ottenuto alle ultime elezioni quasi il 99 per cento dei voti.
"Come sempre ho votato per la pace e il bene della gente" ha detto Rakhmonov. E a chi giudica il voto non democratico ha risposto che non si può applicare un modello occidentale al suo paese.
Teatro di una brutale guerra civile negli anni '90, il Tajikistan non ha mai avuto elezioni trasparenti secondo gli osservatori internazionali. Il paese, a maggioranza musulmana, è un alleato degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo
.

(da Euronews)




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6 novembre 2006

Continuano le proteste in Kirghizistan

Circa 3 mila manifestanti sono scesi in piazza in Kirghizistan, ancora una volta contro il presidente. Hanno sfilato dalla piazza principale della capitale Bishkek fino al palazzo presidenziale, per chiedere al capo dello stato Kourmambek Bakiyev di lasciare il potere o almeno di spiegare il suo progetto di modifica della costituzione. Il presidente di questa piccola ex repubblica sovietica, indipendente dal 91, aveva promesso all'opposizione una nuova legge fondamentale.
Ma non si è presentato al parlamento, limitandosi ad inviare un suo rappresentate con alcune proposte di modifica della costituzione, che non sono state approvate. L'opposizione accusa Bakiyev di corruzione ed esige una più equa distribuzione dei poteri tra presidente e parlamento.
Da giovedì i manifestanti occupano la piazza centrale di Bishkek. A marzo il presidente Askar Akaiev era stato deposto dalle proteste di piazza, nella cosiddetta "rivoluzione dei tulipani". Il suo successore, Bakiyev, che aveva promesso riforme, è ora definito dall'opposizione "un errore del popolo".


(da Euronews)




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4 novembre 2006

ONU, Panama candidato ufficiale

(ANSA) - NEW YORK, 4 NOV - Gli Stati latinoamericani e Caribe hanno approvato all'unanimita' la candidatura di Panama per il seggio in Consiglio di Sicurezza. L'accordo tra le 35 nazioni del gruppo spiana la strada a un voto e alla elezione di Panama come membro non permanente in Consiglio di Sicurezza per il biennio 2007-2008. Venezuela e Guatemala si erano accordati di ritirare la loro candidatura mercoledi' scorso, dopo 47 votazioni infruttuose, indicando Panama come candidato al seggio.




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4 novembre 2006

Mosca e Pechino frenano sulle sanzioni all'Iran

Russia e Cina continuano a storcere il naso sull'ipotesi di sanzioni troppo severe all'Iran. Nella riunione a New York dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu più la Germania, Mosca ha proposto importanti modifiche alla bozza di risoluzione contro Teheran: In particolare, Mosca si oppone alla menzione nel testo della costruzione della centrale nucleare iraniana di Bushehr, alla quale partecipa. "E' chiaro che Bushehr ha fini pacifici" ha detto l'ambasciatore russo Vitaly Churkin.
Una posizione condivisa da Pechino. Secondo l'ambasciatore Wang Guangya le sanzioni proposte dagli europei "sono un po' troppo dure. Metterebbero gli iraniani con le spalle al muro. La Cina è convinta" ha detto Wang "che il caso iraniano sia diverso da quello nordcoreano e non si possono applicare i medesimi standard".
Il progetto è dunque destinato ad un lungo e delicato iter. Nella sua forma attuale prevede tra l'altro un embrago su ogni tipo di materiale che contribuisca al programma nucleare e missilistico iraniano. In questo quadro appare quasi come una provocazione il nuovo test balistico che Teheran ha portato a termine nel Golfo Persico. Sono stati lanciati 3 missili terra-mare e mare-mare della gittati di circa 170 chilometri.


(da Euronews)




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28 ottobre 2006

LIBANO: SOLANA RIBADISCE SOSTEGNO UE PER RICOSTRUZIONE

(ANSA) - BEIRUT, 28 OTT - L'Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica estera e di sicurezza, Javier Solana, ha ribadito oggi a Beirut il sostegno dell'Ue per la ricostruzione del Libano dopo la guerra Israele-Hezbollah dell'estate scorsa e per l'attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza dell'Onu che ha posto fine alle ostilita'. In una conferenza stampa congiunta al termine dei colloqui con il premier libanese Fuad Siniora, Solana ha rivelato di aver sollevato la questione delle violazioni da parte d'Israele della spazio aereo del Libano negli analoghi colloqui di ieri con il premier israeliano Ehud Olmert e il ministro della difesa Amir Peretz. Senza fornire ulteriori dettagli, Solana ha detto che i sorvoli israeliani ''devono cessare'' e ha aggiunto che l'Ue e' in costante contatto con il segretario uscente dell'Onu Kofi Annan per seguire l'attuazione della risoluzione 1701. Al riguardo, l'Alto rappresentante Ue ha detto che ''tutte le parti'' devono attenersi alla risoluzione che il 14 agosto scorso aveva posto fine ai 34 giorni di guerra con Israele. ''La situazione non sara' facile, ma l'Ue - ha detto Solana - sara' di sostegno nell'attuazione di questa risoluzione e le truppe europee (nell'Unifil, la forza di pace Onu in Libano) stanno collaborando strettamente con l'esercito libanese''. Solana ha poi aggiunto che la questione della zona di confine contesa della Fattorie di Shebaa, occupata da Israele nel 1967, deve essere risolta secondo quanto previsto dalla risoluzione Onu. L'Alto rappresentante Ue ha quindi riferito di essere stato informato dal comandante dell'Unifil, generale Alain Pellegrini, che la situazione nel sud del Libano e' positiva e che la forza Onu ''non ha per ora bisogno di truppe addizionali''. Solana ha infine annunciato che l'Ue partecipera' alla Conferenza internazionale dei donatori in programma a gennaio a Parigi per sostenere l'economia libanese in crisi. Il premier Siniora ha dal canto suo riferito che, oltre che delle questioni delle Fattorie di Shebaa e dei sorvoli israeliani, ha discusso con l'ex segretario della Nato anche dei detenuti libanesi nelle carceri israeliane e dei due soldati israeliani prigionieri di Hezbollah. ''Apprezziamo gli sforzi dell'Unione europea per risolvere i problemi, soprattutto quello delle Fattorie di Shebaa'', ha detto Siniora, aggiungendo che - una volta che queste questioni verranno risolte - ''potremo muoverci verso la pace'' nella regione. (ANSA). YK9-PC




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28 ottobre 2006

MO: SOLANA VEDE LIEBERMAN ED EVITA HAMAS, CRITICHE ANP

(ANSA) GAZA, 28 OTT - Critiche verso l'Alto responsabile per la politica estera europea Javier Solana sono state espresse oggi, in un comunicato, dal portavoce del governo dell'Anp Ghazi Hammad. Lo riferisce il sito Palestine-Info, vicino a Hamas. All'origine dell'espressione di scontento vi e' il recente incontro a Gerusalemme fra Solana e il leader del partito israeliano di estrema destra 'Israel Beitenu', Avigdor Lieberman. Questi e' stato scelto dal premier Ehud Olmert come vicepremier e ministro per le questioni strategiche: per entrare in vigore, tale nomina dovra' essere approvata la settimana prossima dal governo e dal parlamento di Israele. ''Lieberman - scrive Hammad nella sua nota - e' un leader israeliano fanatico, ben noto per le posizioni estremiste contro gli arabi''. Hammad cosi' prosegue: ''Data la sua mentalita' terroristica, Solana avrebbe dovuto dedicargli il trattamento che il diritto internazionale riserva appunto ai terroristi''. Il portavoce trova inoltre inappropriato il fatto che anche in questa visita Solana - che ha incontrato a Ramallah il presidente Abu Mazen (al Fatah) e ha compiuto una visita in Cisgiordania - non abbia visto dirigenti di Hamas. Secondo Hammad e' opportuno che l'Unione europea riveda la sua posizione ''ostile'' verso l'attuale governo dell'Anp, ossia verso Hamas, ''che e' stato eletto democraticamente''. Continuando ad ignorarlo, conclude, ''non sara' possibile raggiungere la stabilita' e la pace nella Regione''. (ANSA). COR-XBU




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27 ottobre 2006

Solana a Beirut: "Soddisfazione per il lavoro dell'Unifil"

La soddisfazione dell'Unione europea per il lavoro svolto dai militari dell'Unifil è stata espressa da Javier Solana, rappresentante dell'Unione per la politica estera, in visita a Beirut, dove ha incontrato membri del governo libanese e il comandante della forza multinazionale delle Nazioni Unite, costituita con la risoluzione che impose il cessate il fuoco nella guerra tra Israele ed Hezbollah.
"Stiamo cooperando in modo molto efficace con l'Unifil - ha detto Solana -. Siamo soddisfatti: ho parlato oggi col generale Pellegrini, penso che la risoluzione dell'Onu sia stata applicata in modo corretto, anche dal punto di vista dell'Unifil". Beirut accusa invece Israele di non rispettare la risoluzione con la sistematica violazione dello spazio aereo nazionale.
Un giornale berlinese rivela oggi un altro incidente che sarebbe accaduto sulle acque libanesi: aerei israeliani avrebbero diretto i loro puntatori laser su elicotteri tedeschi. L'incidente sarebbe distinto da quello che, due giorni fa, ha coinvolto F-16 con la stella di Davide e una nave tedesca, quando sono stati sparati dei colpi a vuoto.


(EuroNews)




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27 ottobre 2006

M.O.: SPAGNA PUNTA A NUOVA CONFERNZA DI PACE

(AGI) - Madrid, 27 ott. - Il governo spagnolo punta a una nuova conferenza di pace per il Medio Oriente, sul modello di quella ospitata a Madrid nel 1991. La proposta sara' messa sul tavolo dei ministri degli Esteri di undici Paesi rivieraschi, riuniti questa sera e domani ad Alicante, per il tredicesimo Forum Mediterraneo. Stando a quanto riferito da fonti diplomatiche, una dichiarazione in tal senso dovrebbe essere contenuta nel documento finale del Forum. Gia' nei giorni scorsi il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, riferendo al Parlamento di Madrid disse che la 'roadmap' per la ricerca di una pace in Medio Oriente non e' piu' uno strumento adeguato e che serve un'iniziativa di maggior peso, sul modello della Conferenza di Madrid. La capitale spagnola fu teatro di un appuntamento storico che vide riuniti allo stesso tavolo Israele e Paesi arabi sotto l'egida di Stati Uniti e Unione Sovietica. Da li' uscirono le linee guida di un processo che apri' la strada agli accordi di Oslo del 1993 sull'automonia palestinese. Il giornale 'El Mundo' ha scritto nei giorni scorsi che la visita a Madrid alla fine di novembre del segretario di Stato americano, signora Condoleezza Rice, potrebbe essere l'occasione per approfondire questa possibilita'. (AGI) -




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27 ottobre 2006

CINA: CHIRAC CONSEGNA A HU ELENCO PERSEGUITATI POLITICI

(AGI) - Wuhan, 27 ott. - Il rispetto dei diritti umani e' stato uno dei temi affrontati dal presidente francese Jacques Chirac nel corso della sua visita in Cina. A quanto riferito da una fonte della delegazione francese, Chirac ha discusso della questione con il presidente cinese Hu Jintao durante la cena di giovedi' sera a Pechino. Il capo dell'Eliseo ha anche consegnato al padrone di casa una lista di dissidenti perseguitati dalle autorita' cinesi. (AGI)




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27 ottobre 2006

Iran: Chirac favorevole a sanzioni

Presidente Francia, auspico soluzione attraverso il dialogo


(ANSA) - WUHAM, 27 OTT - Jacques Chirac si e' espresso in favore di sanzioni 'temporanee e reversibili' nei confronti dell'Iran. Il presidente francese pende per eventuali sanzioni se falliranno i colloqui sulle attivita' nucleari di Teheran. 'Mi auguro comunque che si possa attraverso il dialogo trovare una soluzione' al problema del nucleare iraniano, ha detto il presidente francese. Alcuni media americani avevano accusato Chirac di puntare ad una linea soft con Teheran.




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27 ottobre 2006

CONGO: ELEZIONI; SOLANA INVITA ELETTORI ALLA CALMA

(ANSA) - BRUXELLES, 26 OTT - L'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Javier Solana ha incoraggiato oggi i cittadini del Congo, che domenica saranno impegnati nel secondo turno delle elezioni presidenziali, ad esercitare il proprio diritto di voto, ''recandosi numerosi alle urne'' e ad esprimersi ''nella calma e nella dignita'''. E' quanto riferisce una nota dello stesso capo della diplomazia europea sulle consultazioni elettorali nella Repubblica democratica del Congo che si terranno domenica prossima, 29 ottobre. Solo con la calma e la dignita', spiega Solana, il popolo congolese avra' ''la possibilita' di ritrovare la pace, la stabilita' e la prosperita'''. Il voto di domenica sara' il secondo appuntamento delle elezioni presidenziali in Congo, con il ballottaggio tra Joseph Kabila, presidente della repubblica uscente e Jean-Pierre Bemba, capo del Movimento di liberazione congolese (Mlc) appoggiato dall'Uganda.(ANSA). I60-PUC




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26 ottobre 2006

MO: Ue resta attaccata a Road Map

(ANSA) - GERUSALEMME, 26 OTT - L'Ue resta piu' che mai attaccata alla Road Map. Cosi' Javier Solana, l' Alto Rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza. Solana ha deplorato il fatto che il processo di pace in Medio Oriente sia da tempo in stato di paralisi. Senza dare una spinta a questo processo e 'se il treno non esce dalla stazione, la Road Map non sara' utile' ha detto Solana, aggiungendo che la conclusione di questo processo e' nota a tutti: uno stato palestinese al fianco di Israele.




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26 ottobre 2006

Inefficace nuova risoluzione Onu su Iran, dice la Russia

MOSCA (Reuters) - La nuova bozza di risoluzione Onu per risolvere lo stallo nella vicenda del nucleare con l'Iran non centra gli obiettivi prefissati dai Paesi che stanno negoziando con Tehran.
Lo ha detto il ministro degli Esteri russo.
Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Interfax, Sergei Lavrov ha affermato che i sei Paesi coinvolti nei colloqui dovrebbero puntare ad evitare che tecnologia nucleare particolare cada in mano a Tehran e mantenere aperte le comunicazioni con l'Iran.
"E mi sembra che in questo, rispetto alla proposta bozza di risoluzione chiaramente non siano centrati gli obiettivi precedentemente concordati dai sei", ha affermato Lavrov secondo quanto riferito dall'agenzia.




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26 ottobre 2006

M.O.: SOLANA, EUROPA PIU' CHE MAI LEGATA A PROCESSO DI PACE



'MISTER PESC' NEL POMERIGGIO INCONTRA ABU MAZEN A RAMALLAH

Bruxelles, 26 ott. - (Adnkronos/Aki) - L'Unione Europea e' ''legata e' piu' che mai'' al processo di pace in Medio Oriente. Lo ha detto l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Ue, Javier Solana, al termine di un incontro a Tel Aviv con il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni. L'Europa, ha sottolineato Solana, ''auspica di vedere innescata una certa azione, non solo per restituire speranza alle persone ma per creare nuove realta' sul terreno. Noi europei siamo piu' che mai legati al rilancio del processo di pace'' in Medio Oriente.




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26 ottobre 2006

Ue: Pe, rinviata missione in Libano

(ANSA) - STRASBURGO, 26 OTT - Il Parlamento europeo ha rinviato la missione di una sua delegazione del 4 novembre in Libano, Israele e nei territori palestinesi. Lo ha annunciato il presidente dell'europarlamento Borrell dopo che alcuni deputati della destra avevano segnalato che Israele ha opposto delle riserve alla presenza di Marine Le Pen, figlia del leader del Fronte Nazionale. La delegazione, composta da 16 membri, tra i quali Antonio Tajani (Fi), doveva avere incontri con i principali leader della regione.




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26 ottobre 2006

E' giallo un presunto incidente tra aerei israeliani e la marina tedesca al largo delle coste libanesi.



Versioni contrastanti sull'incidente tra aerei israeliani e la marina tedesca al largo delle coste libanesi. A darne notizia l'edizione del quotidiano berlinese ' Der Tagesspiegel' in edicola oggi. Il ministro della difesa israeliano, Amir Peretz, in un colloquio con il suo omologo tedesco Franz Josep Jung, smentisce che due caccia F-16 israeliani abbiano sorvolato una nave tedesca in pattuglia lungo la costa libanese, nel quadro della missione Unifil sparando a due riprese in acqua nie pressi dell'imbarcazione.
Non conferma e non smentisce per ora la notizia il ministro della difesa tedesco Jung. Sempre secondo il Tagesspiegel gli aerei israeliani avrebbero anche lanciato razzi infrarossi. Israele per ora conferma solo il fatto che un elicottero tedesco si era levato alzato in volo dalla nave senza avere i segni di riconoscimento convenuti con Israele.


(EuroNews)




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26 ottobre 2006

Europei e Usa divisi su bozza sanzioni contro Iran

 

NAZIONI UNITE (Reuters) - Le sei maggiori potenze internazionali si incontrano oggi per la prima volta per discutere di una bozza di risoluzione Onu presentata dagli europei che vieta il commercio di materiale nucleare e di missili balistici con l'Iran, e che si è già attirata le critiche degli Stati Uniti, dicono fonti diplomatiche.
Francia, Gran Bretagna e Germania hanno inviato martedì scorso a Russia e Cina il testo di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per l'applicazione di sanzioni che imporrebbe ai paesi di bloccare il rifornimento, la vendita o il trasferimento di materiali all'Iran destinati ai programmi nucleari e per la costruzione di missili balistici, congelando tutti i fondi a essi relativi.
Ma, tra le altre obiezioni poste dagli Stati Uniti, la bozza esenta la Russia, consentendole di proseguire a costruire una centrale nucleare iraniana a Bushehr, dicono fonti diplomatiche, che preferiscono mantenere l'anonimato.
L'amministrazione Usa vuole assicurare che Mosca non realizzi per conto di Teheran un ciclo di combustibile che possa essere impiegato per costruire armi.
Oggi, tutti e sei i paesi parteciperanno a un primo vertice sulla risoluzione. Prima che il testo circoli tra i 15 membri del Consiglio di Sicurezza si prevede che vi saranno apportate altre modifiche.
Il fronte unito tra Gran Bretagna, Francia e Germania - i principali negoziatori con l'Iran - e gli Stati Uniti è stato un punto chiave degli sforzi per costringere Teheran a tagliare il suo programma atomico, che per gli occidentali è finalizzato a costruire armi mentre per gli iraniani serve solo a produrre energia.
Nicholas Burns, sottosegretario di Stato americano, ha detto a Reuters Television di ritenere che si raggiungerà l'accordo e che la centrale atomica di Bushehr non sarà "un ostacolo maggiore". Burns, che è in visita in Colombia, ha detto che per gli Usa va bene l'idea che degli stati forniscano all'Iran energia e combustile atomico, posto che sia escluso la possibilità di un ciclo di carburante che consenta di produrre armi atomiche.
Ma l'ambasciatore francese all'Onu, Jean-Marc de la Sabliere ha detto ai giornalisti: "Abbiamo sempre detto che Bushehr è una condizione irrinunciabile per i russi", indicando la possibilità di un veto di Mosca se l'esenzione fosse ridotta. La centrale nucleare, che si trova nel sud-ovest dell'Iran, dovrebbe entrare in funzione nel 2007.
La risoluzione, ha detto l'ambasciatore francese, escluderà azioni militari.




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26 ottobre 2006

Nucleare: Cina-Francia preoccupate

(ANSA) - PECHINO, 26 OTT - In una dichiarazione congiunta, Cina e Francia esprimono preoccupazione per il test nucleare di Pyongyang e l'atteggiamento dell'Iran. 'Le due parti esprimono la loro grave preoccupazione davanti al fatto che la Corea del Nord abbia dichiarato di aver effettuato un test nucleare il 9 ottobre', si legge nella dichiarazione dei presidenti Hu Jintao e Chirac. Inoltre, i 2 paesi invitano l'Iran a rispettare la risoluzione 1696 dell'Onu, che chiede di cessare l'arricchimento dell'uranio.




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26 ottobre 2006

Nucleare: Russia boccia Eurotroika

(ANSA) MOSCA, 26 OTT - La Russia ha bocciato il progetto di risoluzione Onu di Francia, Gb e Germania (l'"eurotroika") in risposta alle ambizioni nucleari dell'Iran. "La bozza di risoluzione non corrisponde alle posizioni concordate in precedenza dagli emissari del Sestetto" (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu piu' la Germania), ha indicato il ministro degli Esteri Lavrov. La bozza dell'Eurotroika, con il placet, Usa prevede l'imposizione di sanzioni economiche e diplomatiche all'Iran.




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26 ottobre 2006

Iraq: Londra vuole ritiro in un anno, dice funzionario Usa

WASHINGTON (Reuters) - L'esercito britannico spera di ritirare le sue truppe dall'Iraq entro un anno per concentrarsi sulla guerra in Afghanistan. E' quanto ha dichiarato un funzionario della Difesa Usa.
Ufficiali britannici hanno detto ai loro omologhi americani che l'esercito Gb è vicino ad un "punto di rottura" a causa dei prolungati dispiegamenti in Iraq, ha detto il funzionario chiedendo di non essere identificato.
I commenti del funzionario offrono il primo segnale che l'esercito britannico ha in mente una tabella di scadenze per il ritiro.
"E' di circa un anno, mese più mese meno", ha aggiunto.
Ma un altro funzionario della Difesa Usa ha smorzato l'ipotesi di un ritiro e non ci sono stati commenti immediati dal governo laburista del primo ministro Tony Blair.
Il funzionario ha detto che le discussioni con i britannici sui livelli delle truppe fanno parte dei regolari confronti interni militari e che il governo britannico non ha contattato alti funzionari Usa per rivedere piani o scadenze.




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26 ottobre 2006

Nucleare, europei verso risoluzione sull'Iran senza gli Usa

WASHINGTON (Reuters) - I principali stati europei hanno fatto circolare ieri una loro bozza di risoluzione che impone sanzioni all'Iran sul nucleare e la questione dei missili dopo non esser riusciti a trovare un accordo in materia con Washington. E' quanto hanno riferito funzionari Usa ed europei.
Un alto funzionario Usa ha previsto che la controversia alla fine verrà risolta ma non è chiaro quando questo dovrebbe accadere.
Un fronte comune che comprende Gran Bretagna, Francia, Germania, principali negoziatori con l'Iran, Iran, e gli Usa sono stati la chiave nel tentativo internazionale di imporre a Teheran di bloccare il proprio programma nucleare, che secondo gli occidentali mira a realizzare armamenti mentre l'Iran sostiene sia destinato alla produzione di energia.
Tuttavia gli alleati hanno eliminato alcuni temi, compresa la richiesta Usa che la Russia sia obbligata a interrompere l'attività nell'impianto nucleare iraniano di Bushehr, hanno detto funzionari Usa ed europei.
La bozza degli europei, hanno riferito ancora funzionari, sarebbe stata poi condivisa con Russia, Cina e Stati Uniti.
La Russia, come la Cina, è stata riluttante sul tema delle sanzioni ed americani ed europei temono che Mosca possa bloccare una risoluzione se non si esclude la parte che riguarda Bushehr, che dovrebbe iniziare ad operare il prossimo anno.
Russia e Cina, come Usa, Francia e Gran Bretagna, sono membri permanenti con potere di veto del Consiglio di Sicurezza Onu.
La bozza di risoluzione degli europei, secondo alcune parti lette a Reuters, metterebbe al bando l maggior parte delle attività di cooperazione su nucleare e missili con l'Iran. Bloccherebbe anche transazioni finanziarie e viaggi di iraniani coinvolti nel programma nucleare, ad eccezione di alcune missioni di tipo umanitario




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26 ottobre 2006

IRAN: PROTESTA CON BELGIO E UE PER VISITA CAPO MOJAHEDDIN

(ANSA) - TEHERAN, 25 OTT - L'Iran ha convocato oggi presso il ministero degli Esteri gli ambasciatori del Belgio, Herve' Goyens, e della Finlandia, Heikki Puurunen, per protestare per un invito al Parlamento belga della signora Mariam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, che e' il braccio politico dei Mojaheddin del Popolo (Mko). L'Mko, principale organizzazione di opposizione armata al regime di Teheran, e' considerato un gruppo terrorista da parte della Ue e degli Usa. I due ambasciatori erano gia' stati convocati al ministero degli Esteri domenica scorsa in previsione della visita della Rajavi al Parlamento di Bruxelles. Quello finlandese e' stato convocato in rappresentanza della presidenza di turno dell'Unione europea. Il direttore generale del ministero per l'Europa occidentale, Ebrahim Rahimpour, ha affermato che l'invito mostra un ''sostegno al terrorismo'' e ha avvertito che iniziative come questa ''mettono in pericolo le relazioni tra l'Iran e l'Europa''. Rahimpour ha sottolineato quella che ha definito ''l'ipocrisia della Ue e dei suoi Paesi membri'' affermando che ''sebbene sostengano di essere fermi sostenitori della guerra contro il terrorismo, per convenienza politica essi preferiscono non affrontare gruppi terroristici come l'Mko e addirittura li sostengono''. (ANSA). ZC




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26 ottobre 2006

MO: ISRAELE; SOLANA, CON LIEBERMAN DISACCORDO SU TUTTO

(ANSA) - GERUSALEMME, 25 OTT - L'Alto Rappresentante dell' Ue per la politica estera e la sicurezza, Javier Solana, ha avuto oggi a Gerusalemme un colloquio col leader del partito di estrema destra Israel Beitenu, Avigdor Lieberman - che si accinge a entrare nel governo del premier Ehud Olmert - al termine del quale ha detto ''di essere sostanzialmente in disaccordo su tutto cio' che il signor Lieberman mi ha detto''. Solana, che e' giunto oggi in Israele, prima tappa di un viaggio di sei giorni nella regione, ha detto alla stampa di aver sempre contrastato le idee di Lieberman ma al tempo stesso ha affermato la necessita' di dialogare con tutti e di aver percio' voluto sentire le posizioni di Lieberman, in vista del suo prossimo ingresso nel governo. Lieberman si e' detto lieto dell'occasione offertagli per spiegare a Solana le sue proposte per una soluzione del conflitto nella regione, che egli ha definito ''piu' umane e ampie'' di ogni altro piano esistente. Solana ha detto di ''non ritenere che la politica del governo Olmert cambiera' significativamente'' anche dopo l'ingresso di Lieberman. Solana e' stato poi ricevuto dal premier Olmert. Figura altamente controversa in Israele, Lieberman propone che Israele rinunci a aree densamente abitate dai cittadini arabi israeliani in cambio di altre in Cisgiordania dove si concentrano gli insediamenti ebraici, al fine di assicurare il carattere ebraico dello stato. Ha tra l'altro affermato che deputati arabi israeliani che si sono incontrati con esponenti di stati nemici dovrebbero essere processati per alto tradimento e condannati alla pena capitale. In caso di conflitto con i paesi arabi, ha pure affermato, Israele non dovra' esitare a fare pieno uso di tutta la sua potenza militare, se necessario colpendo anche dall'Iran alla diga di Aswan (in Egitto). Nel governo Olmert Lieberman sara' ministro addetto alle minacce strategiche allo stato. (ANSA) XRH




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26 ottobre 2006

UE: DELEGAZIONE EUROPARLAMENTO IN LIBANO, ISRAELE E HAIFA

(ANSA) - STRASBURGO, 25 OTT - Una delegazione ad hoc del Parlamento europeo fara' una visita in Libano, Israele e nei territori palestinesi dal 28 ottobre al 4 novembre prossimi. Sara' guidata dal presidente della commissione estera, il tedesco Elmar Brok e dalla francese Beatrice Patrie e ne faranno parte sedici deputati tra cui Antonio Tajani, capo della delegazione di Forza Italia all'assemblea di Strasburgo. La missione comincera' a Beirut dove sono in programma, tra gli altri, incontri con il comandante delle forze di pace dell'Onu generale Alain Pellegrini, con il primo ministro Fouad Siniora, con i ministri degli esteri Fauzi Salloukh e della difesa Elias Murr e visite a Naqoura, Bint Jbeil e Cana. Successivamente ci sara' il trasferimento, via Cipro, in Israele con visite ad Haifa, Tel Aviv e Gerusalemme per colloqui con il primo ministro Ehud Olmert, con il ministro degli esteri signora Tzipi Livni, con quello della difesa Amir Peretz e con il presidente della Knesset, signora Dalia Itsik. La missione si concludera' a Ramallah dove sono previsti incontri con il presidente dell'Autorita' palestinese Mahmud Abbas e con il presidente della commissione affari esteri Abdullah Abdullah. (ANSA) VS




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25 ottobre 2006

Ue-Cina: dalla Commissione un nuovo programma di lavoro

La strategia dell'Ue rimane imperniata sull'impegno e sul partenariato


La Commissione europea ha stabilito in data odierna un nuovo, ambizioso programma di lavoro per le relazioni Ue-Cina negli anni a venire. La nuova strategia è una risposta al riaffermarsi della Cina come potenza economica e politica mondiale. La strategia dell'Ue nei confronti di questo paese rimane sostanzialmente imperniata sull'impegno e sul partenariato. Un partenariato strategico più stretto comporta maggiori responsabilità reciproche.
L'iniziativa odierna definisce un'impostazione globale, i cui aspetti prioritari sono il sostegno alla transizione della Cina verso una società più aperta e pluralistica, lo sviluppo sostenibile, compresa la cooperazione con la Cina per le questioni energetiche, i cambiamenti climatici e lo sviluppo internazionale; il commercio e le relazioni economiche, il rafforzamento della cooperazione bilaterale, anche in campo scientifico e tecnologico, e la migrazione; la promozione della sicurezza internazionale nell'Asia orientale e nel resto del mondo e una cooperazione più vasta in materia di non proliferazione. Completa la strategia un documento di politica commerciale che individua con maggior precisione le sfide a cui dovremo far fronte in termini di commercio e investimenti.
Il commissario per le relazioni esterne e la politica di vicinato Benita Ferrero-Waldner ha dichiarato: “Il successo del partenariato tra l'Europa e la Cina rappresenta una sfida di tutto rispetto per questa Commissione e per l'Ue. La nostra nuova iniziativa per la Cina propone un programma ambizioso. Per far fronte ai principali problemi dell'Europa, come i cambiamenti climatici, la crescita economica, la migrazione e la sicurezza internazionale, dobbiamo sfruttare appieno il potenziale offerto da un rapporto dinamico con la Cina. Dobbiamo unire le nostre forze per trovare insieme una soluzione ai problemi mondiali attuali. La comunicazione odierna è un punto di partenza importante per i negoziati su un nuovo accordo quadro Ue-Cina, che lancerò in Cina agli inizi dell'anno prossimo”.
Il commissario per il commercio Peter Mandelson ha dichiarato: “L'espansione della Cina non va vista come uno spauracchio, ma come un risultato positivo della globalizzazione. Grazie alla Cina avremo merci più a buon mercato nei negozi europei, mezzi di produzione meno cari per le imprese, società europee più competitive, mercati più vasti per gli esportatori europei e tassi d'interesse più bassi. Dal 1990 ad oggi, l'accesso al mercato europeo ha contribuito a salvare dalla povertà 180 milioni di cinesi. Una Cina economicamente forte non può che giovare agli interessi economici dell'Europa. L'apertura comporta vantaggi per entrambe le parti. A mano a mano che aumenta il peso commerciale della Cina, tuttavia, nascono anche maggiori aspettative. La Cina deve rispettare gli obblighi assunti in sede di OMC e impegnarsi a praticare un commercio leale. L'Europa deve accettare un'aspra concorrenza, di cui la Cina deve però garantire l'equità”.
Le relazioni fra i partner stanno cambiando
L'Ue e la Cina rappresentano un quarto della popolazione mondiale. La Cina è la quarta potenza economica del mondo, figura al terzo posto fra gli esportatori e sta acquistando un peso politico sempre più rilevante. La sua crescita segna l'inizio di una nuova, impegnativa fase del suo processo di riforma economica e sociale. L'Europa ha tutto l'interesse, dal punto di vista politico e economico, a sostenere la Cina affinché porti a termine con successo la sua trasformazione in un paese prospero, stabile e aperto, nel rispetto dello stato di diritto e dei principi del libero mercato.
Il partenariato strategico che le unisce dal 2003 motiva l'Ue e la Cina ad affrontare insieme le principali sfide geopolitiche attuali, promuovendo lo sviluppo sostenibile, la pace e la prosperità con vantaggi reciproci.
In occasione del vertice Ue-Cina tenutosi a Helsinki il 9 settembre si è deciso di avviare negoziati per un nuovo accordo globale di partenariato e di cooperazione che comprenda tutti gli aspetti delle relazioni Ue-Cina, tra cui una cooperazione più stretta a livello politico. Si tratta di un meccanismo fondamentale per far progredire il partenariato, a cui la comunicazione odierna imprime un ulteriore impulso. I preparativi sono già in corso e il commissario Ferrero-Waldner lancerà formalmente i negoziati in occasione di una sua futura visita in Cina.
Il partenariato e la concorrenza economica devono procedere di pari passo
Contemporaneamente alla comunicazione odierna viene presentato un documento politico separato che definisce una nuova, vasta strategia per impostare le relazioni tra l'Unione europea e la Cina in materia di commercio e investimenti. Il riesame della strategia, che rientra nel quadro, più ampio, della politica commerciale globale dell'Europa varata nell'ottobre 2006, rispecchia la metamorfosi radicale degli scambi Ue-Cina e la necessità di far fronte al peso enorme assunto dalla Cina nel sistema commerciale mondiale. Dal riesame si evince che l'espansione economica della Cina ha comportato vantaggi anche per l'Europa, nonostante le pressioni concorrenziali cui è stata sottoposta l'economia mondiale. L'aumento della sua forza commerciale impone alla Cina di rispettare gli obblighi assunti in sede di OMC, aprire i suoi mercati e praticare un commercio leale. Il riesame definisce diverse strategie volte a migliorare le condizioni per l'attività commerciale delle imprese dell'Ue in Cina agevolando l'accesso al mercato, rafforzando l'azione contro il furto di proprietà intellettuale e fornendo nuove risorse alle imprese che operano in Cina.
La Commissione ha adottato in data odierna anche una comunicazione separata sulle sue relazioni con le regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao.

(Commissione Europea)




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