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24 novembre 2007

Un anno fa moriva Aleksandr Litvinenko

«Putin ha protetto l'assassino di mio marito»

Azione legale della famiglia Litvinenko nei confronti del Cremlino alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo

Marina Litvinenko (Afp)
LONDRA - La vedova dell'ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko, morto in seguito a un'intossicazione da polonio radioattivo lo scorso novembre 2006, ha accusato il governo russo di complicità nell'omicidio del marito e ha giurato di non darsi pace finchè i colpevoli non saranno portati di fronte alla giustizia.
Nel corso di una conferenza stampa a Londra nel giorno del primo anniversario dalla morte del dissidente russo, Marina Litvinenko ha confermato l'azione legale intrapresa nei confronti del Cremlino presso la Corte europea dei diritti umani a Strasburgo.

I RESPONSABILI - «Ho perso mio marito e voglio sapere chi c'è dietro la sua morte. So che molte persone vogliono conoscere i responsabili. Sono molto soddisfatta di ciò che è stato fatto finora dalle autorità britanniche e sono sicura che faranno ancora di più», ha detto la vedova. «Certamente abbiamo bisogno di maggiore supporto ufficiale, ma prometto che un giorno sapremo per certo chi è responsabile, perchè senza questa consapevolezza semplicemente non possiamo ritenerci al sicuro». La moglie di Litvinenko ha accusato Vladimir Putin di aver «protetto e sostenuto» l'assassinio del marito. La magistratura britannica ha chiesto alla Russia l'estradizione di Andrei Lugovoi, accusato
Aleksandr Litvinenko (Emmevi)
dell'omicidio, ma Mosca ha negato la rogatorioa. Tramite il proprio avvocato Louise Christian, Marina Litvinenko sosterrà a Strasburgo di avere le prove che il polonio-210 utilizzato per uccidere il marito poteva provenire solo da uno stabilimento di proprietà della Federazione Russa. Al fianco della vedova anche il miliardario russo Boris Berezovsky, in esilio a Londra dal 2001. «Sono convinto che dietro la morte di Aleksandr ci sia il governo russo», ha detto l'oligarca.

(da corriere.it)


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20 novembre 2007

UE: ILLY, APRIRE ALLA RUSSIA: NON E' UN MIRAGGIO

UDINE - Per Riccardo Illy, Presidente del Friuli Venezia Giulia e dell'Are (Assemblea delle regioni d' Europa) ''aprire l' Unione Europea alla Russia non e' un miraggio, ma un' opzione concreta''. Intervenendo all' assemblea dell' Are, in corso a Udine, Illy ha citato il sociologo Alberoni che prevedeva l' unita' delle due Germanie gia' nel 1983. ''E' certo che la Russia faccia parte dell' Europa - ha detto Illy - e l' Unione Europea deve migliorare i rapporti con Mosca, cosi' come lo devono fare tutti gli altri Stati membri''. Al riguardo Illy ha citato una riunione dell' Are a Samara, una delle regioni della Russia piu' orientale. ''Ebbene - ha detto - in quella regione mi sono sentito come a casa mia, come in Norvegia o in qualsiasi altro paese d' Europa''. Per Illy un ruolo importante nell' integrazione della Russia nell' Unione Europea ''lo devono o lo possono svolgere le Regioni''. /SM

Bravo governatore! Adesso la sinistra italiana e i politici del resto d'Europa non avranno più motivo per canzonare Silvio Berlusconi che porta avanti questa idea da anni. Chissà che un po' alla volta anche altri politici europei non aprano gli occhi e non si rendano conto che la Russia non è Putin ma un Paese con una grande cultura e una storia europea, almeno dal 1703 quando, con la fondazione di San Pietroburgo, lo zar Pietro il Grande la ancorò definitivamente alla vecchia Europa.


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14 novembre 2007

Legislative in Danimarca: vince ancora Rasmussen

Ha vinto. Per la terza volta guiderà il suo paese. Nessuno, in Danimarca, aveva ottenuto tre mandati consecutivi. C'è riuscito Anders Fogh Rasmussen, il primo ministro uscente. Il suo partito, i Liberali, si sono confermati la prima forza politica pur perdendo qualche voto.
Sarà molto probabilmente a capo di una coalizione di centro-destra: infatti Liberali e conservatori possono contare sulla maggioranza assoluta in parlamento, anche se di stretta misura, alleandosi con l'estrema destra del Partito del popolo danese.
I numeri non rendono invece indispensabile un accordo con la neonata formazione centrista Nuova Alleanza, che aveva sempre escluso di allearsi con l'estrema destra.
"Questa vittoria è storica - ha affermato Rasmussen - per la terza volta il partito liberale vince le elezioni e per la terza volta si conferma primo partito del paese".
Rasmussen non ha chiarito in compagnia di chi intenda affrontare le sfide che lo attendono nei prossimi 4 anni. Vincitore, certo, non trionfatore. Rasmussen aveva voluto elezioni anticipate per smarcarsi dall'estrema destra, per avere le mani libere per attuare la sua politica, invece si trova nella stessa situazione che ha preceduto le elezioni.

(da Euronews)

La coalizione di centro-destra ha almeno 90 seggi su 179
I Liberali del premier Rasmussen perdono terreno ma rimangono il primo partito in parlamento con 47 seggi. Stabili gli alleati Conservatori con 18. L'estrema destra del Partito del popolo danese guadagna un posto e si attesta a quota 25.
La Nuova Alleanza, che non esisteva alle scorse elezioni, ha ottenuto 5 scranni.
Stabile nel suo complesso la sinistra che vede i suoi seggi così ripartiti: 23 ai Popolar-socialisti, 45 ai Social-democratici, 9 ai social-liberali. All'Alleanza rosso-verde vanno 4 seggi.
Non è ancora noto, invece, il colore politico di tre rappresentanti di Groelandia e isole Faroe.

(da Euronews)



5 novembre 2007

Un altro successo per Sarkozy

Sarkozy risolve anche la crisi del traffico di bimbi

Dopo le infermiere bulgare anche tre giornalisti francesi e quattro hostess spagnole devono ringraziare l’Eliseo di Nicolas Sarkozy per la libertà ritrovata. Con Idriss Deby, presidente del Ciad, l’operazione è stata più agevole e rapida che con Muammar Gheddafi, ma il presidente francese ha voluto dimostrare anche in questa situazione che la diplomazia che lui preferisce è quella personale. La diplomazia dei colpi a effetto, che sembra la variante internazionale di quella politica-spettacolo che ha esaltato e spaccato l’opinione francese all’interno.
«Rambo-Sarko», come è stato chiamato in altre occasioni, ha piazzato così ieri un altro colpo mostrando che la mancanza della ex moglie Cecilia che lo aveva rappresentato a Tripoli nel luglio scorso non costituisce un handicap per l’Eliseo e che dove altri non arrivano, arriva lui. Che il dossier stesse a cuore al presidente francese lo si era capito fin dall’inizio con la decisione di scavalcare il Quai d’Orsay e avviare un confronto telefonico diretto con il suo omologo a N’djamena, Idriss Deby.
Il settore è delicato; la vicenda dell’Arche de Zoé potrebbe, secondo alcuni osservatori, essere strumentalizzata dal presidente africano che avrebbe subìto a malincuore le pressioni del protettore francese perché accettasse la presenza nella regione della forza internazionale Eufor che si dovrà dispiegare prossimamente. Inoltre il pressing compiuto da Sarkozy ha alle spalle un largo appoggio anche militare all’esercito del Ciad: sono aerei militari francesi a trasportare le truppe di N’djamena, sono gli stessi aerei che recuperano i feriti e li trasportano verso centri di cura; sono ancora francesi le fonti che avvertono l’esercito del presidente Deby sugli spostamenti dei ribelli.
È anche per questo che Sarkozy ha potuto esporsi dicendosi fin dall’inizio fiducioso, fin dal suo primo colloquio telefonico. Ieri da N’djamena ha negato che vi siano collegamenti tra le inchieste ciadiane e il dispiegamento dell’Eufor, ha detto di credere nella giustizia dell’ex colonia, ma ha chiesto che i francesi vengano giudicati in patria, come prevede un trattato bilaterale tra i due Paesi. Sullo sfondo il malumore della magistratura del Ciad che si sarebbe sentita asfissiata dal pressing politico. 
Non è una coincidenza che l’annuncio della partenza di Sarkozy da Parigi a bordo di un Airbus A319 sia avvenuta quasi contemporaneamente alle notizie del rilascio dei tre giornalisti francesi e delle quattro hostess dell’aereo spagnolo che doveva trasportare 103 bambini provenienti dall’area di confine tra Ciad e Darfur verso la Francia. Poco dopo si è inoltre saputo che il volo avrebbe fatto scalo a Madrid, nonostante la cosa non fosse vista con favore dal governo spagnolo, per accompagnare fino in patria le hostess che in un primo momento si diceva sarebbero arrivate a Parigi e poi ripartite.

(da
www.ilgiornale.it)


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